PALERMO – La vertenza non si sblocca. Sul tavolo restano le lettere di licenziamento per 34 operai e 12 impiegati della Cefalù 20 scarl, società incaricata dei lavori per raddoppio ferroviario Fiumetorto-Ogliastrillo. Non si è fatto alcun passo avanti nel corso di un incontro tra i rappresentanti dei comuni di Cefalù, Campofelice di Roccella e Termini Imerese, che si sono schierati a difesa dei lavoratori, e i rappresentanti della società. Società che motiva i licenziamenti con l’aumento dei costi rispetto ai ricavi, imputati all’eccessivo intervallo di tempo trascorso fra l’aggiudicazione della gara d’appalto e la consegna del cantiere.
Ed è proprio la prospettiva di una possibile incompiuta che preoccupa sindacati e amministratori. Nelle scorse settimane Feneal, Filca, Fillea avevano lanciato l’allarme dopo che la Cefalu 20, contraente generale dell’appalto, aveva rescisso il contratto con l’azienda affidataria MdM che stava completando lo scavo degli ultimi 200 metri per ultimare la galleria Poggio Santa Maria. Nel mese di dicembre i sindacati, nel corso di un vertice in prefettura, avevano strappato la garanzia che sarebbe stata riassunta una parte dei lavoratori già licenziati nel 2012. Alcuni dovevano essere ricollocati dalla MdM.
“Si tratta delle la seconda rescissione nel giro di pochi mesi, la prima aveva interessato la Cosedil di Catania”, avevano ricordato i sindacati, sollevando seri dubbi sulla possibilità di rispettare il cronoprogramma delle Ferrovie che prevedeva di realizzare l’opera entro il 2015. Proprio la Cosedil aveva fatto emergere una serie di anomalie nell’operato del contraente generale bollando la risoluzione contrattuale come “pretestuosa, illegittima e utile a mascherare le inefficienze del general contractor”. L’impresa ha così deciso di rivolgersi al Tribunale che ha affidato ad una perizia la valutazione dei danni subiti dalla Cosedil.

