A casa Messina Denaro giravano molti soldi. Il tenore di via del latitante era altissimo. Non era da meno quello dei familiari anche se mantenevano un basso profilo. Da dove provenivano tutte queste ricchezze? Quanto è rimasto in piedi e come del flusso di denaro?
Finora la Procura di Palermo ha sequestrato 800 mila euro fra soldi in contanti e gioielli ai familiari del padrino. Dai fogli di contabilità trovati nel covo del padrino e a casa della sorella Rosalia emergono spese che in alcuni casi superano i 25 mila euro al mese. E si tratta di spese per l’ordinaria amministrazione. Per quanto bisogna moltiplicare la cifra? Da dove arrivavano i soldi?
Tra i pizzini in mano agli investigatori, ad esempio, c’è quello in cui si fa riferimento a “parmigiano”. Un imprenditore e finanziatore occulto a cui la sorella Rosalia doveva chiedere 40 mila euro?
La Procura di Palermo non ha smesso di indagare, né sui soldi né sulle complicità. Per ultime sono finite sotto inchiesta le sorelle del padrino morto, Bice e Giovanna che sono sempre rimaste in contatto con il fratello latitante. Di molte lettere il padrino ha conservato copia e sono state sequestrate dai carabinieri del Ros.
Giovanna ricevute le missive, condivideva le informazioni con Bice per poi coinvolgere la terza sorella, Rosalia: “C’era un biglietto con questi… lei… infatti ho chiamato a lei”. Si incontravano a casa e leggevano la posta nel bagno. Il 2 maggio 2022 “Reparto”, uno degli alias di Messina Denaro, fece sapere a Rosalia, nome in codice “fragolone” che al prossimo cambio posta, fissato per il giorno 18 successivo, come sempre nella casa di campagna, la donna avrebbe dovuto consegnargli altri “40.000 dei W”. Cifra da aggiungere ai 7 mila già chiesti.
Secondo i pm, “W” sarebbe Vito Nicastri, imprenditore alcamese morto nel 2024, noto come il “Re dell’eolico” per via dei numerosi investimenti nelle energie rinnovabili in Sicilia. Accusato di concorso in associazione mafiosa, a dicembre 2023 è stato assolto dalla Corte d’Appello di Palermo. All’imprenditore fu applicata anche la misura di prevenzione ‘qualificata’ per la sua presunta vicinanza alla mafia, ma in Appello anche questa misura è stata revocata. L’imprenditore è stato indicato dagli inquirenti come un finanziatore di Messina Denaro e gli è stato confiscato un patrimonio miliardario.
Nella stessa lettera Messina Denare faceva riferimento alla scatola di un orologio Cartier. “Parmigiano”, “W” e tanti altri ancora: chi c’è dietro la ricchezza di Messina Denaro che se ne andava in giro in Italia e all’estero?

