Mafia, minaccia al Lido: "200 mila euro o trova un amico" - Live Sicilia

Mafia, minaccia al Lido: “200 mila euro o trova un amico”

Il tentativo di intimidazione con una bottiglia incendiaria e un biglietto con la "firma" del clan Santapaola
OPERAZIONE SANGUE BLU
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CATANIA – Aumentare le estorsioni, trovare più soldi, risollevare le sorti della famiglia Santapaola Ercolano. Con questi motivi nel giugno del 2020 Francesco Napoli chiede a due suoi uomini di fiducia di preparare una bottiglie incendiaria e un biglietto di intimidazione per il Lido Azzurro, alla Playa di Catania. La vicenda emerge dall’operazione Sangue Blu, che ieri ha portato in carcere 35 persone e che ha decapitato il nuovo vertice dei Santapaola.

L’incarico

A raccontare l’estorsione ai danni del Lido Azzurro sono Silvio Corra e Salvatore Scavone, entrambi del clan Nizza e diventati di recente collaboratori di giustizia. In dichiarazioni diverse, sia Corra che Scavone raccontano di avere incontrato nel maggio 2020 Francesco Napoli, indicato dalle indagini come il nuovo reggente provinciale dei Santapaola.

L’incontro tra i tre boss avviene in pieno centro, in un vicolo nei pressi della Fiera. Napoli, stando alle dichiarazioni sia di Scavone che di Corra, dice che è necessario aumentare le estorsioni, e nello stesso incontro chiede ai due di preparare un’intimidazione a base di bottiglie incendiarie ai danni del Lido Azzurro.

La consegna della bottiglia

A quel punto Corra e Scavona si dividono il lavoro: Corra avrebbe preparato la bottiglia e il messaggio intimidatorio, mentre Scavone avrebbe messo a disposizione due uomini, Gabriel Muscarà e Pino Enzuccio, per eseguire materialmente l’intimidazione.

I due agiscono la notte del 18 giugno: intorno all’una di notte si avvicinano al Lido su uno scooter e uno di loro viene registrato dalle telecamere di videosorveglianza mentre posa davanti all’entrata la bottiglia piena di benzina. La stessa notte il guardiano dello stabilimento trova il messaggio, e il giorno dopo la persona che gestisce il Lido denuncia l’intimidazione alle forze dell’ordine.

Il messaggio e la “firma”

Sulla bottiglia Corra ha scritto un messaggio: “200 mila euro o ti cerchi l’amico due giorni di tempo”. Nel mondo della criminalità catanese quella cifra è una sorta di firma. Si sa che si tratta dei Santapaola, e che la vittima deve rivolgersi a loro. Ma serve anche come messaggio per le altre organizzazioni criminali: se la vittima dovesse andare da un altro clan, questo saprebbe che la minaccia arriva dai Santapaola.

Due giorni dopo infatti Corra e Scavone rivedono Napoli nello stesso vicolo vicino alla Fiera. Napoli dice che l’intimidazione è andata bene, e che il titolare del Lido si è fatto vivo. Ma l’estorsione non va avanti, dato che il reato contestato dalla magistratura è di tentata estorsione.

Un tentativo che, però, è stato fatto con tutto il peso dell’organizzazione criminale. Come scrive il Gip, infatti, nel tentativo di estorsione ai danni del Lido Azzurro c’è anche la “minaccia implicita nel far valere l’appartenenza all’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra catanese clan Santapaola”. La minaccia è vista come “concreta e di certa attuazione” proprio perché è fatta da persone che appartengono a un clan potente. E che si fa riconoscere con una sua firma, per fare capire che sta facendo sul serio.


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