PALERMO – La prima richiesta di revisione sdarà discussa il 30 giugno a Caltanissetta. Per quella data si saprà se le nuove prove presentate dalla difesa di Christian Maronia meritano, secondo i giudici nisseni, di essere trattate in un nuovo processo. Sette imputati hanno subito condanne con sentenza definitiva per lo stupro del Foro Italico.
Tutti, tranne il minorenne che la depositerà nei prossimi giorni, hanno avanzato richiesta di revisione. Le posizioni saranno affrontate separatamente per poi essere riunione in caso di nuovo processo.
Nella notte fra il 6 e il 7 luglio 2023 in un cantiere abbandonato si consumò uno stupro di gruppo.
La difesa dei condannati per lo stupro del Foro Italico
L’istanza di revisione è stata avanzata dagli avvocati Leonarda Carmelo Adamo, Claudio Congedo, Simona Ciancitto, Giuseppe Farina, Leonarda Lo Presti, Alessandro Martorana, Michele Montalto, Giorgio Zanasi.

Oltre a Maronia sono stati condannati Angelo Flores, Cristian Barone, Elio Arnao, Gabriele Di Trapani e Riccardo Parrinello (minorenne all’epoca dei fatti). Per Samuele La Grassa la condanna non è ancora definitiva. Stanno scontando pene comprese fra 6 anni e 4 mesi e 8 anni e 8 mesi di carcere.
Gli elementi nuovi
Gli elementi nuovi emergerebbero dalla telefonata tra la vittima e il podcaster Gioacchino Gargano, avvenuta nell’estate del 2025.
La registrazione, secondo i legali, smentirebbe la violenza accertata nel corso delle indagini e dei processi. La vittima, Asia Vitale, oggi ventunenne (che ha scelto di svelare la propria identità partecipando a programmi televisivi) avrebbe detto a microfono spento all’autore del podcast che il rapporto sarebbe stato consensuale almeno all’inizio. Che addirittura ci sarebbe dietro un piano per sfruttare la cosa dal punto di vista economico.

La vittima conferma le accuse
Asia Vitale, quando si seppe dell’audio, confermò la propria versione dei fatti: le sue parole registrate erano una “confidenza fatta a un amico in un momento di rabbia”.
Le difese, senza mai riuscire a fare breccia nei giudici, hanno portato avanti la tesi del rapporto consensuale che hanno citato anche due testimoni: l’amica di Vitale e il titolare della friggitoria che la soccorse per primo.

