'Padrebuttitta' tutto attaccato | E noi lo abbiamo amato

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Commenti

    E’ un inno all’amicizia e un accorato canto di dolore, da dedicare a tutti i nostri pazienti, di qualsiasi età, deceduti a causa del virus. Speriamo che una prossima luminosa mattina possa cancellare questo incubo. Grazie Roberto

    Mia ha battezzato nel 1971 è fatto la comunione nel 1980 a Sant’Agata la Pedata. Padre Buttitta riposi in pace.

    Ciao
    Io non c’ero sul monte Cucco quella volta ma ho seguito l’oratorio della parrocchia S. Agata da quando avevo 13 anni ed adesso alla soglia dei miei 65 conservo ancora un nitido e bellissimo ricordo di quel periodo che non si è mai concluso.
    La notizia della dipartita di don Silvio “u parrinu”, come lo chiamavo, mi ha colto di sorpresa e non nascondo che qualche lacrima è venuta fuori, anche perché finito il periodo oratoriale, ho sempre seguito padre Buttitta nel suo peregrinare nelle parrocchie di Palermo, a mondello prima ed al fervore poi, e nel corso del suo cammino pastorale ha celebrato le mie nozze e battezzato i miei due figli. Ciao don Silvio, rimarrai perennemente nei miei piu bei ricordi, la nostra è stata una bella generazione che ti ha fatto fare una gran bella figura, ma siamo stati fortunati per aver avuto te come guida e non solo spirituale, adesso provo ad immaginarti come organizzatore di qualche ennesima iniziativa che coinvolge angeli e santi del paradiso…. Ciao parrinu !!!!

    Si Padrebuttitta, come non ricordarlo.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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