PALERMO – Tre imprenditori e un operaio chiedono di costituirsi parte civile al processo. Sotto processo ci sono Giuseppe Frangiamore e Giovanni Montoro, accusati di essere due esattori del pizzo per conto della famiglia mafiosa della Noce. Decisiva la denuncia delle vittime, che in aula non si sono tirate indietro.
La nota di Addiopizzo
Frangiamore e Montoro furono arrestati lo scorso ottobre dai poliziotti della squadra mobile e della Sisco. “È stato grazie a un percorso di ascolto e sostegno portato avanti assieme alla vittima e agli operai dell’impresa edile che è maturata la scelta di opporsi e non piegarsi alle richieste di estorsione – si legge in una nota del comitato Addiopizzo -. Tuttavia, va evidenziato che se in poco tempo sono maturate diverse collaborazioni da parte di commercianti e imprenditori nel territorio della Noce, è probabile che in questo stesso periodo altri operatori economici del quartiere siano stati colpiti dal racket delle estorsioni.

“A questi ultimi vogliamo ribadire che ci si può opporre alle richieste estorsive e che tale scelta può essere fatta in sicurezza e senza rimanere isolati – si legge ancora – proprio come dimostrano le storie di resistenza di coloro che oggi, con il nostro ausilio, si sono costituiti parte civile.

Undici parti civili
In totale sono undici le richieste di parte civile. Ci sono altre vittime del pizzo assistite dagli avvocati Ottaviano Pavone e Ugo Forello, e le associazione antiracket. Il giudice deciderà sulla richiesta di costituzione alla prossima udienza del 12 maggio, nel corso della quale le difese degli imputati dovranno scegliere il rito.
Il giro del pizzo in scooter
Gli uomini del pizzo se ne andavano in giro nel rione Noce a bordo di scooter elettrici convinti di potere fare la voce grossa. Ed invece sarebbero stati inchiodati dalle dichiarazioni di commercianti e imprenditori e dalle telecamere.
I poliziotti, coordinati dal pubblico ministero Giovanni Antoci, identificarono Frangiamore e Montoro anche grazie alle riprese delle telecamere di videosorveglianza. Si sarebbero presentati in azienda e se non c’erano i titolari affidavano il messaggio intimidatorio ai dipendenti: “Digli che va a prendere i soldi altrimenti finisce male…”; “… già siamo passati mille volte digli al tuo principale che si presenta che lui sa dove deve andare altrimenti lo andiamo a prendere a Monreale”.
Ed ancora frasi dal contenuto inequivocabile: “Digli al tuo titolare di portare i soldi lui sa di che cosa parliamo”; “Ci conosciamo mi chiamo Giuseppe 1.500 a Pasqua e 1.500 a Natale”. Erano i soldi del pizzo.

