Accolta la richiesta del Comune | Bagheria, autoparco dissequestrato

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    Non è un dissequestro finalizzato allo stoccaggio dei rifiuti ma semplicemente viene garantito l’accesso all’area allo scopo di effettuare le opere di bonifica e messa in sicurezza questo significa quindi che quell’area non può essere utilizzata, come avveniva fino a ieri, lo ribadisco, per depositare rifiuti!!!!!! E’ plausibile invece ritenere che ad oggi, l amministrazione comunale, non sta differenziando e sta portando tutti i rifiuti mischiati a bellolampo!!!!!! quando la cura è peggiore della malattia

    veramente… l’autoparco serviva come stoccaggio “temporaneo” dei rifiuti differenziati in attesa che venivano caricati sui cassoni portati poi alle piattaforme di recupero… l’indifferenziato, specialmente quello raccolto il lunedi, oppure quello che i cittadini si ostinano a non differenziare, andava fino al 31 maggio alla piattaforma di Bellolampo gestita da Ecoambiente, mentre dal 1 giugno l’indifferenziato lo portano ad un discarica sita ad Alcamo!!!! L’autoparco però, gestito com’era fino a ieri, era una vera discarica a cielo aperto!!! Pure per stoccare i rifiuti, a parte il possesso delle dovute autorizzazioni, deve essere anche predisposto in maniera strutturale, specie per non consentire di scaricare nulla al suolo!!! Tutto questo è stato in mano ai vertici dell’AMB, vecchi e “nuovi”, con la compiacenza di tanti!!!!

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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