E quei ragazzi dissero: | "Mamma, non torno a casa" - Live Sicilia

E quei ragazzi dissero: | “Mamma, non torno a casa”

foto d'archivio

Le storie dei ragazzi siciliani che sono rimasti al Nord.

Coronavirus
di
11 Commenti Condividi

PALERMO– Lui è siciliano, ha ventitré anni, ma lavora ‘su’, al tempo del Coronavirus. Poteva prendere il treno o l’aereo. Ma poi ha preso la sua decisione e ha comunicato: “Mamma, per il vostro bene e per quello di tutti non torno a casa”.

Il cuore di una madre e il cuore di un figlio hanno comunicato via chat, con tutto l’amore  e tutta l’apprensione, mentre i treni carichi dal Nord portavano ragazzi e ragazze e non solo loro verso l’Isola in cui sono nati.

Lui ha scritto: “Non me la sento di scendere, è asintomatico, sto a contatto con tante persone”. Lei ha risposto: “Agisci come ritieni più giusto. Vorrei averti qui per proteggerti, ma purtroppo non si può”. Lui: “Non vi preoccupate per me, rimanete a casa e non state in contatto con nessuno”. La mamma, a quel punto, ha messo in chat un cuore gigante. E, senza nome, per tutelare la privacy, al telefono racconta; “E’ stato difficile, ma non si poteva fare altrimenti. Il mio ragazzo è forte, sa che io e mio marito gli vogliamo un mondo di bene e lui lo stesso. Quando finirà, ci riabbracceremo”.

Sono storie profondamente umane. Di quella umanità che, in qualche caso, non sempre, si dimostra preziosa in tempi estremi. Genitori e figli lontani che hanno scelto di sopportare il distacco. Come quel papà che sempre in chat racconta: “Mia figlia era in aeroporto. All’ultimo ha preferito non partire. L’amo tantissimo questa mia ragazza coraggiosa e sono fiero di lei. Chissà se sono stato un bravo padre”. La risposta appare scontata.

 


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

11 Commenti Condividi

Commenti

    gli ospedali al Nord sono allo stremo ed allo stress totale, al Sud questa fase è Normale gestione allo stremo e stress totale, quindi una cosa del genere al SUD diventa apocalittico.

    Buongiorno, sono un padre ed anch’io voglio testimoniare che ci sono ragazzi veramente maturi che già a 20 anni sanno prendere delle decisioni non facili.
    Mio figlio ha deciso, nonostante noi volevamo che tornasse in Sicilia, di rimanere a Roma da solo e………………….. speriamo bene.
    Che Dio ci aiuti

    Posso capire benissimo la situazione, anche io ho un figlio di 22 anni che lavora al nord ed è rimasto li. Non lo vediamo da natale e la preoccupazione per noi genitori è tanta anche se cerchiamo di non trasmettere ulteriore ansia a lui stesso. E’ una situazione difficilissima per tutti però se facciamo il nostro dovere osservando con responsabilità quelle che sono le direttive delle autorità ne verremo fuori e al più presto potremo abbracciare i nostri cari più forti di prima. ANDRA’ TUTTO BENE.

    Andrà’ tutto bene…Anche noi abbiamo due figli, uno a a Torino ed una ragazza in Erasmus in Slovacchia. Tanta ansia per noi genitori….Forza, Stiamo a casa e andrà’ tutto bene….

    Giovani ,Intelligenti, con tanta responsabilità è maturi, valori che ereditano da genitori responsabili. Complimenti.

    Bravi, anzi bravissimi! La stessa cosa non si può dire di quelle migliaia di incoscienti che sono scappati, in tanti si sono registrati e osservano la quarantena ma, purtroppo si sospetta che molti non l’abbiano fatto. Inqualificabili!

    Mio figlio è rimasto a Bologna, è dura per noi genitori. In tempi non sospetti gli avevo chiesto di decidere se restare o tornare, ha deciso di restare. Ho condiviso a malincuore la scelta, ha 20 anni ma ha deciso così. Non aggiungo altro…….

    La decenza della responsabilità fa onore a tutti i nostri figli che, grazie ai valori e all’educazione che hanno ricevuto, sono stati prodighi a non lasciarsi travolgere dai sentimenti e dalla paura,anche se per molti, le scelte sono state tradite dalla disperazione della mancanza di lavoro o da genitori che non avrebbero avuto la possibilità di mantenerli fuori casa. Che Dio ci salvi e ci dia la forza di restituirci la gioia di ricominciare.

    Talvolta la disperazione e la solitudine economica dovuta alla perdita del lavoro diventa la protagonista delle nostre colpe irresponsabili.

    Mia nipote di 26 anni vive e lavora in provincia di Monza. Ai primi di marzo aveva in tasca il biglietto aereo Bergamo-Catania ma, un paio di giorni prima della partenza, ha fatto sapere che aveva annullato la prenotazione: nell’azienda dove lavora ci sono stati dei casi di coronavirus, hanno fatto la sanificazione e hanno ricominciato a lavorare, ma la famiglia continua ad essere giustamente preoccupata. Il padre, mio fratello, non ci dorme la notte, ma a lei non ha detto nulla per non aggiungere altra angoscia.

    Mia figlia Gaia è rimasta su a Verona. Ci sentimmo telefonicamente intorno a fine febbraio, quando ancora non c’erano misure restrittive. Insieme concordammo, per puro senso civico, di tenerci lontane. Gaia non lavora, sta su perché essendosi laureata lo scorso anno, frequenta lì la Scuola di magistratura. Adesso segue le lezioni online, è chiusa in casa. Siamo fiere di ciò che abbiamo deciso, ma la mancanza è forte e l’incertezza è tanto amara. Viviamo tra messaggi e videochiamate. E tante lacrime nel silenzio surreale di queste notti d’angoscia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *