Crocetta scrive a Calenda: |"Revocate l'accorpamento" - Live Sicilia

Crocetta scrive a Calenda: |”Revocate l’accorpamento”

Nel frattempo, la cordata che fa capo a Confcommercio ha inviato, una sorta di diffida bonaria all'assessore alle Attività Produttive Mariella Lo Bello.

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CATANIA – Questo accorpamento non s’ha da fare! Con protocollo 14.286 e la data di venerdì 9 giugno 2017 il presidente Crocetta è tornato alla carica e ha scritto – nuovamente – al ministro Calenda per sollecitare, perorare, sottoporre, ribadire persino che la questione della Camera del Sud Est, il famoso accorpamento tra Catania, Siracusa e Ragusa di cui si aspetta solo la convocazione del Consiglio da parte della stessa Regione Siciliana, è ancora aperta. E sembra quasi di essere tornati in epoca di manzoniana memoria con l’unica differenza che non si riesce a capire se il governatore della Sicilia sia Don Abbondio o Don Rodrigo.

Sei le righe, quasi nascosto il contenuto della lettera inviata alle 18.30 di ieri, tramite pec, al ministro Carlo Calenda (LEGGI IL DOCUMENTO) E in quelle righe un rimando preciso e senza dubbi a un’altra lettera che il ministro ha ricevuto il 3 febbraio. Eppure, a distanza di quattro mesi Rosario Crocetta chiede le stesse cose: ritornare sui passi dell’accorpamento del Sud Est e giocare – adesso, ora – l’ultima carta che resta al ministro: portare la revoca del decreto del 25.09.2015 in Consiglio dei Ministri. Carta che in effetti il ministro ha e che, nell’eventualità dovrebbe concretizzare entro il 24 giugno – cioè entro 30 giorni dal parere della Conferenza Stato Regioni – ma che sarebbe, diciamo così, fuori luogo da un punto di vista normativo. “Ritengo l’attuale ministro troppo intelligente per fare una cosa del genere – ha commentato Pietro Agen, presidente regionale di Confcommercio -. Credo che abbia già forzato moltissimo portando la questione in Conferenza Stato-Regioni. Andare oltre lo riterrei una forzatura eccessiva”.

Eppure il presidente Crocetta ci riprova ribadendo una richiesta che non calcola minimamente ciò che è successo in questi ultimi quattro mesi. E cioè:

1) La consulta delle Regioni non ha raggiunto l’intesa sulla richiesta di Crocetta. Cioè ha rifiutato la richiesta della Regione Siciliana con cui si dava voce solo ai desideri del territorio di Siracusa. Dove con territorio non intendiamo indicare la Camera di Commercio di Siracusa la quale, fino a questo momento, non ha nessun atto attivo con chiede la revoca dell’accorpamento.

2) La ratifica della non-intesa delle Regioni da parte della Conferenza Stato Regioni. In altre parole il ministro ha ratificato il parere delle Regioni e lo ha accettato.

3) UnionCamere ha votato il nuovo piano di accorpamento delle Camere italiane riducendo a 59 il numero totale. In effetti qualche passaggio anomalo c’è stato perché nella prima stesura le tre Camere del Sud Est si trovavano in tre righe diverse quasi rappresentassero tre enti separati (con un totale quindi di 62 Camere), poi tutto è stato corretto e Catania, Siracusa e Ragusa sono state raggruppate in un solo rigo. Eppure un’anomalia continua a esserci ed è stata oggetto di contestazione da parte del presidente di Ragusa, Peppino Giannone. Solo per l’accorpamento del Sud Est viene specificato “in corso di definizione”.

Mentre Crocetta chiede al ministro di intervenire, altri hanno già scritto proprio alla Regione per chiedere conto e ragione. Dopo mesi di silenzio e di attesa, infatti, la cordata che fa capo a Confcommercio ha inviato, pochissimi giorni fa tramite pec, una sorta di diffida bonaria all’assessore alle Attività Produttive Mariella Lo Bello con cui si chiede «di convocare, senza alcuna esitazione, i componenti del Consiglio della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Catania, Ragusa e Siracusa della Sicilia Orientale, nominato dal Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta con DPR n. 694 del 30 Dicembre 2016, per consentire l’insediamento degli stessi i quali procederanno alla nomina del Presidente camerale cosi come dispone l’attuale normativa di legge, ponendo fine a tutti i maldestri tentativi – ultimo dei quali la richiesta di controparte di rimandare la sentenza al TAR al quale si erano rivolti – perpetrati da taluni, anche di matrice istituzionale, tendenti a inficiare un processo elettorale il cui esito non gli è stato favorevole».

 


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