Palermo, cosa c'è dietro agli spari sul Brigantino di Sferracavallo

I colpi di Kalashnikov fanno paura. Mafia, racket e potere

intimidazione Brigantino di Sferracavallo
Si allunga la scia di episodi
SFERRACAVALLO
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2 min di lettura

PALERMO – Dalle prime analisi di fori e bossoli sembra che sia stato utilizzato ancora una volta un Kalashnikov per sparare contro il ristorante “Il Brigantino” a Sferracavallo. Il calibro è grosso, una vendita di colpi hanno sfondato le vetrate e sono arrivati fin dentro la cucina che per fortuna di notte era vuota.

La conferma dell’arma arriverà dall’analisi degli esperti della polizia scientifica, ma tutto fa pensare che si tratti della stessa mano degli episodi precedenti.

I precedenti

Il 21 marzo una sventagliata di colpi contro il deposito Sicily by Car in via San Lorenzo. Il 10 aprile nel mirino è finita una rimessa con autolavaggio in via Sferracavallo.

In questi ultimi due episodi è stato certamente utilizzato un kalashnikov. La stessa arma da guerra che molto probabilmente impugnavano i due uomini che a inizio marzo volevano sparare contro la saracinesca di una macelleria alla Marinella, dopo avere incendiato un furgoncino.

Ed ancora più di recente c’è stato l’incendio di un impianto di rifornimento in viale Lanza di Scalea, dove una vettura rubata è stata lanciata contro la stazione di carburanti dopo averla data alle fiamme. Nessuna richiesta di pizzo, nessun avvertimento né prima né dopo le intimidazioni.

Esplicita era stata la richiesta degli uomini del racket che lo scorso novembre hanno lasciato bottiglie di benzina davanti a ristoranti, bar e tabaccherie sempre a Sferracavallo: volevano 5.000 euro per la messa a posto. Contemporaneamente 11 barche furono distrutte dalle fiamme in un rimessaggio a Isola delle Femmine.

Attentato Brigantino, chi è il titolare

Il titolare de “Il Brigantino”, Andrea Testaverde, è cugino dell’imprenditore edile Salvatore Testaverde che da anni vive sotto scorta dopo avere denunciato il pizzo. L’ultima intimidazione che ha subito risale ad inizio 2026. In quella occasione un mazzo di fiori, dei proiettori e una lettera piena di insulti e minacce furono lasciati davanti al cancello della sua abitazione. Andrea Testaverde conferma gli investigatori di non avere ricevuto segnali prima di questa notte, quando è stato svegliato dall’allarme collegato alla centrale.

I misteri del mandamento San Lorenzo

Chi si muove nel mandamento mafioso di San Lorenzo? Bande di gruppi armati composte da giovani dello Zen? Cani sciolti che sfuggirebbero persino al controllo di Cosa Nostra? Eppure ci sono dei boss a piede libero di un certo peso come Calogero Lo Piccolo e Giuseppe Biondino. Al lavoro ci sono poliziotti della squadra mobile e carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia.


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