Rackete ad Agrigento: "Ho spiegato| L'Europa si occupi dei profughi" - Live Sicilia

Rackete ad Agrigento: “Ho spiegato| L’Europa si occupi dei profughi”

Accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Non è più capitano della Sea Watch 3

Migranti
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AGRIGENTO – “Sono stata molto contenta di avere avuto l’opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno scorso. Spero che la Commissione europea dopo l’elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili”. Lo ha detto l’ex capitana della “Sea Watch3”, all’uscita dal palazzo di giustizia di Agrigento dove è stata interrogata per poco meno di quattro ore. E’ stata sentita nell’ambito del primo fascicolo di inchiesta aperto a suo carico: quello in cui viene ipotizzato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la disobbedienza a nave da guerra. “Ci sono migliaia di profughi che vanno evacuati da un paese in guerra – ha continuato -. Mi aspetto dalla commissione europea che trovi al più presto un accordo per dividere i profughi tra i paesi europei”.

Rackete all’uscita dal Palazzo di giustizia di Agrigento è stata accolta da applausi e slogan, come “Brava Carola, brava”, da attivisti che per tutta la mattinata hanno atteso, lungo via Mazzini, l’uscita della giovane tedesca. “Carola Rackete, adesso, non è più capitano della Sea Watch3. C’è stato un cambio di equipaggio, del resto fa anche altro nella vita”, ha detto l’avvocato Alessandro Gamberini all’uscita dal palazzo di giustizia di Agrigento dove si è tenuto, per poco meno di 4 ore, l’interrogatorio.

Gamberini ha poi aggiunto: “Che il clima di odio ci sia e venga alimentato da dichiarazioni aggressive, irresponsabili e false, come quelle che il ministro Salvini ha presentato nei suoi profili social è pacifico. Un conto che lo fa uno al bar, un altro è se arrivano da un uomo che ha responsabilità istituzionali. In questo senso noi crediamo – ha continuato il legale – che questo abbia una valenza istigatoria. Crea come un grande macigno buttato nello stagno, grandi ripercussioni. Il ministro degli Esteri dice espressamente che la Libia non è un porto sicuro – ha aggiunto -. Questo esigerebbe, se fossimo in una situazione coerente, che i Paesi europei si obbligassero a presidiare le acque Sar libiche. Criminalizzare le associazioni umanitarie per quello che dovrebbero fare i Paesi europei è una cosa incoerente, una vergogna. La motovedetta libica che si è avvicinata esibiva un’insegna del comandante di una milizia ed è una cosa documentata”.

(ANSA).


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