Quando si dice: braccia rubate al decaffeinato. Crocetta va a Licata per il riepilogo dei danni dopo il nubifragio. Siccome l’uomo è spiritoso e riesce sempre a trovare un brandello d’arcobaleno sotto il diluvio universale altrui, che ti combina Saruzzo? Entra per un caffè all’hotel Baia D’Oro – come narrano le cronache – si mette dietro il bancone e si concede agli scatti ‘versione barman’.
Ed è l’ennesima suggestione per riflettere sugli sberleffi del destino che annoda e rende intricati i percorsi. Pensateci: Saro Crocetta barista e mai governatore. Pensate, davvero, a un cammino diverso: Saro sistemato accanto alla macchinetta, a fare ottimi espressi – nobile mestiere è quello del ristoro del prossimo – scansando le rogne bollenti del suo essere un pessimo presidente.
Con soddisfazione reciproca, oltretutto. Sua, perché avrebbe vissuto con molti meno privilegi e soldi, ma in pace, senza diventare la bestemmia che quotidianamente fiorisce sulle labbra dei siciliani. Nostra, perché le labbra le avremmo usate, passando di là, soltanto per gustare un caffè reso inestimabile dal pericolo scampato.
Invece no, accidenti. Lui governa. E a noi resta in gola un’amarezza che nessuna bustina di zucchero potrà mai addolcire.
(ha collaborato Alan David Scifo)

