Cane bruciato a Palermo, Giacobbe: "Ci costituiremo parte civile"

Cane bruciato a Palermo, Giacobbe: “Ci costituiremo parte civile”

Commenti

    bene il garante . fate un intervista al procuratore e monitorate il giudizio , il fatto va seguito dai media

    parte civile contro un clochard che viveva in un casolare abbandonato in pieno centro a Palermo

    Ancora una morte atroce, ancora un’altra anima che se ne va per squilibrati, ancora persone impunite. Perché il Governo non prende decisioni drastiche in merito, quante altre creature indifese dovranno essere torturate affinché qualcuno si mobiliti. Gli animali ci danno tanto e ci insegnano tanto, lasciateli vivere…

    condivido che bisogna intervenire e fare leggi piu’ severe, ma questo governo preferisce la sofferenza degli animali da macello alla liberalizzazione della carne sintetica che poi sintetica non e’ si evidenza che questo governo non da la facolta’ di scelta m preferisce oltre la sofferenza degli animali anche avvelenare il suo popolo , li imbottiscono di antibiotici e mi fermo qui.

    Parre civile??? Va mi faccia il piacere

    Non basterebbero tutte le peggiori parole tradotte in tutte le lingue per definire quell’elemento che è stato capace di fare quello che ha fatto,mi auguro che la magistratura possa agire efficacemente di conseguenza,ma accanto alla giustizia della magistratura esistono altre forme di giustizia. Rimango inoltre annichilito quando sento che qualcuno lo difende

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI