Caltanissetta, 2 arresti per usura: tasso fino al 140 per cento

Usura con un tasso fino al 140% e violenze, due arresti a Caltanissetta

160mila euro in valigia
Vittima un imprenditore
L'INDAGINE
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CALTANISSETTA – Due arresti per usura aggravata a Caltanissetta. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda nissena. Il reato contestato viene aggravato dall’aver commesso il fatto in danno di un imprenditore e dall’ipotesi dell’autoriciclaggio.

Tasso tra il 137 e il 140%

I due indagati, già detenuti dopo una condanna in primo grado per estorsione con aggravante mafiosa nei confronti di altro imprenditore nisseno, si sarebbero fatti promettere e consegnare interessi usurari ad un tasso annuo oscillante tra il 137 e il 140 per cento, a fronte di un prestito di 35.000 euro. I pagamenti avvenivano attraverso versamenti mensili di cifre comprese tra i 3.500 e i 4.000 euro in contanti, o con bonifici bancari, per un importo complessivo quantificato in oltre 120.000 euro.

L’autoriciclaggio del denaro

L’ipotesi dell’autoriciclaggio riguarda le operazioni che i due indagati avrebbero messo in atto per ostacolare la provenienza del denaro pagato dall’imprenditore. Emessa una fattura di circa 12.000 euro per prestazioni e forniture di materiali mai avvenute. L’indagine, avviata nel novembre 2023, rappresenta l’approfondimento di un’altra e più ampia inchiesta che aveva portato all’arresto nella quasi flagranza del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso di uno degli indagati di oggi.

Chi era la vittima dei due usurai

Vittima dei due un imprenditore attivo nel settore dei trasporti il quale, strozzato dalla crisi economica figlia della pandemia Covid e con le strade di accesso al credito bloccate, si era rivolto agli indagati per un prestito di 35.000 euro erogato in contanti. Le condizioni di restituzione imposte dai due si sono rivelate sin da subito insostenibili. Si prevedeva, infatti, il versamento mensile di interessi usurai pari a 4.000 euro, cifra che nel tempo ha portato la vittima a corrispondere oltre 80.000 di soli interessi, a fronte di un capitale rimasto pressoché invariato.

Fatture false per ripulire il denaro

Per mascherare la natura illecita dei pagamenti, gli indagati avevano architettato un sistema attraverso una società amministrata da uno di loro. Questa emetteva fatture fittizie per forniture mai avvenute, permettendo così alla vittima di giustificare i versamenti tramite bonifici bancari. Una volta accreditati, i fondi venivano immediatamente prelevati in contanti o trasferiti su carte prepagate utilizzate dagli indagati. L’aggravante del metodo mafioso deriva dai comportamenti intimidatori “tipicamente mafiosi”, come spiegano i carabinieri della Compagnia di Caltanissetta.

Sequestro di denaro

La misura è stata notificata agli interessati nel carcere nel quale si trovano rinchiusi per la precedente condanna. Disposto anche il sequestro preventivo del denaro giacente su conti correnti o depositi o su qualsiasi altro tipo di rapporti bancari intestati o cointestati, riconducibili o comunque nella disponibilità degli indagati.

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