Accorciare i tempi dei processi per legge? No, il problema è a valle - Live Sicilia

Accorciare i tempi dei processi per legge? No, il problema è a valle

Del resto non è un capriccio di Conte, le sue perplessità sulla riforma Cartabia sono condivise da autorevoli magistrati, dalla stessa associazione dei magistrati (Anm), critiche sono pervenute dal Csm.
SEMAFORO RUSSO
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Ci siamo sempre lamentati, bacchettati sovente dagli organismi giurisdizionali europei ed internazionali, della lentezza dei processi in Italia nella consapevolezza che una sentenza tardiva, soprattutto nel penale, è sostanzialmente denegata giustizia violando il diritto delle vittime al giusto e tempestivo risarcimento (non soltanto economico). Da decenni le modifiche peggiorative apportate alla prescrizione hanno visto gioire farabutti e corrotti sulla pelle di chi ha subito pesanti ingiustizie e sofferenze.

Adesso, improvvisamente, abbiamo scoperto grazie alla ministra Marta Cartabia che è sufficiente accorciare i tempi processuali “per legge”, risolto. Cribbio!, esclamerebbe qualcuno, a pensarci prima. A nessuno, di coloro che difendono la riforma Cartabia, viene in mente che magari il problema è strutturale, mancano le attrezzature, per esempio, scarseggia il personale di cancelleria, occorrono più magistrati. No, il problema è a valle, non a monte; comodo. In atto è difficile capire cosa stia accadendo, ogni giorno assistiamo alla giostra impazzita delle posizioni, mutano velocemente le dichiarazioni dei leader politici.

Tentiamo un’analisi sintetica. Sembra che Mario Draghi non abbia mai pronunciato la seguente frase riferita alla riforma del processo penale: “Va approvata così com’è”. Però la sostanza non cambia, specialmente ora che ha deciso di porre la fiducia, una sortita che imbarazza non poco il M5S e il PD. Il presidente del Consiglio considera la mediazione raggiunta in Cdm sul testo della ministra della Giustizia un imprimatur definitivo dei partiti della vasta maggioranza e, pertanto, idonea all’approvazione immediata delle Camere, appunto, così com’è. In realtà, il ritorno di Giuseppe Conte in campo ha rimescolato le carte. Pare che Draghi sia ora disponibile al dialogo, ma in che termini? L’ex premier non intende certo provocare una crisi di governo ma neanche condividere a occhi chiusi una delle riforme più importanti che si possa immaginare senza un dibattito parlamentare. Il fatto che “ce lo chiede l’Europa” o che determinate riforme siano necessarie per accedere ai fondi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) non vuol dire rinunciare al confronto democratico nella sede in cui si esercita la sovranità popolare (il Parlamento).

Del resto non è un capriccio di Conte, le sue perplessità sulla riforma Cartabia sono condivise da autorevoli magistrati, dalla stessa associazione dei magistrati (Anm), critiche sono pervenute dal Csm. Senza scendere in dettagli tecnici non convince il fermo della prescrizione dopo la sentenza di primo grado (di assoluzione o di condanna) accompagnato dalla ghigliottina dell’improcedibilità se entro due anni non si esaurisce il processo d’appello e poi entro un anno quello in Cassazione (termini elevabili, a discrezione del giudice, rispettivamente a tre anni e a un anno e mezzo per alcuni reati). Nebulosa la sorte della sentenza di primo grado in caso di declaratoria di improcedibilità e del risarcimento eventualmente riconosciuto alle parti civili. Sono molti i punti dolenti che per brevità non possiamo sviscerare. In generale, si sta consumando una follia tra i partiti che sostengono il governo, chi si preoccupa di una incombente impunità diffusa e della polverizzazione del 50% dei processi, per l’impossibilità di osservare termini troppo stretti, viene chiamato “giustizialista”.

Non è neanche esatto, come sostiene la Cartabia, che i mafiosi restano fuori dalla nuove norme penali processuali e sostanziali, non tutti i reati di mafia infatti sono puniti con l’ergastolo (imprescrittibili). Matteo Salvini, che sgomita per apparire il miglior sponsor del governo Draghi, vuole un’approvazione rapida del testo, insomma, così com’è ( idem Matteo Renzi) salvo ricredersi quando ha constatato che le proposte sulle misure alternative al carcere sono oggettivamente assai generose per il reo. Il PD ora accetta di discuterne. Sul fronte del M5S non si è affatto convinti del “così com’è”, basta contare gli innumerevoli emendamenti e subemendamenti  presentati. È vero che in Consiglio dei ministri è stata siglata l’unanimità, coinvolgendo quindi i ministri grillini che giustamente non vogliono essere smentiti, ma è anche vero che nel frattempo si sono ritrovati Beppe Grillo e Giuseppe Conte, raggiungendo i due un’intesa, vedremo se solida, che porterà Conte alla guida del movimento lasciando a Grillo funzioni di garanzia. Ciò porrà fine agli ondeggiamenti pentastellati in Parlamento e alle divisioni nell’universo grillino, uno stop almeno agli scontri paralizzanti, e inaugurerà uno scenario inedito nel quadro politico nazionale, al di là della specifica riforma sulla Giustizia. In conclusione, il contesto è confuso, pericolosamente e forse scientificamente confuso perché potrebbe trasformare l’Italia in una sorta, quasi, di porto franco del crimine.


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