Elezioni comunali, il centrodestra arretra in Sicilia: resa dei conti

Il centrodestra arretra e nella coalizione parte il ‘redde rationem’

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LE AMMINISTRATIVE
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PALERMO – Il day-after delle elezioni amministrative rischia di fare esplodere il centrodestra siciliano. Davanti ai risultati negativi provenienti dalle urne, nella coalizione che governa la Regione si è aperto il redde rationem, con accuse reciproche sulle divisioni interne che hanno aperto la strada ad alcuni successi del centrosinistra.

Miccichè: “Centrodestra siciliano in crisi profonda”

Il primo a dare fuoco alle polveri è Gianfranco Miccichè: l’ex presidente dell’Ars parla apertamente di una “crisi profonda che non può più essere sottovalutata”. Gli fa eco il commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo, che lancia un incontro tra i coordinatori regionali per fare il punto della situazione.

Gelo Mpa: “C’è chi ha lavorato contro la coalizione”

Il clima non è tra i più idilliaci: a certificarlo è una nota tagliente del Movimento per l’autonomia: “Arduo, oggi, immaginare un sereno confronto al tavolo regionale di maggioranza con chi ha operato per frantumare la coalizione”. Parole alle quali la Lega in serata risponderà: “Chi sta provando ad alzare la tensione non è certamente amico del centrodestra, pretendiamo rispetto dagli alleati”.

I flop del centrodestra alle elezioni amministrative

La tensione nel centrodestra si innalza precipitosamente quando nelle segreterie dei partiti si conclude l’analisi del voto. Centrodestra fuori dalla stanza dei bottoni nei comuni di Marsala e Barcellona Pozzo di Gotto, al ballottaggio in extremis ad Agrigento e costretto al secondo tempo per tentare di conquistare Bronte.

Il voto di Messina

Emblema del momento ‘no’ della coalizione il voto di Messina. Se la rielezione di Federico Basile, fedelissimo di Cateno De Luca, era pressoché scontata, sono i numeri delle liste che accompagnavano Marcello Scurria a fare riflettere. Fratelli d’Italia è il primo partito della coalizione con il 7,6%, seguito da Mpa-Grande Sicilia (7,5%) e dalla Lega rappresentata nella città dello Stretto dal coordinatore regionale Nino Germanà (5,1%). Da dimenticare il risultato di Forza Italia, fuori dal consiglio comunale con il 3,5%.

Federico Basile
La festa di Federico Basile a Messina

Il centrodestra ora sfoglia la margherita di De Luca

Da Messina passa anche il ragionamento espresso con chiarezza, e altrettanta schiettezza, da Miccichè. “A livello nazionale la coalizione continua a dimostrare solidità e capacità di vittoria, in Sicilia attraversa una crisi profonda che non può più essere sottovalutata”, le parole del deputato regionale Mpa-Grande Sicilia. La ricetta? “Il confronto con Cateno De Luca”, il cui risultato elettorale “non si può sottovalutare”.

Si riapre così il capitolo del rapporto tra il centrodestra e il sindaco di Taormina leader di Sud chiama nord. De Luca non ha ancora deciso con quale dei due schieramenti accasarsi, consapevole di essere ago della bilancia decisivo in alcuni territori e di avere in questa sua strategia anche sponde importanti all’interno di Fratelli d’Italia.

Il ballottaggio di Agrigento

Sul futuro rapporto con Sud chiama nord il centrodestra deciderà, ma intanto c’è da fare i conti con le spaccature di queste elezioni amministrative. La massima espressione di questa situazione ad Agrigento, dove per un soffio il candidato del campo largo Michele Sodano non ha centrato l’elezione al primo turno.

Toccherà al neofita Dino Alonge provare a salvare la casella di Palazzo dei Giganti per il centrodestra: una partita che è tutta nelle mani dell’avvocato cui Fratelli d’Italia, Forza Italia, Mpa e Udc hanno affidato le sorti della battaglia elettorale all’ombra dei templi. Le cinque liste di Alonge, però, sono già tutte dentro al consiglio comunale, quindi non ci sarà alcun premio di maggioranza ad innescare l’attivismo degli aspiranti consiglieri.

elezioni Agrigento Sodano e Alonge
Michele Sodano e Dino Alonge si sfideranno al ballottaggio di Agrigento

Le buone notizie per il centrodestra siciliano

La coalizione che governa la Regione Siciliana perde anche Barcellona Pozzo di Gotto, dove a vincere è De Luca con la sua Melangela Scolaro, ma si consola confermando i sindaci uscenti ad Augusta e Milazzo (Giuseppe Di Mare e Pippo Midili).

Qualche sorriso per il centrodestra arriva anche da Carini, in provincia di Palermo, dove Rosa Covello interrompe i dieci anni di amministrazione a trazione centrosinistra, e da Ribera. Nella cittadina agrigentina il capogruppo della Dc all’Ars, Carmelo Pace, fa il pienone sfiorando il 55% e tornando sindaco. Poca cosa, ad onore del vero, se si pensa alla perdita più grave registrata dalla coalizione in queste Amministrative: Marsala.

Il centrodestra cede Marsala

Anche nel capoluogo lilibetano sono state le divisioni del centrodestra a favorire Andreana Patti. L’ex assessora della giunta tranchidiana di sinistra a Trapani ha vinto con una coalizione che aveva qualche innesto proveniente dalla sponda avversaria.

Massimo Grillo, sindaco uscente che aveva al suo fianco soltanto l’Udc, raggiunge un 33,4% di tutto rispetto mentre sono i partiti del centrodestra a leccarsi le ferite. Forza Italia, Lega, Mpa Fratelli d’Italia raccolgono insieme il 21,8 per cento dei voti. Batosta pesantissima per la candidata Giulia Adamo: 15,3%.

La neo sindaca di Marsala Andreana Patti

A Bronte Castiglione costretto al ballottaggio

A Bronte, dall’altro lato della Sicilia, lo scenario non cambia: anche questa volta la Lega di Luca Sammartino, come ad Agrigento, si trova su un’altra sponda rispetto ai partiti della coalizione. Giuseppe Castiglione, deputato d Forza Italia e genero dell’ex senatore e sindaco uscente Pino Firrarello, è costretto così al ballottaggio. Se la vedrà con l’esponente di Controcorrente Giuseppe Gullotta, mentre la candidata di Sammartino, Giovanna Caruso, è finita terza.

La Lega nel mirino degli alleati

La Lega, che in molti territori ha fatto partita a sé, finisce così nel mirino degli alleati. La nota del coordinamento regionale Mpa-Grande Sicilia è schietta e gelida, in perfetto stile lombardiano, toccando un altro nervo scoperto: il pesante ko di Enna davanti allo strapotere di Crisafulli. “Ad Agrigento una vittoria sicura è stata compromessa dalla scelta della Lega di sostenere una candidatura, ferma al 14%, nonostante la leale apertura del candidato Alonge – si legge -. Per tacere di Enna laddove Prima Enna (Lega DC-nuova) si è schierata col sindaco della sinistra”.

Il redde rationem nel centrodestra siciliano

Sotto al cielo plumbeo del centrodestra parte così il chiarimento a colpi di comunicati stampa. Subito dopo Miccichè, infatti, arriva la voce di Minardo che chiama a raccolta i suoi pari grado degli altri partiti. “Ci vedremo nei prossimi giorni per fare il punto”, assicura. Poco dopo arriverà la risposta del Mpa.

Cruenta anche la lettura dei dati fatta da Tomarchio: “In questi anni si è lavorato tanto, si è prodotto molto, eppure litigi e scandali continuano a offuscare i risultati – scrive sui social -. Forse in Sicilia dovremmo ridare subito la parola agli elettori, mettendo fine a questo logoramento e facendoci giudicare dai cittadini”.

Per la Lega parla Germanà, che dopo avere analizzato il dato del partito (esame Amministrative superato “a pieni voti”) sottolinea: “Va fatta una riflessione nel centrodestra perché la vittoria del centrosinistra in alcune realtà è il frutto di una mancata sintesi nella nostra coalizione”.

Da Fratelli d’Italia parla la parlamentare nazionale Carolina Varchi, che ragiona così su Facebook: “Il centrodestra in Sicilia perde quando si divide, quando fa scelte dettate da personalismi e veti incrociati da cui derivano coalizioni a perimetro variabile”. E ancora: “Il centrodestra non convince quando costruisce strane alleanze e inventa candidature a pochi mesi dal voto”. Secondo Varchi ora la coalizione “deve abbandonare le tendenze autolesioniste”.

E c’è chi, come il deputato azzurro Salvo Tomarchio, pur consapevole dei risultati raggiunti dal governo, taglia la testa al toro e avanza l’ipotesi di un voto anticipato per stoppare lo stillicidio iniziato con i ko all’Ars e poi proseguito con il referendum e il voto delle Comunali.

Prese di posizione e puntualizzazioni che non preannunciano tempi sereni per le prossime votazioni all’Ars. Davanti a questo scenario il conclave del centrodestra lanciato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza con una intervista su LiveSicilia rischia di trasformarsi in una resa dei conti con vista sulle elezioni regionali.


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