"Ciancimino, dichiarazioni illogiche" | "Doveroso compiere gli accertamenti" - Live Sicilia

“Ciancimino, dichiarazioni illogiche” | “Doveroso compiere gli accertamenti”

Botta e risposta Dna-Ingroia
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Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino ai magistrati di Palermo e Caltanissetta sulla cosiddetta trattativa tra mafia e Stato sono state “in gran parte talvolta prive di logica e di coerenza su fatti e soggetti, su cui sono state svolte complesse ed articolate indagini a riscontro con enorme ed inutile dispendio di risorse umane e materiali”. Lo rileva la Direzione nazionale antimafia nella sua relazione annuale.

“Tali indagini peraltro – aggiunge la Dna – sono culminate in provvedimenti cautelari a carico dello stesso Ciancimino e comunque hanno dimostrato che il Ciancimino ha reso dichiarazioni molto spesso insuscettibili di riscontro ovvero riscontrate negativamente”.

La risposta di Ingroia
“Immagino che la Direzione Nazionale Antimafia non voglia mettere in dubbio la doverosità degli accertamenti che ogni ufficio giudiziario deve fare in relazione alle dichiarazioni rese da qualunque testimone o imputato di procedimento connesso, visto il principio dell’ obbligatorietà dell’azione penale e in relazione a vicende importanti e delicate come quelle relative alla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia”.
E’ il commento del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia alle valutazioni sulla “gestione” del testimone Massimo Ciancimino fatta dall’ufficio inquirente del capoluogo.
Una bacchettata a cui Ingroia risponde così: “grazie alle indispensabili e utili indagini svolte, la Procura di Palermo e quella di Caltanissetta hanno potuto acquisire elementi che hanno riscontrato parte delle dichiarazioni di Ciancimino e hanno consentito anche di smascherare altre rivelazioni aventi contenuto calunniatorio”. “Proprio grazie a queste indagini – conclude – si è potuto accertare un altro pezzo di verità”.


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Commenti

    E perché comunque tutti i magistrati giudicano certa l’esistenza di una trattativa se non addirittura di un Patto?

    Strano, molto strano…. sulla trattativa Massimo Ciancimino è stato ritenuto credibile non solo da Palermo, ma anche da Caltanissetta. Tantissime delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono riscontrate con esito positivo, per non parlare dei documenti. Ogni giorno escono fuori documenti secretati a lungo o smemorati itituzionali che confermano quanto da lui dichiarato.

    Strana, molto strana una così pesante stroncatura di un importante teste dell’accusa mentre il processo Mori è ancora in corso…. e si avvia verso la conclusione…. nei piani alti c’è molta voglia di assoluzione, che si vorrebbe fosse non un’assoluzione degli imputati ma un vero colpo di spugna sulla verità di quella ignobile trattativa.

    Ma cosa ci si poteva aspettare da Piero GRASSO, nominato Procuratore Nazionale Antimafia grazie ad una leggina contra personam di Berlusconi (contro Caselli, ma nello stesso tempo ad personam per lui)?

    Lui che quando si insediò a Palermo in una delle sue prime dichiarazioni pubbliche, ricordò non si sa perché (???) di aver giocato da ragazzino nella Bacigalupo e di aver avuto come allenatore Marcello Dell’Utri, questo mentre a Palermo era in corso il processo a carico del senatore.

    E cosa aspettarsi da una Direzione Nazionale Antimafia tra i cui sostituti figura Giusto SCIACCHITANO, ex consuocero di Ezio Brancato, proprietario di metà delle quote della società GAS? Sciacchitano, pesantemente accusato da Massimo Ciancimino di intromissioni nelle indagini condotte dalla Procura di Grasso e Pignatone sul cosiddetto “tesoro di don Vito”(accuse ribadite anche in pubblico dibattimento al processo Mori). Sciacchitano così interno ai salotti del potere… Sciacchitano di cui ricordiamo il glorioso passato a Palermo, la famosa riunione convocata a casa sua per non firmare i mandati di cattura contro Spatola e lasciare solo il procuratore Gaetano Costa. Sciacchitano, accusato dalla famiglia del procuratore Costa di aver detto agli avvocati di Spatola che a firmare era stato Costa. Il quale fu ammazzato per essere stato lasciato solo.

    O vogliamo parlare di Cisterna sotto inchiesta per mafia a Reggio Calabria? Un’inchiesta sicuramente con tanti punti oscuri, ma per ora il pentito Nino Lo Giudice è stato ritenuto credibile.

    saranno pur prive di logica,ma viste le reminiscenze sulla/e trattativa provocate in esponenti delle istituzioni,mi sembrano non lontane dalla verita

    Non c’entra niente. Né con Ingroia né con Ciancimino. Non c’entra niente di niente con quello che ha detto la Dna sulle dichiarazioni senza capo né coda fatte da Ciancimino ad Ingroia. Come non c’entra niente con le dichiarazioni fatte da Ingroia sulle valutazioni fatte dalla precitata Dna, in merito al “dossier Ciancimino”. E’ tutt’altra cosa. Apparentemente. Da Il fatto Quotidiano. «‘Responsabilità civile dei magistrati Anm: “Soddisfatti per l’impegno di Monti” ‘: honhil 08/02/2012 ore 17:28 Monti e ministri del governo, con la mano sinistra hanno sistemano da una vita, e ovviamente continuano a farlo con alacrità, il parentado tutto con ben retribuiti posti a tempo indeterminato, mentre con la mano destra dalla stanza dei bottoni additano tutti quei pelandroni che si lamentano del posto coccodè . Idem con patate, fanno i magistrati sul versante della responsabilità altrui. Sempre pronti ( per carità!, strettamente per dovere d’ufficio), a mettere sotto accusa l’italica umanità ogniqualvolta viene fuori la possibilità che qualche sagoma umana o anche animale ( la pena ovviamente è a carico del padrone della bestia) ha fatto la pipì fuori del vaso. Mentre la loro responsabilità, i magistrati, pretendono che a pagarla sia la collettività. Bene. Mario Monti e Luca Palamara non è dato sapere quello che si sono detti a quattrocchi, tra una stretta di mano e l’altra. Ma c’è da scommettere che si siano capiti. I posti fissi e l’impunità solo alle caste, al popolo i posti farciti con tante “c” e tanta responsabilità. E guai a chi sgarra. E’ la democrazia delle caste, bellezza! E lì i referendum sono come una moneta fuori corso, Non vale niente. Neppure il prezzo della carta su cui ciascuno elettore ha espresso il suo voto.»

    “… visto il principio dell’ obbligatorietà dell’azione penale” dice il pm Ingroia. Peccato che proprio lui non si possa appellare a questo principio per difendersi dalle non troppo velate accuse della DNA. Infatti non risulta che a tutt’oggi abbia proceduto d’ufficio contro i vari pentiti che accusarono Carmelo Canale, assolto da un’accusa infamante dopo 14 anni.
    E forse giova qui ricordare che il maresciallo dei Carabinieri fu una delle tante vittime della “gestione Caselli”, che si distinse per avere portato alla sbarra e in galera con accuse altrettanto infamanti gente assolutamente innocente, poi riconosciuta tale in seguito a lunghi e dolorosi processi.

    Difendere Ciancimino, cioè la Procura di Palermo e in particolare Ingroia, che non ha mai fatto chiarezza neanche dei suoi rapporti con Ciuro e, tramite lui con Michele Ajello, scrivendo nel contempo di strani rapporti di gioventù del giudice Grasso, non è solo subdolo e tendenzioso. E’ per gli smemorati un buon traino. A me appare come un patetico tentativo di ritorsione.

    Una curiosità tutta femminile: con chi pettinava le bambole Jone, con Bersani? e al suo paese, con chi giocava al pallone Antonio Ingroia?

    ringraziamo ingroia per i piccioli buttati per assicutare quello psicopatico del ciancimino….solo lui (ingroia)non aveva capito ke quello le spara grosse per proteggere e depistare le indagini dai suoi loschi affari…

    Leggendo l’articolo mi è sorta una domanda: La DNA si è espressa su Ciancimino a seguito di un precisa richiesta di qualcuno? O il discorso Ciancimino è conglobato in una relazione ampia che in generale fa il punto di tutte le Procure Distrettuale antimafia? Se qualcuno è in possesso di una relazione ampia e dettagliata, gli sarei grato se postasse il link.
    Rilevo, a dire la verità con rammarico che il procuratore Grasso è la seconda persona istituzionale che fa riferimento ad indagini “ con dispendio di risorse umane e materiali”.
    Bene procuratore, allora lei indichi all’inizio di ogni anno quali indagini si devono fare per risparmiare denaro e quant’altro. Io, penso ed ho il diritto di opinare, che la dichiarazione di merito su Ciancimino in questo momento appare improvvida e se mi fate passare il termine, un’invasione su quelle che sono le prerogative del processo penale con dibattimento in corso. Non intendo entrare nel merito sulle valutazioni, della DNA su Ciancimino, del resto non potrei farlo perché non sono in possesso di elementi che mi consentano una valutazione.
    Ora mi rivolgo al/alla gentile Ipazia. Veda, ogni processo penale ha un suo percorso, ha un iter a volte semplice perché i fatti sono chiari ed altre volte occorre esaminare compiutamente fatti o indizi. Il fatto che un imputato venga assolto, io lo reputo come una garanzia del nostro sistema giudiziario. E fuori dubbio che la complessa attività d’indagine talvolta conduce all’assoluzione dell’imputato. Ma questo non può e non deve essere addebitato a quel PM piuttosto che un altro che ha istruito il processo. Lei fa riferimento all’assoluzione di Canale, e addebita ad Ingroia una responsabilità precisa. Poi lei accusa Ingroia di fatti ben determinati e penso che lo faccia a ragion veduta nel senso che fa riferimento ad atti pubblici. Allora se il travaglio di Canale, che mi pare essere stato assolto, viene addebitato ad Ingroia. Mi dia un suo giudizio su queste due assoluzioni:

    “Tra il 1967 e il 1968 si svolse a Catanzaro il cosiddetto “processo dei 114”, istruito dal pubblico ministeroCesare Terranova, nelle quale erano imputati tutti i principali boss mafiosi siciliani, accusati dei delitti avvenuti durante la prima guerra di mafia. Infine il processo si concluse con qualche condanna e assoluzioni di molti capimafia come Tano Badalamenti e Luciano Liggio.”

    “Un altro esempio dell’immunità raggiunta dalla mafia è il processo di Bari, istruito sempre da Cesare Terranova, concluso in prima sessione l’11 giugno del 1969, nel quale erano sotto accusa di associazione a delinquere 64 persone del clan mafioso di Corleone, tra le quali Salvatore Riina, Bernardo Provenzano,Calogero Bagarella e Luciano Liggio, con la totale assoluzione di tutti gli imputati per insufficienza di prove (in realtà i giudici vennero minacciati pesantemente), nonostante un soldato dei corleonesi, Luciano Raia, testmoniò al processo gli omicidi commessi dai “peri ‘ncritati” durante la loro scalata al potere mafioso all’interno del clan di Corleone.
    Ecco, siccome chi istruì il processo fu barbaramente ucciso, il giudice Cesare Terranova, che fece un grosso sbaglio ad accusare il gotha -secondo il suo pensiero Ipazia- Ingroia deve pagare per l’assoluzione di Canale?
    Infine, lasci perdere le bambole o il calcetto: è un’ironia che nei fatti di specie non si addice.
    Concludo, che se non fosse perché mi hanno ammazzato i miei migliori amici, mi metterei a ridere. Ma non posso. E, già qualche mese fa ipotizzavo che tutto sarebbe finito a tarallucci e vino. E così purtroppo sarà . Questa è l’Italia: un Paese che seppellisce i propri morti per dimenticarsene ad esequie avvenute. Voi tutti siete proprio convinti che le strutture investigative abbiamo operato nel solo interesse della Giustizia? Andate a leggere le sentenze. Palermo è la patria dei Pupi, si conoscono tanti pupari che lavorano alla luce del sole, ma tanti altri rimangono nell’ombra: sono loro i veri artefici del pensiero gattopardiano: cambiamo tutto per non cambiare nulla. E nulla cambierà in questa mia amata terra.

    Accidenti Jone!!
    Lei è davvero “informata sui fatti”. Per quanto mi possa applicare a leggere in giro, non credo potrei avere le informazioni da lei possedute e che espone ogni qualvolta si parli di Ciancimino e Ingroia.
    Sotto questo aspetto non posso che rigraziarla per i suoi interventi.

    Insieme alle informazioni lei poi aggiunge dei giudizi univocamente indirizzati alla difesa dei due noti personaggi.
    Sanno di ritorsione, come dice Ipazia, nei confronti di magistrati che espromono valutazioni negative sull’operato di (almeno) un altro magistrato.
    Insomma una lite in famiglia o tra consorterie di una medesima casta.
    Se ce ne fosse il bisogno, l’ennesimo esempio di qualcosa che accresce la diffidenza verso la magistratura.
    Personalmente, senza illudermi che avvenga, spero che vengano fatti accertamenti seri e approfonditi su quanto detto da Ciancimino riguardo alla sua possibilità di accesso al computer di Ingroia, per esempio.
    Proprio per il principio dell’ obbligatorietà dell’azione penale, cercando tutti i pezzi di verità e non solo alcuni.
    Quando si cercano solo alcuni pezzi, il giudizio diventa bugia.

    testo corretto
    Pippo, scusi, ho letto più volte il pensiero di Ipazia sul caso Canale e mi è stato chiaro che la doglianza è relativa al mancato esercizio dell’azione penale nei confronti degli accusatori del braccio destro di Paolo Borsellino. Il reato commesso da chi accusa un innocente si chiama calunnia ed è procedibile d’ufficio. E poiché, come Ipazia ha sottolineato, il dottor Ingroia ha detto: “Immagino che la Direzione Nazionale Antimafia non voglia mettere in dubbio la doverosità degli accertamenti che ogni ufficio giudiziario deve fare in relazione alle dichiarazioni rese da qualunque testimone o imputato di procedimento connesso, visto il principio dell’ obbligatorietà dell’azione penale…etc”, mi sembra appropriata la doglianza della commentatrice nei confronti del pm e “sospetta” perché palesemente infondata la sua (sua di lei, Pippo) contestazione. No, Ipazia non ha chiesto a Ingroia di pagare per il travaglio di Canale, ma di spiegare perché la Procura non ha promosso l’azione penale contro gli accusatori smentiti dai tre gradi del giudizio. Signor Pippo, ho definito la sua confusione sospetta perché, vista la contraddittorietà e la infondatezza, ma letta la sua prosa istruita, faticherei a definirla stupida. Quindi, la prego, dia alle sue parole la chiarezza e le motivazioni che, allo stato, non posseggono.

    E’ tutto ” Grasso ” che cola…..

    Signor Pippo
    leggo con stupore le sue parole. Credevo infatti che la tecnica di polemizzare con l’interlocutore attribuendogli frasi mai dette e pensieri mai avuti fosse stata talmente abusata da essere oggi caduta nel dimenticatoio. E invece no.
    Lei non solo mi responsabilizza in modo inquietante di ciò che è lontano mille miglia dalla mia forma mentis, ma lo fa in modo così pretestuoso e forzato da apparire lei stesso inquietante.
    La sua critica è così infondata da legittimare il pensiero che sia finalizzata ad un progetto oscuro. Lei, signor Pippo, in che tipo di ombra vive: pupo, puparo o peggio?

    Gen.ma Ipazia, questo non è il suo pensiero?

    “””E forse giova qui ricordare che il maresciallo dei Carabinieri fu una delle tante vittime della “gestione Caselli”, che si distinse per avere portato alla sbarra e in galera con accuse altrettanto infamanti gente assolutamente innocente, poi riconosciuta tale in seguito a lunghi e dolorosi processi.””””

    Che significa “gestione Caselli”? Non ha nulla da dire sugli ergastolani innocenti, detenuti per anni per la strage di via D’Amelio e ora rimessi in libertà, grazie anke all’impegno di Palermo e Caltanissetta?

    Io sono “puparO” nella stessa misura sua, quando il suo pregiudizio viene esplicitamente dichiarato. Ritengo che lei non giocava alle bambole ma si dilettava coi i pupi siciliani Certo, per carità alla luce del sole, lei non è tipo da “ombra” quindi non ipotizzo nemmeno il peggio, come lei nella sua faziosità mi ha voluto includere!

    Ecco il canto del cigno:
    La DNA partorisce il verbo come il Vesuvio la sua lava e tenta di incenerire in un sol colpo il teste sulla trattativa e il magistrato che ne ha raccolto le dichiarazioni (mi interrogo se in ciò non ci sia lo zampino di Mancino e dell’amico Vizzini; ma è solo una mia paturnia serale)
    Il cronista di Live Sicilia scrive come :
    Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino ai magistrati di Palermo e Caltanissetta sulla cosiddetta trattativa tra mafia e Stato sono state “in gran parte talvolta prive di logica e di coerenza su fatti e soggetti, su cui sono state svolte complesse ed articolate indagini a riscontro con enorme ed inutile dispendio di risorse umane e materiali”.
    Vedi un po’ che pensiero si sono presi i magistrati della DNA per occuparsi di ciò nella loro relazione annuale (fatto per altro assolutamente inconsueto. “Tali indagini peraltro – aggiunge la Dna – sono culminate in provvedimenti cautelari a carico dello stesso Ciancimino e comunque hanno dimostrato che il Ciancimino ha reso dichiarazioni molto spesso insuscettibili di riscontro ovvero riscontrate negativamente”.
    Come se Ciancimino fosse in Italia l’unica occasione di indagine e l’unico possibile problema di eccessivo impiego di risorse finanziaria in sede investigativa.
    A me personalmente è molto chiaro che i siciliani Grasso capo della DNA e il suo vice Sciacchitano sono buoni conoscenti di altri siciliani quali Pignatone, Vizzini, Cuffaro, Romano, Lapis, Brancato, Dell’Utri, Schifani etc. I possibili intrecci di favori e favoritismi personali e giudiziari, di interessi, di soldi, di amicizie pericolose e mafiose, etc. li lascio alla vostra conoscenza mediatica ed intuizione.
    Ricordiamo che Lapis ha dichiarato urbi et orbi all’emittente servizio pubblico che LORO della GAS i soldi li davano a Tutti e proprio a TUTTI.
    Sciacchitano era fraterno amico di Brancato e di Lapis. Ciò dovrebbe essere sufficiente a fare sorgere qualche sospetto.
    Per quel che posso comprendere e conoscere mi basta quanto Travaglio ha scritto nell’editoriale L’Espresso n° 44 dal titolo “Non nominare il nome del p.m. invano” http://precisoche.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/11/14/mafia-grasso-precisa-travaglio-risponde/.
    Cio’ basta a farsi un’idea del perchè la DNA. con in testa i suoi vertici Grasso e Sciacchitano)scredita Ciancimino e colpevolizza i P.M. che lo riscontrano.
    Avete bisogno che la cara e preparata Jone vi dettagli ancora??
    Leggete, documentatevi e poi ….. vorrete fare la valigia per scapparvene da questo paese.
    Per capire meglio in che stato viviamo consiglio a tutti una attenta lettura del libro Gli Intoccabili di Saverio Lodato e Travaglio. Un vero capolavoro di analisi del fenomeno della collusione sociale ed istituzionale con la mafia e con il sistema di delegittimazione e “mascariamento” in uso ai collusi per screditare i veri servitori dello stato. Chi sono gli intoccabili? Gli Autori riescono nel tentativo di fornirci un’opera in grado di svelare le verità “sconosciute” che il sistema, con opera violenta sostenuta dalle televisione e dalla carta stampata, è riuscito a insabbiare a tal punto da rovesciarne il risultato conosciuto. Lodato e Travaglio ci accompagnano in un cammino attraverso alcune delle più nere pagine scritte nella storia della Magistratura italiana; la quale da principale strumento di giustizia portatore di legalità, si ritrova a ricoprire i panni del colpevole, assediato da continui attacchi frontali-mediatici finalizzati a denigrare il suo operato agli occhi dell’opinione pubblica. Magistrati del calibro di Falcone, Borsellino e Caselli ed oggi aggiungeremmo anche Ingroia e Di Matteo messi sulla graticola per la sola dedizione dimostrata nell’espletamento delle loro funzioni e della ricerca della verità; magistrati veri antagonisti della mafia (attenti ai falsi profeti come quelli oggi nascosti nella DNA e nel CSM e quelli che cercano di rifarsi la verginità occupando poltrone di procuratori antimafia per scalarle una dopo l’altra fino a collocarsi sugli scranni più alti dei garanti del potere delle oscure istituzioni)considerati incapaci e inidonei alla loro ufficio per colpa dell’impegno profuso nella lotta a potenti-intoccabili ( vedi Mancino & C.); pubblici ministeri bloccati nelle loro iniziative da alcuni discutibili procuratori sedicenti antimafia contaminati dal desiderio incondizionato di mantenere i propri privilegi e sedotti dai poteri forti ( massoneria, illuminati, lobby di potere, P2, P3; P4 , compagnia dell’anello, etc.) ; campagne mediatiche finalizzate a dimostrare le pseudo persecuzioni in atto contro figure politiche e istituzionali di infimo livello senza scrupoli (evito di elencare i nomi ma credo che possiate immaginare a chi riferirsi). Sono queste solo alcune delle peculiarità di un sistema che ha poco del democratico e costituzionale e sempre più del regime di parastato. Gli Intoccabili è un’opera che andrebbe studiata nelle scuole al fine di far comprendere ai ragazzi come il progetto di svalorizzazione (intesa come perdita di valori) dei giovani, perseguito attraverso il trionfo della sola materialità e del consumismo su giustizia e moralità, sia solamente un passaggio verso la creazione definitiva di uno Stato dove regni l’ignoranza. Uno Stato in cui i potenti possano continuare a perseguire i propri interessi indisturbatamente a scapito delle masse-massificate inerti.
    E’ un libro che si DEVE assolutamente leggere per capire che la legge non è uguale per tutti, o meglio, non tutti sono uguali davanti la legge.
    Fa rabbrividire il capitolo riguardante il procuratore Grasso e quello dedicato a Pignatone (oggi leggo all’unanimità indicato come Procuratore Capo di Roma!).
    A Dio accoratamente chiediamo che protegga Ingroia e Di Matteo e anche noi tutti dalla gestione di potere delle DNA e degli CSM di turno e dei loro fratelli massoni e consorterie istituzionali.

    @Carlotta scrive E’ tutto ” Grasso ” che cola…..
    Aggiungerei ed anche un po’ di “Sciacchi” e di “Pigna”.
    A buon intenditor!

    @ Glauco
    Come sempre, quando leggo, io do il massimo credito a chi scrive e attendo di vedermelo confermato o smentito. Giunto a questa sua frase: “Per capire meglio in che stato viviamo consiglio a tutti una attenta lettura del libro Gli Intoccabili di Saverio Lodato e Travaglio. Un vero capolavoro di analisi del fenomeno della collusione sociale ed istituzionale con la mafia e con il sistema di delegittimazione e “mascariamento” in uso ai collusi per screditare i veri servitori dello stato.”, mi sono fortemente criticato. Sin lì l’avevo letta con rispetto. Io sono un angelo capace di qualunque diavoleria, ma difficilmente cado in equivoci così marchiani. Lei non meritava nenche la lettura dello pseudonimo e non le spiego neanche il perché.

    Vi regalo una news.
    Nel silenzio totale si celebra un processo a Palermo nei confronti della vedova Brancato: D’Anna Maria <>.
    Pubblici Ministeri per l’accusa : i p.m. Ingroia e Di Matteo,
    La vedova ha fatto presente che vuole il giudizio abbreviato. L’udienza è stata rinviata al 23 marzo p.v. Lei, la vedova manager, non puo’ perdere tempo con queste boiate processuali, ha sessanta milioni di euro che le provengono dalla vendita della quota gas in investimenti immobiliari da gestire.
    Certo che le Brancato devono essere molto arrabbiate con Massimo Ciancimino e certamento non lo avranno nascosto al loro congiunto Sciacchitano vice di Grasso nella DNA. Infatti con il rinvio a giudizio del 27 gennaio scorso è finita la loro intoccabilità!. Altro che artificiose e strumentali archiviazioni a catania! Altro che estorte dalla mafia. E non hanno più accanto il loro valoroso avvocato Giovanna Livreri a farle passare per povere vittime della mafia, povere estorte incapaci di difendersi, laddove avevano invece erano socie di fatto di ciancimino e avevano stipulato bei contratti milionari con le imprese di Bernardo Provenzano. E’ finito il tempo che Giovanna filava. Ora è tempo che per le tre di ballare.
    La matriarca vedova Brancato, dunque, è stata rinviata a giudizio per avere deposto il falso nel processo contro Lapis e il loro ex avvocato con riferimento del pagamento fatto nel 2004 da Lei e dalle figlie (tra cui Monia l’allora nuora di Sciacchitano) all’erede di Don Vito: Massimo Ciancimino per saldare la cointeressenza di Don Vito nella GAS.
    Pagamento a Ciancimino Junior sempre sostenuto come effettivamente avvenuto dall’avvocato Livreri e sempre smentito dalle Brancato.
    I bene informati raccontano che la vedova Brancato si è molto adirata di essere imputata (lei che si è sempre ritenuta per divina investitura parte offesa da qualcuno a da qualcosa)e della circostanza che il suo ex legale avv.to Livreri (dalle Brancato tanto vituperata e danneggiata dalle falsità dichiarate dalla vedova) si è costituita parte civile devolvendo il risarcimento di 1,5 milioni di euro (soldi di mafia come ha affermato il legale) a favore delle associazioni antimafia. Bella botta per la vedova!
    La consuocera di Sciacchitano, riconosciuta socia di fatto di Ciancimino nella Gas, tale e quale il socio Lapis, è uscita quindi dall’aula del GUP stizzita stringendosi forte forte all’ennesima sua borsetta vuitton nuova di zecca e guardando all’indirizzo del suo ex avvocato ha rimbrottando che si sarebbe subito recata a Roma. Quasi una minaccia. A fare che ci chiediamo noi? Forse che a Roma si risolvono i problemi giudiziari delle Brancato? Forse a trovare qualcuno più illuminato di lei che neutralizzi il cattivone Massimo Ciancimino che la indica come socia di suo padre nella Gas? E perchè mai questa visita a Roma dovrebbe agevolare il problema giudiziario della vedova Brancato? Ma ?
    E i ma e i forse non finiscono certo qua.
    Come si spiega che il vecchio pool (fatto dai campioni di incassi di poltrone) Grasso/Pignatone & C. non fece mai queste indagini all’altra metà del tesoro Ciancimino nella GAS a mani Brancato ed ha ai politici a cui il gruppo Brancato e Lapis elargirono milioni di euro? Perchè fatto inutilmente perdere alla giustizia 8 anni di tempo (di prescrizione) e 60 milioni di confisca?
    Queste non sono forse negligenze investigative e grave danno, anche economico, per via della mancata confisca di 60 milioni di euro? Non è stato questo un grave danno all’amministrazione della giustizia e all’accertamento di verità e di responsabilità per reati di mafia?
    Come mai la DNA e il CSM si accaniscono tanto sul presunto pelo nell’occhio di Ingroia e non guardano l’enorme Travo nell’occhio proprio??

    Aggiungo. La vedova di Ezio Brancato è rinviata a giudizio :
    per avere, deponendo come testimone nell’ambito del processo innanzi al Tribunale di Palermo – sezione monocratica -, nei confronti di Lapis Gianni e altri, reso dichiarazioni false in ordine alla causale del versamento, ammontante a quasi 5 milioni di euro, operato nel febbraio del 2004 in favore di prossimi congiunti del predetto Lapis. In particolare affermando trattarsi del regolamento di vecchi conteggi di dare e avere nell’ambito delle società del gruppo Gas, da poco cedute agli spagnoli della Gas Natural, e tacendo invece in ordine a quanto a sua conoscenza sul rapporto societario occulto con Vito Calogero CIANCIMINO e in epoca successiva al decesso del predetto con il figlio Massimo CIANCIMINO .
    Spero ora che l’informazione di cui al mio post di prima sia completa.

    Qualche partigiano del sospetto come anticamera della verità ha manifestato il suo pensiero a difesa dei propri paladini.
    E ci mancava davvero la recensione del libro del campione dei sospettosi, esempio di imparzialità, quasi il quinto evangelista.
    Vi prego, completate la cosa evocando Santoro e non dimenticate Andreotti, Berlusconi, l’arma dei Carabinieri e i servizi segreti.

    Nel frattempo, però, se c’è un giudice a Berlino, spero faccia pulizia sulla base di documenti e prove vere, anche nelle Procure.
    Magari trasferendo i giudici siciliani al Nord e rimpiazzandoli con altri che non abbiano amici o parenti da queste parti.

    …………….ah ah ah !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!……..Cara ANTINEA o meglio dovrei dire Sig.ra LIVRERI (il suo username che si trova da più parti su google!!!!!!!!!!!!!) ……….manca più di qualcosa al suo rendiconto come per esempio che lei è DA ANNI SOTTO PROCESSO PER TRUFFA NEI CONFRONTI DELLE SIGNORE BRANCATO!!!…….COME AL SOLITO LEI CERCA SEMPRE DI IMPIANTARE FANTA COMPLOTTI E PROCESSI SU INTERNET PER CERCARE DI FAR CREDERE A L’OPINIONE PUBBLICA LA SUA VERSIONE, NELLA SPERANZA CHE PRIMA O POI QUALCUNO LE POSSA DARE UN Pò DI CREDITO, COSA CHE FINO AD ADESSO IN UN’AULA DI TRIBUNALE NON è SUCCESSO, ANCHE SE LEI CERCA DI FAR CAPIRE IL CONTRARIO!!!!!!!!!…..E CAPISCO PURE PERCHE’ QUESTO ACCANIMENTO, NON VUOLE VEDERE SMENTITI I SUOI COMPAGNI DI MERENDE!!!!!!!!….A QUEL NOPN AVREBBE Più A QUALE CALUNNIA AGGRAPPARSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!………..A VOLTE E MEGLIO TACERE!!!!!!……

    Cari Glauco, Jone, Antinea (o Giovanna, che dir si voglia), il mio giudizio è che stiate riempiendo queste pagine di melma. Sotto il profilo dei fatti strettamente connessi alle vicende del gas, avrete anche ragione, e probabilmente potrete anche avere qualche ragione in merito alle parentele altolocate della famiglia Brancato ed ai conflitti d’interessi che ne possono scaturire. Ma francamente mi pare molto comodo e meramente insinuatorio pensare che tali beghe locali, che a quanto ho capito poi nel caso di Antinea sono anche beghe che la coinvolgono personalmente, possano essere la causa scatenante della nota su Ciancimino contenuta nella relazione annuale della DNA. Ma che pretendete? Che la Direzione antimafia non faccia cenno nella sua relazione ad una presenza invasiva e contradditoria come quella di Massimo Ciancimino, che negli ultimi anni ha imperversato nelle inchieste più importanti dell’antimafia portandosi dietro pizzini posticci e fotomontaggi che coinvolgevano figure istituzionali come il Presidente del Consiglio, il capo della Polizia, o il comandante dei carabinieri che coordinò la cattura di Totò Riina, soltanto perché c’è Sciacchitano che crea conflitto di interessi per via delle sue parentele coinvolte nelle inchieste sulla Gas?
    Che il nome di Massimo Ciancimino non possa non rientrare, da quando “esterna”, nelle relazioni annuali della DNA, proprio per la centralità che gli è stata data alla Procura di Palermo, mi pare solare. Ed infatti anche negli anni precedenti la sua persona veniva richiamata, anche se, ovviamente, con maggiore beneficio d’inventario e non in termini così negativi come quest’anno. Ma questo è perfettamente logico. Forse non vi siete accorti che la novità di quest’anno, è che le azioni difensive delle varie persone coinvolte e le perizie effettuate sui suoi documenti hanno cominciato a mettere a fuoco le reali caratteristiche di questo personaggio, e smascherato numerosi falsi e contraddizioni testimoniali. Ed alcuni, piuttosto gravi. Per uno di questi falsi, è pure stato arrestato. E allora che doveva fare la DNA? Plaudire ed encomiare la conduzione giudiziaria del teste? Dire che sono stati soldi ed energie ben spese? Invece di fare dietrologia d’accatto, qualcuno di voi mi spieghi per quale ragione nella relazione della DNA non si dovrebbe porre l’accento sulle perplessità suscitate da un testimone sulla cui parola si sono aperti e/o fondati importanti e delicati rami d’inchiesta in materia di mafia, nonostante egli si sia permesso il lusso di fornire nei palazzi di giustizia una versione dei fatti, e invece nel libro che reca la sua firma una versione completamente diversa. Così ad esempio avviene per la famosa “lettera di provenzano a Berlusconi”, che secondo la versione “A” di Ciancimino (quella delle deposizioni giudiziarie) lui avrebbe dettato a suo padre in carcere, per avere indietro dallo stesso dopo un po’ di tempo, mediante un passaggio di carte, una versione rielaborata dallo stesso scritta di suo proprio pugno (“…questa rielaborazione, [mio padre] me la fece avere a me, per consegnarla di nuovo al Lo Verde…”), mentre, al contrario, secondo la sua versione B (quella del libro) sempre lui avrebbe letto in carcere a suo padre che gli dettava, non potendo passare carte, le correzioni da apporre in tempo reale («… non è consentito passare carte ai detenuti. E allora ho dovuto leggergliela mentre lui prendeva appunti e, con lo stesso sistema, mi trasmetteva le sue considerazioni.»). E voi vorreste pretendere che davanti a simili incongruenze la DNA non si pronunci e faccia come le tre scimmiette soltanto perché c’è Sciacchitano, o peggio ancora scriva nella sua relazione che questo è stato un bravo e fedele collaboratore di giustizia, perché in caso contrario le controparti nella vicenda Brancato si possono mettere a sparpagliare fango sul web? Davvero una bella pretesa. Sentite bene: benedetto il dott. Grasso ed il suo coraggio di stigmatizzare nella sua relazione questa penosa situazione. Un barlume di luce e di speranza nel panorama sempre più oscuro della nostra giustizia. POST SCRIPTUM: mentre è qui, gent. Massimo (o Carlotta), potremmo approfittare di lei per capire come mai nelle nuove edizioni del libro “don Vito” mi risulta (mi corregga, se sbaglio) scomparso come per magia l’intero paragrafo del “paradigma di collaborazione” di don Vito inerente la sua collaborazione col Capitano De Donno ed il Col. Mori, presente invece nella prima edizione? Non sarà mica per il fatto che il sottoscritto ha rimarcato da più parti nel web, e soprattutto in queste pagine, che tale paragrafo era nettamente in contraddizione con la versione da lei data sulla famigerata “trattativa”?

    MelaMela@ solo chi e’ conivolto fino al collo puo’ negare l’evidenza che la vedova Brancato e’ toto’ Riina in gonnella e che in atto e’ sotto processo. Tutto il resto non c’entra e mi dispice per il suo finto scoop non sono l’avvocato semmai chi e’ lei? .

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