Scacco al clan Cappello |Incastrati i signori della droga - Live Sicilia

Scacco al clan Cappello |Incastrati i signori della droga

Tutti i nomi. Operazione della Squadra Mobile.  FOTO ARRESTATI - VIDEO: PIAZZA DI SPACCIO - LE ARMI - LA CONSEGNA DEI SOLDI - TREMILA EURO AL GIORNO

IL BLITZ - TUTTI I NOMI
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CATANIA – Questa volta è stato colpito quello che gli investigatori ritengono lo zoccolo duro dello spaccio a Catania, si tratta del “fortino” del clan Cappello-Bonaccorsi. Pochi giorni fa era stato azzerato il vertice organizzativo, ora invece il braccio militare specializzato nello smercio di sostanze stupefacenti. La Squadra Mobile ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 16 persone: le accuse sono a vario titolo  “di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, nonchè detenzione e spaccio”. A capo dell’organizzazione – secondo gli investigatori – sarebbe Sebastiano Sardo, inteso “Iano occhiolino”. TUTTE LE FOTO DEGLI ARRESTATI

“C’è un disegno strategico – spiega Antonio Salvago, capo della Squadra Mobile – quello di disarticolare il clan Cappello. Gli arresti di questi giorni rientrano in un piano preciso”. Il metodo dello spaccio è quello consolidato: vedette, pusher e i custodi della droga. Ruoli e turni per poter ottimizzare le “vendite” dello stupefacente. Le telecamere della polizia hanno permesso di ricostruire l’intera “filiera” del management della droga e di identificare personaggi e mansioni di ognuno nella piazza di spaccio a San Cristoforo. La via Alonzo e Consoli sarebbe stata sotto il diretto controllo della cosca Cappello Bonaccorsi, che ha il suo quartier generale nella zona cosiddetta del ‘passareddu’. La piazza era presidiata h24 con turni che finivano addirittura alle 5 del mattino Un dettaglio che ha reso gravoso lo svolgimento delle indagini. In una primissima fase, i criminali hanno scovato le cimici piazzate dagli inquirenti e le indagini hanno rischiato di arenarsi.

Un momento della conferenza stampa

La cupola dello spaccio vedeva al vertice Occhiolino che era affiancato dai suoi fratelli Carmelo Sardo e Luca Davide Sardo supportati da Francesco Boncaldo e Francesco Troina. Il manager del gruppo era Sardo, che gestiva i pagamenti degli “stipendi” agli affiliati, sia liberi che detenuti, e si occupava anche dei costi legali. La cassa comune era gestita nell’interesse e per conto di Occhiolino, che dettava le direttive. Sardo che dettava le disposizioni ritenute opportune per il pagamento dello stipendio ai sodali”. “Sebastiano Sardo è l’equivalente di Andrea Nizza per i Cappello per lo spaccio di erba” – aggiunge Salvago. Una figura di alto piano criminale, legata alla frangia dei Carateddi. Anche i collaboratori di giustizia lo hanno indicato come esponente della cosca. Inoltre l’inchiesta ha permesso di accertare le sue frequentazioni con personaggi apicali del clan Cappello: tra cui Santo Strano, inteso “facci ‘i palemmu” e Salvatore Massimiliano Salvo ‘u carrozzeria”. I due sono stati arrestati pochi giorni fa nell’operazione Penelope.

Il giro d’affari dello spaccio poteva arrivare a 100 mila euro al mese. Lo smercio di marijuana e cocaina avveniva a singoli dosi o a pezzature. Le intercettazioni inoltre hanno documentato che il gruppo aveva a disposizione diverse armi, il potere di fuoco permetteva il controllo militare della piazza di spaccio.

Diversi i sequestri della polizia durante le indagini che hanno toccato un’arco temporale che va dal 2012 al 2014.  Nel dettaglio la mattina del 4 marzo 2014 la Squadra Mobile ha arrestato Mario Guglielmino (cl.1967) per il reato di detenzione ai fini di spaccio di smarijuana. In un garage di via della Concordia, sono stati rinvenuti, all’interno di due borsoni, 26 involucri contenenti complessivamente 30 chili e mezzo di “erba”.

Nel corso delle indagini, inoltre, è stato documentato che spacciatori di Messina, Gela (CL) e Paternò si approvvigionavano di droga nella piazza di spaccio di Sebastiano Sardo. Il 16 aprile 2014 la polizia ha arrestato  Daniele Claudio Prezzavento (cl.1978), di Paternò per droga. Il paternese è stato fermato in via Palermo a bordo di un’automobile nel cui cruscotto sono stati rinvenuti e sequestrati due involucri di cellophane contenenti 100 grammi di cocaina.

GLI ARRESTATI:

1. SARDO Sebastiano, (cl.1986), inteso “Iano Occhiolino”, pregiudicato, già agli arresti domiciliari per altra causa;

2. BONCALDO Francesco, (cl. 1976), pregiudicato, inteso “Giorgio Armani”, pregiudicato;

3. BONCALDO Salvatore, (cl.1974), pregiudicato;

4. GIUFFRIDA Salvatore Antonio, (cl.1980), inteso “Toty”, pregiudicato;

5. GUARDO Vincenzo Massimiliano, (cl.1977), inteso “Massimo Briosc”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

6. MIRABELLA Tano, (cl.1971), pregiudicato;

7. NICOLOSI Antonino, (cl.1959), inteso “Nino u’ vaddu”, pregiudicato;

8. ROMANO Giuseppe, (cl.1991), inteso “Peppe ‘u Ponchiu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

9. SARDO Carmelo, (cl.1982), inteso “Melo ‘u Ponchiu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

10. SARDO Luca Davide, (cl.1990), pregiudicato, già detenuto per altra causa;

11. TORRISI Gaetano, (cl.1975), pregiudicato;

12. TROINA Francesco, (cl.1971), inteso “Kawasaki”, pregiudicato, già detenuto per altra causa;

13. ZANTI Michele, (cl.1994), pregiudicato;

14. ZANTI Sebastiano, (cl.1986), inteso “Iano ‘a Ponchia”, pregiudicato, già agli arresti domiciliari per altra causa;

15. GIARDINI Salvatore, (cl.1968), inteso “Turi Mazzuni”, pregiudicato, già detenuto per altra causa, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari;

16. TERNULLO Giuseppe, (cl.1988), inteso “’u Putru”, pregiudicato, già detenuto all’estero, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari

 

 


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Commenti

    … bravissima squadra mobile … vedremo se i giudici saranno altrettanto bravi …

    certamente un buon lavoro, se però il prossimo blitz verrà fatto chissà quando, non avremo concluso nulla perché all’indomani dell’operazione, si troveranno altri spacciatori pronti a sostituire gli amici in galera. Ci vorrebbe una presenza incisiva giornaliera, proprio a fare in modo che questi signori si convincono che comanda lo Stato e non loro. Altro problema lo costituiscono i cosiddetti consumatori, i quali, alimentano in modo volontario le casse della” mala”; perché non valutare pene detentive alla pari dello spaccio? Se manca la richiesta non c’è mercato! A chi conviene, dunque, mantenere viva questa situazione?

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