La Sicilia degli scandali crea turbamento nei siciliani amanti della rettitudine. Perché questo è quello che fa uno scandalo: produrre smarrimento, ferire, trasformare la speranza in rassegnazione.
In certi palazzi che contano sembra già di stare al ‘si salvi chi può’, quando si staccano le scialuppe di salvataggio, nella tempesta. Le persone perbene osservano inchieste e cronache con angoscia. Ci sono anche i cinici, gli indifferenti, convinti che tanto non cambierà nulla e che ogni terremoto si risolverà in una scossa di assestamento. Tanta ignavia diffusa è il movente primario di un endemico sottosviluppo.
Gli scandali nella pubblica amministrazione
Il nostro Riccardo Lo Verso ha tracciato un inquietante compendio degli scandali nella pubblica amministrazione. Con il preambolo del necessario garantismo, c’è da rimanere basiti per la sovrabbondanza.
“Prendete Giancarlo Teresi – abbiamo scritto -. Era stato arrestato nel 2020 per corruzione quando guidava il genio civile di Trapani. In attesa di sapere se sia o meno colpevole – la sentenza è attesa nelle prossime settimane – è rimasto a gestire appalti all’assessorato regionale alle Infrastrutture”.
Spuntano i soldi. Nelle carpette. Nelle bomboniere. Nei bagni. Una montagna di piccioli consegnata nei modi più disparati. I siciliani a bocca asciutta, mentre tirano avanti con sacrificio, vedono volteggiare banconote tra le pieghe della cronaca che riporta gli sviluppi delle inchieste. Tutti innocenti fino a prova contraria, d’accordo. Però, gli onesti, certificati dalla loro vita pulita, non possono non provare rabbia nell’irrompere a ripetizione degli scandali.
Gli scandali nella sanità
“C’è tanta amarezza per le inchieste sulla Sanità, per i fatti che in qualche maniera oscurano o limitano gli effetti positivi del lavoro che abbiamo fatto insieme a tutte le direzioni generali. Questo ci addolora”. Sono parole dell’assessora regionale alla Salute, Daniela Faraoni, alla cerimonia di inaugurazione dell’importantissimo nuovo Pronto soccorso dell’ospedale ‘Cervello’.
Comprendiamo il punto di vista, ma è purtroppo normale che il peggio sovrasti il meglio, specialmente se parliamo di fatti dolorosissimi. Come è dolorosissima la vicenda della compianta professoressa Maria Cristina Gallo, nel contesto drammatico dello scandalo dei referti istologici in ritardo all’Asp di Trapani.
Giorgio Tranchida, marito della professoressa, ha scolpito per LiveSicilia.it parole indimenticabili. “La politica entra in maniera pesante nella gestione della cosa pubblica e non lo contesto. Si tratta di una regola che va accettata – ha detto -. Ma alla politica bisogna chiedere di fare massima attenzione nella scelta dei vertici delle strutture sanitarie. Il sistema prevede che sia la politica a scegliere ma bisogna pretendere che queste scelte avvengano tra i migliori, in base ai curricula e all’esperienza”.
Possiamo sperare che un giorno sarà soltanto così? Possiamo immaginare una sanità siciliana in cui il paziente sia messo nel posto più importante, scalzando i maneggi delle appartenenze, sospinti dalle lotte per una poltrona? Noi ci ostiniamo a credere possibile uno scenario reso surreale dai racconti della politica.
Gli scandali nella politica
Proprio la politica siciliana rappresenta lo scandalo supremo. Perché non produce buoni frutti in serie, ma strategie da sottoscala, tentativi di ripescaggio e avanzi di briciole. Il recentissimo voto segreto caduto, in forma di metaforica mannaia, sull’ultima seduta dell’Ars, espone lo stato delle cose, ancora una volta, con brutale chiarezza.
Governo e maggioranza si trovano avviluppati in una crisi di sistema. La prospettiva sarebbe quella di vivacchiare fino alle prossime elezioni regionali? Infinite volte abbiamo scritto che ci vorrebbe uno scatto. Oggi risparmiamo l’abuso di una espressione rituale e constatiamo un panorama in cui è diventato impossibile andare oltre i malumori, le ripicche, le ‘pugnalate’.
Il centrosinistra risplende della luce riflessa degli altrui guai, però non ha una linea che non sia soltanto la seconda mossa. Un’opposizione pressochè totalmente oppositiva e inerte sul suo stesso contratto di esistenza in vita. C’è poco da narrare, oltre le scosse galvaniche, con le celebrazioni sulla battigia di Mondello.
La forza di chi non si arrende
In questa brutta Sicilia degli scandali raffiguriamo, con una foto e con le parole, la forza di chi non si arrende. Una donna che ha denunciato e vissuto sulla sua pelle, fino al tragico epilogo, i drammi della sanità siciliana. Un uomo che porta avanti memoria e richiesta di verità. In questa Sicilia scandalosa, dove c’è chi passa, senza battere ciglio, dal ‘caso Cuffaro’ al ‘caso Iacolino’, Cristina e Giorgio, siciliani onesti, sono un esempio per tutti.
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