Palermo, ladri non autorizzati: padri costretti a pagare i boss

Ladri non autorizzati e arrestati: padri costretti a “risarcire” i boss

Giro di colpi a Porta Nuova. I capimafia pretesero una parte del bottino
L'INCHIESTA
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PALERMO – Settembre 2019. La polizia arrestò i componenti di una batteria di rapinatori. I carabinieri, che stavano indagando sul mandamento di Porta Nuova, registrarono la reazione dei capimafia. Convocarono i genitori dei rapinatori e pretesero una parte del bottino. I colpi non erano stati autorizzati.

Ne misero a segno una quindicina in pochi mesi. La maggior parte ai danni di gioiellerie. Si muovevano in branco, comunicando in teleconferenza, in sella a scooter rubati e sfruttando complici diversi di volta in volta.

La refurtiva veniva conservata in un magazzino. Preziosi e altri oggetti per un valore di 35 mila euro. Sotto inchiesta finirono, tra gli altri, Angelo D’Anna, 28 anni, Calogero Alaimo, 34 anni, Domenico Safina, 20 anni, e Girolamo Filippone, 18 anni. C’erano anche dei minorenni nella banda.

Giuseppe Di Giovanni, arrestato nelle scorse settimane con l’accusa di essere il reggente del mandamento, ordinò a Giuseppe Incontrera, suo braccio destro assassinato a fine giugno alla Zisa, di convocare il padre e il nonno di uno dei rapinatori.

“Questa notte si sono portati a tutti”, diceva il nonno. “Più tardi ti faccio avere mille euro”, aggiungeva il padre.

“Mi dai mille euro e poi che succede? – chiedeva Incontrera – già i soldi a me mi li hanno dati tutti e mancate solo voi… tu ti prendi l’impegno, mille euro me li dai ora e il resto a fine settimana…”.

I rapinatori avevano pagato una tassa sul bottino: “Tutti 2.500 euro hanno uscito, a me mi dispiace che sono andati in galera… questo mi dispiace manco ai cani si augura… i soldi si sono fottuti e i soldi voglio”. Era la dura legge di Cosa Nostra.


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