Covid, se muore il medico | "La nostra lotta a mani nude"

Covid, se muore il medico | “La nostra lotta a mani nude”

Covid, se muore il medico | “La nostra lotta a mani nude”
La foto dell'infemiera di Cremona stremata dalla fatica
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI

Medici e infermieri. Personale sanitario. Vittime ogni giorno. "Siamo a mani nude".

L'emergenza
di
4 min di lettura

Ha ragione, con la sua puntuale e sensibile definizione, Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo. Non sono soltanto eroi, sono martiri. Parliamo di medici e infermieri, appunto, di tutto il personale che sta affrontando la pandemia del Coronavirus con coraggio. Per questo si muore.

Il coraggio è la dote che li unisce: quelli che sopravvivono e quelli che cadono sulle trincee di una guerra tremenda. Sono persone con i capelli bianchi, magari richiamate in servizio, che hanno detto sì, perché un medico pronuncia il suo sì, quando tutti hanno paura. Sono giovani che hanno appena perfezionato il loro percorso e vanno in battaglia, con molte nozioni e poca esperienza.

Fino a ieri il bollettino dava il resoconto di 95 medici morti per l’epidemia di Covid-19: sono 26 gli infermieri morti e 6.549 i positivi. Sulla pagina dell’Ordine nazionale dei medici si legge una nota dedicata alle vittime: “A partire da marzo li riportiamo qui, sul Portale FNOMCeO, che resterà listato a lutto in loro memoria, in un triste elenco che viene via via aggiornato.“I morti non fanno rumore, non fanno più rumore del crescere dell’erba, scriveva Ungaretti – commenta il presidente, Filippo Anelli -. Eppure, i nomi dei nostri amici, dei nostri colleghi, messi qui, nero su bianco, fanno un rumore assordante. Così come fa rumore il numero degli operatori sanitari contagiati, che costituiscono ormai il dieci per cento del totale. Non possiamo più permettere che i nostri medici, i nostri operatori sanitari, siano mandati a combattere a mani nude contro il virus. È una lotta impari, che fa male a noi, fa male ai cittadini, fa male al paese””.

E su Facebook, anche dalla Sicilia, arriva l’eco di un’emergenza nazionale. Mogli che scrivono: “Mio marito esce all’alba e torna a casa la sera, con la preoccupazione sul volto”. Perché è normale sentirsi così se si combatte a mani nude.

Maurizio Ippoliti, medico palermitano che lavora in Piemonte, a una nostra domanda sulla paura aveva risposto: “Ogni mattina quando mi reco in ospedale, mi impongo di comportarmi come quelle forze dell’ordine che escono per presidiare un posto di blocco dando per scontato che potrebbero lasciarci la pelle. Lo fanno e basta e non ci pensano. E lo fanno per uno stipendio pari alla metà del mio”.

Tiziana Maniscalchi, direttore facente funzione al pronto soccorso dell’ospedale ‘Cervello’ di Palermo, raccontava: “Io ringrazio chi lavora con me. Nessuno molla. Nessuno prende una pausa. Un operatore si è fatto l’infarto mentre era con noi. La situazione è questa”.

Tante sono le testimonianze che rimangono nel cuore. Teo Pinto, medico della Samot: “Sto attento, vado con la mia mascherina e con i presidi che è possibile trovare, perché non sempre risulta facile”.

La lettera di Serena, infermiera a Villa Sofia: “Abbiamo paura? Certo che abbiamo paura. E ognuno di noi reagisce a suo modo. Ma se mi viene da scappare, faccio un passo in avanti. Mi mantengo razionale, controllo le mie procedure per eventuali errori. Se mi viene da rifiatare, mi ricordo subito che presto assistenza, che devo esserci. Non siamo eroi, siamo persone che hanno un preciso compito”.

La paura, sì. Ma quando qualcuno guarisce è come vincere lo scudetto. E si scattano foto, come è accaduto a Partinico, per celebrare il momento della quasi ritrovata serenità.

Poi i camici bianchi, in silenzio, ricominciano la lotta. Qualcuno, stremato, si addormenta in ospedale: è accaduto a un’infermiera la cui immagine dolce e tenace è stata vista da tutti ed è diventata un simbolo.

Ha ragione ancora una volta il dottore Toti Amato: “Siamo passati da categoria iper-criticata, attaccata spesso senza motivo, picchiata, vilipesa, uniformata in un ingeneroso giudizio collettivo, a essere chiamati eroi. Ripeto: non lo siamo. In Sanità ci sono tantissime persone perbene che lavorano senza risparmiarsi. E forse verrà il tempo di valutazioni più corrette, serene ed equilibrate”.

Speriamo che sia così.

Aggiornamenti

Altri tre medici hanno perso la vita per l’epidemia di Covid-19. Lo rende noto la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), che aggiorna costantemente l’elenco dei camici bianchi – in attività, pensionati e pensionati richiamati in servizio o comunque impegnati nell’emergenza – deceduti dall’inizio dell’epidemia. Sono i medici di famiglia Antonio De Pisapia e Massimo Bosio, e il chirurgo oncologo Francesco Cortesi. Il totale dei decessi sale a 103.

“Oggi ci è stato confermato il decesso di altre due infermiere impegnate sul campo contro il Covid-19, a Bergamo e Cremona”. Lo afferma all’ANSA la presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) Barbara Mangiacavalli, sottolineando che il bilancio dei decessi tra gli infermieri sale a 28. Aumentano pure i contagi: “Ne registriamo – rileva – tra 200 e 300 in più al giorno”.

LEGGI ANCHE

Villa Sofia, la lettera di Serena

Tanta fatica e a casa con la mascherina

Io medico palermitano al Nord

La strage dei camici bianchi

L’infermiera che lotta per noi

 

 


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI