Partecipate, la "Regione parallela" | Quanto costano dipendenti e cda - Live Sicilia

Partecipate, la “Regione parallela” | Quanto costano dipendenti e cda

Nelle società regionali lavorano quasi 7mila persone. Il costo ogni anno è di 250 milioni. Quanto guadagnano presidenti e componenti dei Consigli

 

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PALERMO – Sono 6951, la metà dei dipendenti regionali, e sono impiegati nelle 14 partecipate dirette della Regione. E’ questo il dato più aggiornato del personale in servizio presso le società che si ricava dall’elaborazione delle cifre fornite nel piano di revisione delle partecipate approvato dalla giunta. A fine 2018 i dipendenti delle partecipate erano 6933, fra i pensionamenti e l’aggiunta del personale della Resais, società entrata nel diretto controllo della Regione nel 2019, il saldo finale è comunque crescente. A loro si aggiungono 42 amministratori che costano più di 900mila euro e i 42 componenti degli organi di revisione che comportano un costo di poco meno di 600mila euro. 

Gli ultimi dati sul costo del personale sono invece del 2018, anno in cui le 13 partecipate hanno speso per gli stipendi circa 235 milioni che diventano circa 250 se si sommano i circa 23 milioni che la Regione ha versato alla Resais per pagare il personale degli enti minerari e industriali, del personale ex cantine sociali, di quello dell’ex fiera del mediterraneo e dei dipendenti degli ex consorzi agrari della Sicilia.

Secondo la Corte dei conti, la questione dei costi del personale è centrale. Infatti “le risorse finanziarie versate dal socio pubblico, Regione e Aziende sanitarie, a titolo di corrispettivo o di contributi costituiscono stabilmente la voce preponderante, se non esclusiva, del valore della produzione delle partecipate che, quindi, sostanzialmente grava sul bilancio dell’Amministrazione committente ed erogante”.

Quali sono le partecipate della Regione

Le partecipate dirette della Regione sono, come detto 14: l’Ast, Azienda siciliana trasporti, l’Irfis FinSicilia, l’istituto di credito alle imprese, Sicilia Digitale, la società in house che si occupa dell’informatica per l’amministrazione regionale, Airgest, la società che gestisce l’aeroporto di Trapani-Birgi, Riscossione Sicilia, la società di riscossione delle imposte nell’Isola.

E ancora: il Maas, Mercati agro alimentari Sicilia e cioè un mercato di importanza nazionale stabilito a Catania, il Parco scientifico tecnologico, sostanzialmente un ente di ricerca, la Sas, Servizi ausiliari Sicilia: un’azienda-contenitore di personale che offre prestazione di servizi di personale alla Regione, la Seus, l’azienda che regola una buona parte del servizio del 118 in Sicilia, la Società degli interporti siciliani, l’azienda che ha come scopo la realizzazione delle infrastrutture interportuali in Sicilia e, in particolare, l’interporto di Catania e l’interporto di Termini Imerese.

Ci sono poi: Siciliacque, impresa pubblica che gestisce numerose infrastrutture idriche, e due consorzi di ricerca per l’innovazione tecnologica la cui partecipazione regionale sta per essere ceduta: “Sicilia Agrobio e pesca ecocompatibile” e “Sicilia trasporti navali, commerciali e da diporto”. Nel 2019, infine la Regione ha acquisito la proprietà della Resais (Risanamento e sviluppo aree industriali siciliane, ndr), una società in cui è via via confluito il personale fuoriuscito da altri enti pubblici economici.

I costi azienda per azienda

La società che più spende per il personale è la Seus, partecipata di cui la Regione possiede il 53,25 per cento delle azioni.  Nel 2018 per i 3177 dipendenti sono stati spesi 103,7 milioni di euro. Gli amministratori costano 54 mila euro lordi in totale: 24 mila euro il presidente Davide Croce, 15 mila euro ciascuno i componenti del Cda Pietro Marchetta e Gaetana Poltrelli. L’organo di revisione costa in totale 49.500 euro

Segue la Sas di cui la Regione detiene 87,72 per cento delle quote. Il costo dei 1774 dipendenti, nel 2018, è stato pari a 57 milioni circa. Il Consiglio d’amministrazione è costato 78mila euro (le cifre che si riportano sono tutte al lordo), il presidente Giuseppe Di Stefano ha avuto un compenso annuo di 34mila euro mentre per gli altri due consiglieri d’amministrazione Giovanni Drogo e Giovanna Gaballo il compenso vale 22mila euro all’anno ciascuno.I tre revisori in totale hanno avuto un compenso di 41mila euro

All’Ast, partecipata dalla Regione al 100 per cento, il costo degli 853 impiegati nel 2018 è stato di 29,2 milioni. Nello scorso anno dovrebbero essersi registrati costi minori, infatti, il personale è sceso a 700 unità. Alla guida dell’azienda c’è Gaetano Tafuri che per l’incarico prende un compenso di 35mila euro, nel consiglio d’amministrazione dell’azienda ci sono Eusebio Dalì e Annalisa Ferrara. Per entrambi il compenso lordo è di 28mila euro. Ai tre revisori viene corrisposto in totale 45mila euro.

Quarta per valore del costo del personale è Riscossione sicilia, di proprietà della Regione per il 98,95 per cento. Nel 2018 i 686 dipendenti sono costati 26,7 milioni. A capo del Cda della società di Riscossione c’è l’avvocato Vito Branca, per lui un compenso onnicomprensivo di 30mila euro mentre per gli altri due componenti del Cda Ketty Favazzo ed Ettore Falcone il compenso globale è pari a 20mila euro annui.

Alla Resais, nel 2018 la Regione ha trasferito per pagare gli emolumenti 22 milioni di euro. Nel 2018 gli impiegati sono erano 252 mentre nel 2019 sono 204. Gli amministratori costano 32mila euro in totale: 20mila euro al presidente Rosario Ventimiglia e seimila euro ciascuno ai consiglieri d’amministrazione Pietro Medici e Anna Maria Comandatore.

Negli altri enti i costi del personale sono assai inferiori. Nel 2017 (ultimo anno i cui dati sono stati messi a disposizione all’Assessorato all’Economia e di conseguenza alla Corte dei conti) gli 81 dipendenti di Sicilia Digitale (totalmente di proprietà della Regione) sono costati 4 milioni. L’amministratore unico della società Carmine Canonico non costa nulla perchè è pensionato mentre i sindaci costano in totale 47.500 euro. Il costo delle 47 unità di personale dell’Irfis (di cui la Regione è proprietaria al 100 per cento) nel 2018 è stato pari a 3,9 milioni. Il numero dei dipendenti è stato confermato nel 2019. Il costo totale del consiglio d’amministrazione guidato da Giacomo Gargano e composto da Sebastiano Conti Nibali e Giuseppina Talamo è pari a 95mila euro mentre l’organo di revisione costa 56mila euro. Il personale di Airgest (partecipata dalla Regione al 99,90 per cento) costa 3,4 milioni di euro. I dipendenti sono 79. Il Cda composto da Salvatore Ombra, Carmen Madonia e Michele Bufo costa 85mila euro complessivi mentre ai tre sindaci sono corrisposti in totale 47mila euro.

I dipendenti del Maas, al 95,32 per cento della Regione, sono 10, il loro costo è pari a circa 600mila euro. La società è retta da tre amministratori che complessivamente costano 95mila euro mentre i tre sindaci vengono pagati complessivamente con 49.500 euro. I dipendenti del Parco scientifico e tecnologico, 87,90 per cento di partecipazione regionale, sono 5 e il loro costo è 188mila euro. Gli amministratori costano complessivamente 43.200 euro mentre la remunerazione complessiva dei tre componenti dell’organo di revisione è pari a 22.500 euro. Infine, per completare il quadro delle società a controllo totalitario o maggioritario da parte della Regione c’è infine Interporti (partecipata da Palazzo d’Orleans all’89 per cento). I suoi impiegati sono 12 e nel 2018 il loro costo è stato pari a circa 700mila euro. All’amministratore unico della società vanno 30mila euro e all’organo di revisione 35mila.

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Commenti

    Secondo me c’è un errore…. Andate a leggere la voce ‘consulenti e collaboratori’ sul sito Seus 118!
    ….troopi incarichi…. Molte di queste società si occupano delle stesse manzioni, perché avere diversi gruppi di amministrazione? Forse perché i signori politici non sanno come fare entrare i loro amici dalla porta e gli spalancano le finestre??????

    E poi ci lamentiamo del reddito di cittadinanza che va per lo piua persone bisognose, togliendo 4 furbetti, e a questi che paghiamo lauti stipendi da decenni? Che poveri non sono, anzi molti super raccomandati che hanno in famiglia attività commerciali o imprese agricole. Ammuccamu.

    Nei dati pubblicati non risulta l’ammontare (non indifferente) dei risparmi che gli uffici regionali hanno strategicamente operato mandando in comando – a TOTALE carico del bilancio Cas – parecchi dipendenti della regione. Da alcuni anni al Cas, arrivano dal Genio Civile di Catania, dal Genio Civile di Messina e dall’Urega. Inviati per un anno vengono, invece, puntualmente prorogati con il benestare della dirigenza Cas (diretta proprio da regionali in comando al Cas) e anche con il Nulla Osta rilasciato dall’assessorato regionale della Funzione Pubblica che non esita neppure a prendere in considerazione le note carenze di personale dell’UREGA (tant’è che alcune Unità, in atto in servizio al Cas, sono in procinto di proroga.

    Ecco le ragioni per cui il Governo Regionale, rifilerà la quota del patrimonio immobiliare al Fondo Pensioni Sicilia, in cambio della liquidità che servirà per continuare ad alimentare questa pletora di personale non appartenente ai ruoli della Regione, in quanto non assunto tramite regolari concorsi pubblici ma bensì tramite altri criteri, discutibili o meno, ma che oggi stanno portando al fallimento dell’ente Regione.

    capirai che voglia possa avere un amministratore di fare con un compenso di 30.000 euro lordi l’anno che significano netti circa 1000 euro al mese.
    Le solito cose fatte da Raffaele Lombardo che secondo me è il politico che ha determinato il declino della macchina amministrativa regionale. Dopo è arrivato Crocetta che ha dato il colpo di grazia ed adesso Musumeci che non sa più che pesci prendere ma che mi dicono essere noto come il desaparicido della Regionbe

    queste partecipate si sono nate per “politica” mascherata da servizi, ma i servizi c’erano inizialmente, che poi la Regione tagliando di qua e di la ha trattato queste partecipate come dei rami secchi, da non sviluppare e far si che non sviluppassero le loro potenzialità oppure farle gestire meglio, organizzarle meglio invece di farli diventare dei meri contenitori Passivi, perchè certamente un attivo c’è AST è un azienda trasporti, mi chiedo perchè dite passiva quando tutte le altre aziende trasporti sono vive e vegete ed hanno Mezzi nuovi , si dedicano anche a gite, Viaggi e turismo, invece l’AST no, insomma le strutture Volendo ci sono, Sono le capacità manageriali che mancano se mai ci sono state, quindi non trattate i rami secchi come se lo fossero, La politica li ha creati per i suoi scopi, allora se ne prenda le responsabilità, li tratta come dei buchi neri dove si perdono somme ingenti, si è anche vero, ma di chi è la colpa? poi Miniere chiuse, cioè ogni ricchezza o attività che potrebbe essere renumerativa non la sanno sfruttare perchè sono loro i politici che dicono, facciamo, facciamo e poi danno le armi spuntate, per fare qualcosa, passa attraverso questo, quello, quell’altro, ed ancora un altro, en altro ancora e via dicendo E poi si lamentano della Burocrazia se la Burocrazia si lamenta già di se stessa per il suo stesso labirinto, figuriamoci gli utenti, quindi affossare qualcosa e dire che è negativa è facile non considerando le potenzialità che potrebbe avere, insomma la Regione fa il passo del Gambero uno avanti e tre indietro, troppe teste che pensano solo al loro tornaconto al limite potremmo accettarlo ma pensate anche alla comunità non solo a voi stessi, politici con benefit e privilegi che gli escono pure dalle orecchie e non vogliono separarsene, fanno loro le leggi e dicono che è legale perchè altri come loro glielo permettono, MA SI PUO’ SAPERE NOI IN CHE CONSIDERAZIONE OLTRE I VOTI SIAMO?

    Purtroppo ti sbagli sul fatto che non appartengono ai ruoli della regione. la maggior parte di queste società tipo sas e resais sono interamente di proprietà della regione infatti i dipendenti possiedono il contratto dei dipendenti regionali. Di fatto sono dipendenti regionali a tutti gli effetti, tant’è che sono a tempo indeterminato.

    non dovrebbero farlo visto che sul mercato vi sono strutture ricettive in Citta idonee ad essere trasformate in uffici di grande capienza con poco denaro e quindi lasciare quegli Immobili, NON C’E’ BISONO DI RICOMPRARLI queste strutture hanno dei prezzi abbordabili e in ogni caso ne terrei conto il costo al MQ in eventuale acquisto dei nostri stessi palazzi cosi’ che siano a livelli di prezzo di mercato quello vero!!!

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