Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.


forse non è chiaro che il comune non è in grado di fare rispettare alcuna ordinanza
l’articolo è inesatto. il divieto non riguarda tutte le vie del CENTRO STORICO, bensì solo le vie di MAQUEDA, RUGGERO SETTIMO e VITTORIO EMANUELE.
il motivo: l’intensa frequentazione di pedoni che venivano letteralmente assaliti dai velocipedi che sfrecciavano incuranti della loro presenza, spesso causando incidenti.
io abito in via MAQUEDA, spingo la mia bici a mano fino a raggiungere una qualsiasi via del centro storico. è un atto di civiltà.
non comprendo questa ostinazione a volere ad ogni costo non modificare le proprie abitudini incuranti delle regole e del rispetto degli altri.
Concordo pienamente con Ben.
C’è poco senso civico non solo nei ragazzi , ma anche fra gli adulti che usano monopattino e bici elettrica dentro l’area pedonale.la domenica vado spesso a passeggio con la mia famiglia è sono costretto a tenere per mano i miei nipotini per paura che li travolgano; ditemi come si fa’ come si può stare tranquilli con questi” incivili ” che ti sfrecciano accanto? Sono favorevole all’ordinanza,ma solo nelle aree pedonali.