Palermo, niente tangente: assoluzione definitiva per Vitrano e Bonomo

Palermo, niente tangente: Vitrano e Bonomo, assoluzione definitiva

Il ricorso della Procura generale contro i due ex deputati è inammissibile
IN CASSAZIONE
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PALERMO – Il ricorso della Procura generale è inammissibile. La Cassazione rende definitive le assoluzioni degli ex deputati regionale Gaspare Vitrano e Mario Bonomo, e del nipote di quest’ultimo, Marco Sammatrice.

Confermata la sentenza della Corte di appello di Palermo che nel 2020 aveva ribaltato l’esito del primo grado: sette anni a Vitrano, sei anni e mezzo a Bonomo e quattro anni e mezzo a Sammatrice.

Le accuse contro i politici

L’accusa era “induzione indebita a dare o promettere utilità”. Si tratta di un reato introdotto nel 2012 con l’articolo 319 quater che si configura quando “il privato soddisfa la pretesa del pubblico ufficiale, la cui richiesta è assistita da una pressione più contenuta, per ottenere un indebito beneficio”.

I privati in questo caso erano l’imprenditore Giovanni Correro e l’ingegnere Piergiorgio Ingrassia che avevano puntato il dito contro i politici.

I soldi consegnati all’Asp

Vitrano, ex deputato regionale del Pd (decaduto per questa vicenda) fu arrestato, a marzo del 2011, mentre intascava quella che era stata considerata dall’accusa una mazzetta di diecimila euro da Correro, imprenditore del fotovoltaico, sulle scale dell’Azienda sanitaria di via Cusmano a Palermo. Ha sempre sostenuto che si trattasse di una parte dei guadagni che gli spettavano.

In carcere era finito anche Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore. Fu Ingrassia ad accusare Vitrano e Bonomo, pure lui ex deputato del Pd, svelando che i due erano titolari di fatto di società nel settore delle energie rinnovabili, formalmente intestate a prestanome.

Secondo l’accusa, i due parlamentari agevolavano le attività delle imprese snellendo i tempi e gli iter di autorizzazioni e procedure burocratiche.

La società

Secondo i pm, Vitrano, Bonomo e Ingrassia erano in affari nella Green srl, un’impresa con sede a Palermo, che avrebbe ottenuto dalla Regione siciliana, grazie anche all’interessamento dei deputati, le licenze per la costruzione di due impianti fotovoltaici a Carlentini, nel Siracusano.

Proprio il fatto che esistesse una società fra i tre è stato uno dei punti sostenuti nella difesa degli avvocati Vincenzo Lo Re, Fabrizio Biondo e Paolo Ezechia Reale. Come dire, non si può imporre una tangente ad uno con cui si è in affari. La società era stata tenuta nascosta perché i politici volevano evitare una sovraesposizione. Una scelta discutibile, ma penalmente irrilevante. Una tesi che deve avere fatto breccia nel collegio.

I biglietti

I legali avevano portato come prove alcuni fogli manoscritti in cui Ingrassia aveva scritto della suddivisione delle quote societarie in parti uguale del 33%. In un altro biglietto aveva appuntato la contabilità. Ingrassia era colui che aveva incassato di più e così, secondo la difesa, i soldi consegnati all’interno dell’Asp non era una tangente. Vitrano stava solo iniziando a incassare la sua quota.

Nel 2012 nel corso del processo il pubblico ministero Maurizio Agnello trovò una lettera con pesanti minacce portata fin dentro l’aula del Tribunale. C’era scritto: “Ingegnere Piergiorgio Ingrassia, pm Maurizio Agnello vi siete fatti pubblicità sulle spalle di un uomo che ha l’unica colpa di avere aiutato tutto e tutti, ricordate oggi e sempre che a Misilmeri (il paese di Vitrano, ndr) c’è gente che per l’onorevole Vitrano si farebbe ammazzare, che per Vitrano è capace di ammazzare”. Un messaggio inquietante che fece scatatre le misure di sicurezza e protezione.

Fu lo stesso Vitrano a chiedere di recuperare le riprese del sistema di videoserveglianza del Tribunale e dell’aula per identificare chi si fosse avvicinato al banco del pubblico ministero. Temeva, infatti, che l’episodio avrebbe finito per danneggiarlo.

Il commento di Vitrano: un calvario durato 11 anni

“Dopo un calvario durato 11 anni la Corte di Cassazione ha posto fine all’annosa vicenda che mi aveva visto coinvolto. Con la Decisione di ieri la Corte di Cassazione dichiarando inammissibile il ricorso del Pg e della Parte Civile ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Palermo che mi aveva assolto con la formula più ampia, chiarendo una vicenda che aveva tormentato me la mia famiglia e i miei amici che mi sono stati sempre vicini. La giustizia su cui avevo sempre riposto la mia massima fiducia ha finalmente trionfato – afferma l’ex deputato regionale del Pd, Gaspare Vitrano commentando la decisione della Cassazione -“.

Leggi: Vitrano, “sono stati anni di dolore”

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