A Catania arriva la pillola anti-covid: “La nuova arma” - Live Sicilia

A Catania arriva la pillola anti-covid: “La nuova arma”

Un nuovo antivirale nella lotta al virus. Colloquio con Filippo Drago, ordinario di Farmacologia
CORONAVIRUS
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CATANIA – Nella lunga lotta contro il Covid si è passati da una fase di accerchiamento, quella in cui non avevamo difese e potevamo solo isolarci in casa, a una in cui la medicina ha a disposizione dei farmaci per rispondere ai colpi del virus. Vaccini e Remdesivir, un antivirale che comunque non ha mai funzionato in modo efficace, sono affiancati da qualche mese dagli anticorpi monoclonali, ma la vera novità del 2022 è il Molnupiravir, un antivirale che promette di essere più efficace, e che apre la strada ad altre novità che arriveranno nel corso dell’anno come l’antivirale prodotto da Pfizer e un nuovo vaccino, specifico per la variante Omicron.

Proprio per aggiornare i medici sull’uso di monoclonali e Molnupiravir si terrà, oggi all’ospedale Cannizzaro, una riunione dei primari dei reparti di Malattie Infettive e dei Medici di Medicina Generale e delle Usca con il commissario straordinario all’emergenza Covid Pino Liberti e il professore di Farmacologia all’università di Catania e direttore dell’Unità Operativa di Farmacologia Clinica del Policlinico, Filippo Drago. A Drago abbiamo chiesto quali sono le novità che arrivano con i nuovi farmaci e quali i problemi ancora esistenti nella farmacologia per trattare il Coronavirus

Gli anticorpi monoclonali

Di terapie con anticorpi monoclonali si parla già da qualche mese: sono farmaci che riconoscono e si legano ad alcune delle molecole del virus, disattivandolo. “Casirivimab e Indeselimab è il nome con cui sono indicati gli anticorpi monoclonali – dice Drago – sono farmaci che devono essere utilizzati nelle primissime giornate dopo l’identificazione della malattia, ovvero una positività al test molecolare, e questo pone dei problemi: gli anticorpi vanno somministrati con infusioni in ospedale e quindi il paziente deve essere sottoposto a test molecolare, riconosciuto positivo e trasferirsi in ospedale per fare l’infusione, tornare a casa e tornare in ospedale per il controllo dopo due settimane”.

Questa serie di passaggi complica molto l’uso e l’impiego degli anticorpi monoclonali: “L’ottimizzazione della terapia con anticorpi monoclonali è un po’ difficile, perché coinvolge diverse figure di medici, quello di medicina interna, l’Usca e lo specialista. Questo è, in sintesi, il motivo per cui finora gli anticorpi non si sono utilizzati al meglio”.

Il nuovo antivirale

Discorso diverso per i farmaci antivirali, che agiscono sul meccanismo di replicazione del virus. Il nuovo Molnupiravir si può assumere per via orale, e per questo si è parlato di pillola anticovid: “In teoria con il Molnupiravir non ci dovrebbero essere le stesse problematiche che abbiamo con gli anticorpi monoclonali – dice Drago – ma ci sono comunque dei limiti. L’Agenzia italiana del farmaco ha deciso che anche il Molnupimavir deve essere prescritto in ospedale, e quindi il soggetto, entro i primi cinque giorni dall’esecuzione del test molecolare positivo, deve andare in una struttura, l’infettivologo deve confermare la diagnosi, inserirlo nel registro Aifa e poi prescrivere il farmaco che viene erogato dalla farmacia dell’ospedale. A questo punto il paziente torna a casa e lo usa per cinque giorni”.

Un processo che potrebbe essere accorciato, data anche la necessità di prescrivere e assumere il Molnupiravir in breve tempo dopo il contagio? “Essendo un farmaco orale – dice Drago – si potrebbe evitare il passaggio ospedaliero. La diagnosi di Covid, con i criteri richiesti da Aifa, la può fare anche il medico di base, e l’erogazione può essere fatta anche dalla farmacia del territorio”.

Esistono però alcuni problemi, delle precauzioni da adottare, in caso di uso del Molnupiravir: “Questo farmaco – dice Drago – è a rischio per le donne in età fertile, che dunque devono dichiarare di non essere gravide e devono impegnarsi a utilizzare un contraccettivo efficace per i cinque giorni del trattamento. Nel caso di pazienti uomini si chiede l’uso di un contraccettivo di barriera per tre mesi. Dunque il farmaco ha dei limiti”.

Gli altri strumenti

Se dunque l’arrivo di un nuovo antivirale, più efficace di quelli finora a disposizione, è una buona notizia, bisogna ancora attendere l’arrivo di farmaci ancora più ottimali: “Il Molnupiravir non è risolutivo – dice Drago – a oggi quello che può garantirci il contenimento dei contagi rimane il vaccino, la terza dose. Attendiamo con ansia altri strumenti, come l’antivirale di Pfizer e il vaccino specifico per la variante Omicron”.


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