Palermo, le agenzie di recupero crediti spiavano i cittadini: 16 indagati

Agenzie di recupero crediti spiavano i cittadini: 16 indagati

Coinvolti due funzionari denunciati dall'Inps. "Soldi in cambio di informazioni"
L'INCHIESTA
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PALERMO – Le agenzie di recupero crediti avevano una talpa all’Inps. Un funzionario che “spiava” i cittadini e raccoglieva tutte le informazioni necessarie per avviare i pignoramenti.

Sono migliaia gli accessi abusivi alla banca dati dell’Istituto nazionale di previdenza sociale che avrebbe scoperto l’infedeltà di Santo Di Lorenzo, palermitano di 50 anni. Lo ha licenziato e denunciato alla Procura della Repubblica.

I reati contestati

Le indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno scoperto che c’era un patto fra imprenditori e dipendenti pubblici. Si indaga per associazione a delinquere, accesso abusivo a sistema informatico, rivelazione segreto d’ufficio e corruzione.

La rete di informazioni era ramificata anche in Sardegna, Campania ed Emilia Romagna. Sono 16 gli indagati, tra persone fisiche e giuridiche.

Le agenzie di recupero crediti

Sotto sequestro preventivo finiscono tre aziende di recupero crediti: “Legal Promo srl” con sede a Riccione, “Adr Group srls” di Messina, “Toke Credit” con sede a Palermo.

Secondo la ricostruzione dei pm del pool guidato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, i titolari delle società avrebbero corrotto il dipendente dell’Inps che negli anni ha controllato la posizione di oltre 800 persone. Sarebbe stato ripagato con 17.000 euro, somma ritenuta il prezzo della corruzione.

Inchiesta in Sardegna e Campania

Indagando su Palermo è emerso il filone che ha portato i finanzieri del” Gruppo tutela spesa pubblica” alla figura di un dipendente del Comune di Quartu Sant’Elena, in provincia di Cagliari. Si tratta di Franco Pusceddu, 57 anni, che per i suoi servigi avrebbe ricevuto 8.000 euro.

Indagini anche in Campania, in particolare a Soccavo dove un altro dipendente dell’Inps, Francesco Covone, 64 anni, era in contatto con l’impresa messinese, ma anche con i titolari di una ditta di investigazioni private di Salerno, professionisti e dipendenti di società di consulenza amministrativa campani. Anch’egli avrebbe ricevuto somme di denaro.

Il gip di Palermo nei mesi scorsi, pur accogliendo la ricostruzione dell’accusa sulle agenzie di recupero crediti, non aveva emesso misure personali ritenendo che non ci fossero esigenze cautelari. Sulla decisione ha inciso il licenziamento del funzionario palermitano.

La Procura ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame ed è stato accolto. Se e quando la decisione sarà definitiva un imprenditore di Riccione potrebbe finire agli arresti domiciliari, mentre un palermitano rischia l’interdizione per sei mesi.

“Squadra di Stato efficiente”

“L’aspetto che più preoccupa è che purtroppo le vicende corruttive sono risultate particolarmente diffuse, interessando varie aree del territorio nazionale – spiega il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della finanza -. Tuttavia l’azione preventiva di controllo interno dell’Inps e quella repressiva della Guardia di Finanza hanno dimostrato ancora una volta l’efficienza della ‘squadra Stato”.

“Sono fenomeni illeciti che producono anche un danno rilevante per la collettività potendo incrinare il rapporto di fiducia nei confronti delle Istituzioni che detengono dati sensibili”, spiega il colonnello Gianluca Angelini che ha spulciato gli affari delle agenzie di recupero crediti. Una nuova operazione dopo quella che ieri ha portato alla confisca dei beni del “re dei supermercati”.



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