Sant’Agata, la libertà e il coraggio: il messaggio del cardinale Grech

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L'omelia del segretario generale del Sinodo dei vescovi
IL SOLENNE PONTIFICALE
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CATANIA – La libertà come valore fondante della dignità umana e come scelta responsabile capace di resistere alla paura. Questo è il filo conduttore dell’omelia pronunciata dal cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, durante la messa pontificale del 5 febbraio nella basilica cattedrale di Catania, nella solennità di Sant’Agata vergine e martire. Un testo dal forte impatto teologico, in cui non mancano i riferimenti a Benedetto XVI e Leone XIV.

Catania e Agata

Richiamando il profondo legame tra la città e la sua Patrona, il porporato ha invitato i fedeli a lasciarsi interrogare dall’attualità della testimonianza agatina. Lo spunto arriva dagli atti del martirio, nel dialogo tra Agata e il proconsole Quinziano, quando la santa afferma: “Sono nata libera e di nobile famiglia”, una frase che, ha spiegato Grech, rivela una concezione alta e radicale della libertà.

Una libertà che non è opzionale né accessoria, ma essenziale. “La libertà – spiega – è il valore più importante che abbiamo; è il punto di partenza di tutti i nostri diritti. Senza libertà non c’è dignità e siamo privati del diritto di scegliere come vivere. Per questo la libertà non è un bene qualunque, ma il bene che rende possibili tutti gli altri”.

Il cardinale ha quindi messo in guardia da una visione riduttiva e fragile della libertà, diffusa nel nostro tempo: “Abbiamo finito per confondere la libertà – continua – con il fare ciò che ci piace. A volte pensiamo che essere liberi significhi fare tutto senza limiti. Ma questa non è libertà: senza limiti non cresciamo, ci perdiamo. Al contrario, ha sottolineato, “una libertà che non vuole nessun legame è una libertà vuota”, mentre la libertà vera è quella che sceglie impegni e responsabilità.

La libertà di Agata

Tornando alla figura di Sant’Agata, Grech ha ricordato come la giovane martire resti interiormente libera anche di fronte alla violenza e alla morte. Una libertà che nasce dall’incontro con Cristo, come emerge ancora nel dialogo con Quinziano, quando Agata afferma: “La vera libertà e la vera nobiltà stanno proprio qui: nel mostrare di essere servi di Cristo”.

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In questo contesto, il cardinale ha richiamato il tema del coraggio contro la paura, ricordando le parole di Paolo Borsellino, che Agata sembra idealmente fare proprie: “È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. La paura, ha spiegato Grech, è uno degli strumenti più efficaci per togliere libertà, perché paralizza le coscienze e favorisce il silenzio e l’omertà.

Sinodalità

Nel finale, il cardinale ha legato libertà e speranza, indicando nella comunione e nel camminare insieme – cuore del percorso sinodale – una risposta concreta alle sfide del presente. Affidandosi all’intercessione di Sant’Agata, Grech ha invitato Catania a custodire una libertà autentica, capace di resistere alla paura, di generare legami e di aprire alla speranza.
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