Via il divieto di chiusura domenicale dei negozi, la Uiltucs protesta

Via il divieto di chiusura domenicale, Uiltucs e Fisascat protestano

Commenti

    La gente muore e loro aprono. A casa, dovete andarvene a casa.

    Forse x queste 2 sindacaliste è meglio che i negozi chiudano definitivamente e la gente che vorrebbero “tutelare”, perda il lavoro? Chiudere il centro commerciale ha un senso perchè c’è il rischio concreto che la gente con altre attività chiuse non sapendo dove andare, perchè abbiamo assodato che a casa non ci vuole rimanere nessuno, si riversi tutta lì ma nel singolo negozio, la situazione si può gestire facilmente limitando la capienza. Quanto alla concorrenza sleale è solo un falso problema: i negozi dei centri commerciali e quelli che nel centro storico ancora sopravvivono alla crisi, spesso appartengono alle stesse catene!

    Incompetenza e spensierata fanciullaggine di tali politichesi non è più conciliabile con il dramma della questione. Tali politichesi restino a casa a giocare con i birilli o altro…. tanto restano pagati profumatamente…….. VERGOGNA E SDEGNO

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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