Province, dalla farsa alla tragedia | Enti in default, lavoratori sul tetto - Live Sicilia

Province, dalla farsa alla tragedia | Enti in default, lavoratori sul tetto

A Enna dissesto vicino, a Siracusa niente stipendi da mesi. Lantieri: “Prossima settimana via libera a 19 milioni”.

PALERMO – Da un lato il tragicomico fallimento della riforma Crocetta. Dall’altro, l’indolenza dell’Assemblea regionale. E così, adesso, le ex province siciliane sono in pieno dramma. Un gruppo di precari dell’ex Provincia regionale di Enna, questo pomeriggio, è salito sul tetto di un edificio (leggi la cronaca), in pieno centro storico, per protestare contro il mancato rinnovo del contratto scaduto il primo settembre. Chiedono di parlare con i deputati regionali ennesi. Sul posto gli agenti della Squadra Mobile, i vigili urbani e i vigili del fuoco. “Andremo avanti ad oltranza – dice Fabiola Russo, geometra dell’ex provincia di Enna, precaria da 25 anni – L’ex provincia è a rischio dissesto, a rischio sono i servizi essenziali oltre agli stipendi del personale, da un mese e mezzo siamo senza stipendio. Non scenderemo da qui fino a quando non avremo risposte”. Sono 204 i dipendenti dell’ente ennese, di questi 104 sono precari. I lavoratori, nei giorni scorsi, hanno anche inviato una lettera al prefetto, al commissario del Libero Consorzio e all’Arcivescovo di Enna per sensibilizzare le istituzioni laiche e religiose sulla loro condizioni occupazionale. I precari chiedono un incontro con il presidente della Regione Rosario Crocetta, gli assessori regionali al Bilancio e alla Funzione pubblica Alessandro Baccei e Luisa Lantieri e con i capigruppo all’Assemblea regionale.

Cambi angolo di Sicilia e la situazione non è più rosea. A Siracusa, ad esempio, non pagano gli stipendi da quattro mesi ormai. Uno dei dipendenti, Alberto Scuderi, ha anche avviato uno sciopero della fame piazzandosi prima di fronte Montecitorio, quindi spostandosi a Bruxelles. Senza stipendio da mesi come i suoi 536 colleghi (alcuni all’asciutto da cinque), con un ente in pre-dissesto e con la politica regionale in vacanza proprio quando doveva approvare la “manovrina” che avrebbe dato una seppur flebile boccata d’ossigeno alle casse dell’ente. Da domani, una situazione analoga quasi certamente riguarderà l’ex provincia di Ragusa. Un vero e proprio disastro.

Che ha spinto oggi l’assessore alla Funzione pubblica Luisa Lantieri a chiedere una riunione urgente con l’assessore all’Economia Alessandro Baccei e i tecnici degli assessorati. “La situazione è grave – ammette la Lantieri – visto che gli enti non sono rientrati nel riparto nazionale dei fondi e non hanno potuto contare nemmeno su un finanziamento da 9 milioni già previsto. Sarebbe stata una boccata d’ossigeno”.

E nelle parole dell’assessore alla Funzione pubblica, c’è la storia di una riforma annunciata ai quattro venti, ma mai compiuta davvero. Proprio a causa di quei ritardi, le Province non hanno potuto, appunto, entrare nella distribuzione dei fondi nazionali. Ma la Lantieri fa riferimento anche a nove milioni “saltati”. Il motivo? La decisione dell’Ars di non votare la cosiddetta “manovrina” finanziaria di agosto. I deputati hanno preferito rimandare tutto al rientro dalle ferie, cioè al 13 settembre prossimo. “Io – ricorda la Lantieri – avevo chiesto di prelevare quell’articolo della manovra e votarlo subito. Nonostante l’intesa col presidente dell’Ars Ardizzone e con i capogruppo, i deputati hanno deciso in maniera contraria”. Così, niente voto dell’articolo. E niente da fare per i nove milioni “che si sarebbero aggiunti ai 19 milioni e mezzo già stanziati ma non ancora distribuiti. Una ‘pezza’, – prosegue l’assessore Lantieri – visto che oggi servirebbero alle Province circa 180 milioni di euro. I soldi che ci chiede lo Stato per la partecipazione alla finanza pubblica al momento sono insostenibili”.

Uno spiraglio potrebbe aprirsi la prossima settimana: “Martedì – annuncia la Lantieri – avenzeremo la nostra proposta per la ripartizione dei 19 milioni disponibili alla conferenza delle autonomie locali. Stiamo lavorando a criteri che consentano un contributo equo tra gli enti”. Perché il rischio è quello di una “guerra tra poveri”, tra enti cioè in notevole difficoltà finanziaria che proveranno a tirare la cortissima coperta del finanziamento dalla propria parte.

Dopo le boutade, le sparate e gli annunci del governatore, adesso la situazione è grave. E rischia di aggravarsi ancora. L’Ars infatti tornerà a riunirsi solo il 13 settembre. E non è detto che si riparta subito dalla “manovrina” laciata in sospeso ad agosto. Ammesso anche che si riparta da lì, bisognerà discutere e approvare il testo, molto complesso. Serviranno verosimilmente giorni. Poi la norma dovrà attendere la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, per entrare in vigore. Solo allora potranno essere liberati i 9 milioni. Che a quel punto rischiano di servire a poco. Dopo anni di farsa, eccoci in pieno dramma.


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