Violenza, spari, omicidi: stanno ammazzando Palermo

Stanno ammazzando Palermo

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Gli omicidi, la violenza, l'angoscia
UN CLIMA TERRIBILE
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2 min di lettura

Stanno ammazzando Palermo. Anche fisicamente, ammazzano i palermitani. Storie diversissime, con la morte violenta come unico sfondo. Fattispecie non sovrapponibili, ma che comunicano l’unico e intenso brivido di angoscia.

Per l’uomo ucciso al Cep con la ferocia dei colpi sparati in faccia. Per l’uomo morto vicino al fiume Oreto. Vicende con tutto da chiarire che ci fanno sentire sotto l’assedio di un clima cupo, con l’aggiunta della caccia in via Montalbo. Ci sono singoli, irripetibili, episodi di cronaca nera. C’è un sottobosco criminale in movimento, con i suoi ‘regolamenti di conti’. Vedremo l’approdo delle indagini. C’è un senso di oppressione.

Stanno ammazzando Palermo, col tentativo di ricacciarla nel cuore di anni terribili. Gli spari più recenti allo Zen (nella foto), contro gli esercizi commerciali, raccontano l’ennesima tappa di una violenza organizzata che punta a intimidire, piegare, sottomettere. Dopo Sferracavallo, Tommaso Natale, etc etc, a prescindere dalle specifiche risultanze investigative, la trama appare lampante. Sì, Palermo è in guerra.

Stanno ammazzando, a Palermo, la speranza di un cambiamento a lungo fabbricata, con l’impegno di tanti, pagato a caro prezzo. Questa è la posta in gioco, mentre precipitiamo nella cartolina di una regressione inaspettata.

C’è un’altra città possibile, non lontano da qui. Respira, per esempio, tra via Maqueda e corso Vittorio Emanuele, nello sciame colorato di turisti – nel 2025 superati i due milioni di presenze – che sbarcano e si riempiono gli occhi con una bellezza non sempre avvertita dai cittadini, al netto dei problemi.

Sono i visitatori, senza scorie preventive, senza la fatica della sopravvivenza, a raccontarci quanto Palermo sappia mostrarsi incantevole.

C’è un’altra città tenace nel seminare ogni giorno la sua opera quotidiana di lavoro. Non vuole arrendersi, ma sarà costretta a capitolare egualmente se non ci saranno un presa di coscienza collettiva e una rinnovabile discesa in campo.

Palermo degli spari, Palermo della meraviglia non sono fatte per convivere. Siamo, in modo diverso, nell’epicentro di una nuova lotta. Ancora i palermitani perbene contro i palermitani dannati. Due città si fronteggiano. Una soltanto vincerà.

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