Catania, sfiducia a presidente di Municipio: parere della Regione

Sfiducia al presidente di Municipio: la Regione dice che è ammissibile

Palazzo degli Elefanti
Sullo sfondo, le vicende della Quarta municipalità

CATANIA – “È giuridicamente ammissibile la presentazione e votazione di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente di Municipio”. È questo il passaggio centrale del parere reso dal Dipartimento regionale delle Autonomie Locali dell’Assessorato alla Funzione Pubblica della Regione Siciliana. Firmato dal funzionario direttivo Piero Antonio Rappa, in risposta a una richiesta del presidente del Consiglio comunale di Catania, Sebastiano Anastasi.

L’interpretazione autentica

Secondo l’interpretazione autentica fornita da Palermo, in caso di mozione di sfiducia si applica il principio del simul stabunt simul cadent. Ovvero: la cessazione del presidente eletto dal popolo comporta in automatico anche lo scioglimento del Consiglio circoscrizionale.

Il caso di specie, pur senza citarlo espressamente, riguarderebbe il voto di sfiducia approvato lo scorso luglio dalla quasi totalità dei consiglieri del Quarto Municipio (Cibali, San Nullo, Trappeto Nord e San Giovanni Galermo) nei confronti del presidente Rosario Cavallaro.

Il vuoto normativo

Un voto rimasto finora però senza effetti, in assenza di una disciplina esplicita. Secondo i tecnici regionali, la lacuna va tuttavia colmata applicando per analogia l’articolo 10 della legge regionale 35/1997.

Ai presidenti di Municipio siciliani vanno applicate dunque le medesime norme previste per il Sindaco in materia di requisiti e cessazione dalla carica. La sfiducia, insomma, richiede una mozione motivata, la sottoscrizione di almeno due quinti dei consiglieri assegnati, l’approvazione con il 60 per cento dei voti tramite appello nominale e non può essere presentata prima di 24 mesi dall’insediamento né negli ultimi 180 giorni di mandato.

Dall’Assessorato, in conclusione, arriva l’invito agli organi di Palazzo degli Elefanti a colmare il vuoto normativo: “Si invita l’Amministrazione – si legge – a valutare un adeguamento regolamentare per garantire certezza del diritto”.


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