I soldi "per prendersi il caffè" | Il pizzo sulla vigilanza - Live Sicilia

I soldi “per prendersi il caffè” | Il pizzo sulla vigilanza

L'arresto di Giuseppe Ferdico

L'inchiesta sul centro commerciale confiscato a Giuseppe Ferdico.

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PALERMO – Pietro Felice era il factotum di Giuseppe Ferdico. Antonino Scrima, invece, è stato il ragioniere del ‘re dei detersivi’ e fino a ieri lavorava al centro commerciale Portobello di Carini per una ditta in amministrazione giudiziaria.

Entrambi sono stati arrestati ieri dalla polizia tributaria con l’accusa di avere imposto il pizzo al direttore della società incaricata della vigilanza. Non avevano fatto i conti con la possibilità che l’uomo li potesse denunciare. “In merito al signor Felice devo aggiungere che, da gennaio di quest’anno – così il direttore raccontava nel 2016 – sono costretto a corrispondergli mensilmente la somma di euro 400 in contanti”.

Era il pizzo sul servizio di vigilanza assegnato ad un’impresa dall’amministrazione giudiziaria guidata da Luigi Miserendino, il commercialista finito agli arresti domiciliari. “Dopo che ho ricevuto il primo pagamento – proseguiva la denuncia – il signor Felice si è presentato da me chiedendomi del denaro perché, a suo dire, doveva ‘prendersi il caffè’ con delle persone non meglio indicate, ma fu subito chiaro per me che era una vera e propria richiesta di pizzo”.

Il pagamento sarebbe avvenuto nei locali del Portobello: “La consegna del denaro avviene all’interno del mio ufficio del centro commerciale. Preciso che il pagamento viene materialmente eseguito da un ragioniere di Miserendino, Scrima Fabio (Fabio è il nome con cui è conosciuto Antonino Scrima, ndr), che mi risulta essere stato anche ragioniere di Ferdico Giuseppe”. Nel locale i pm Roberto Tartaglia e Annamaria Picozzi hanno fatto piazzare microspie e telecamere che hanno filmato il passaggio dei soldi. 

Nel maggio 2016 arrivò la conferma delle ipotesi degli investigatori. Pietro Felice si trovava ricoverato nel reparto di pneumologia dell’ospedale Vincenzo Cervello di Palermo. Una parentesi ospedaliera che lo costrinse a usare il telefono: “Parravu cu diretturi (ho parlato col direttore, ndr) – diceva a Scrima – ci rissi direttore, mi dica una cosa, comu finì? rici…glieli ho dati a Fabio, gli ho dato 500 euro che mi ha detto che affittava gli spazi, me li dava e io gli davo i soldi a lei… capisti chi mi Rossi?”.

Scrima ribatteva che “allora… allora Piero, mi devi credere come un fratello, questi altri due mesi che lui è là, lo deve a me, lo deve a me che lui è là, perché lo dovevano levare subito, io u fici soprattutto pi to figghio, lu chiamavu e ci rissi, dici… gli ho detto guarda, tenetevelo per altri due mesi, sono persone perbene, si pigliano… e manco, manco mi ha ringraziato per questo… capito quello che ti voglio dire?”.

Gli investigatori hanno scavato anche nelle parentele degli indagati. Felice è cognato di Raffaele Miccichè, arrestato in passato per avere fatto parte della famiglia mafiosa di Porta Nuova. Scrima è cognato di Placido Dragotto, genero di Benedetto Marciante, socio in affari di Federico e come lui destinatario di una misura di prevenzione. Entrambi hanno avuto contatti con Leandro Puccio, arrestato nel blitz Apocalisse per i suoi legami con i Galatolo dell’Acquasanta. E adesso si cerca di capire se i due indagati abbiano agito in autonomia o se siano stati incaricati da altri per mettere a segno la presunta estorsione.

 

 


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