Nino Minardo e l'unità difficile

Essere Nino Minardo: telefonate e fatica in mezzo alle correnti

Nino Minardo
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Il lavoro del commissario regionale di Forza Italia
IL CENTRODESTRA, FOCUS
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Essere Nino Minardo non è come essere Anthony Barbagallo, a prescindere dalle naturali incompatibilità di fazione. Il segretario siciliano del Pd affronta il suo percorso politico irto di spine da molti più anni. Il commissario regionale di Forza Italia – soltanto per l’ultimo incarico, essendo, di suo, uomo di esperienza – si trova relativamente da poco in zona d’operazioni. Le mediazioni si somigliano, i contesti no.

Contro gli ‘autolesionisti’

Ovviamente, Minardo – proprio come Barbagallo – ha i suoi grattacapi nel ridurre a sintesi una coalizione riottosa. Qualche tempo fa, ha tuonato: “Non parteciperò al gioco da autolesionisti di chi continua ad alimentare sui giornali un dibattito, inesistente nelle sedi opportune, su candidature, auto endorsement e identikit vari”.

Di recente:Vogliamo costruire un partito sempre più forte, più organizzato, più radicato e più capace di interpretare le esigenze dei siciliani. Forza Italia deve essere sempre di più il punto di riferimento dei moderati: una comunità politica seria, credibile, aperta, capace di dare spazio al merito, alle idee e a una nuova classe dirigente. I giovani devono avere spazio e devono poter dare il loro contributo alla crescita del partito e della Sicilia”. Basterà?

Centrodestra e centrosinistra

C’è una differenza importante che scorre reciprocamente e descrive i malesseri convergenti, ma diversi, dei due schieramenti. Una diversità essenziale.

Nel centrosinistra, tutto è declamato, gridato e concitato. Ognuno che si alzi una mattina, per candidarsi o per ‘cantarle’ a qualcun altro, telefona al primo cronista disponibile, per esprimere i sensi del suo corrucciato stato d’animo.

Nel centrodestra, tutto è quasi sussurrato, etereo, appiccicato con i distinguo, nascosto. Ci sono ferme prese di posizione, certo. Ma, al contrario dell’altro campo, le ambizioni più eclatanti vengono schermate in un gioco di specchi. Se parli col giornalista, salvo qualche rara eccezione, non ci hai mai parlato. Poi, le contraddizioni deflagrano all’Ars.

Mediazioni, Cateno, telefonate…

Ecco perché il compito di chi sta in mezzo alle correnti contrapposte può configurarsi con difficoltà alternative. Non si tratta di prendere atto dell’ultima intervista, del fresco comunicato, e mettere una pezza con un altro comunicato o con un’altra intervista, curando, al tempo stesso, il retroscena.

Nino Minardo conta, soprattutto, sulle telefonate personali, sulla sua valigia da rabdomante, intrattenendo rapporti politici a vario titolo. Non ha un Ismaele La Vardera che è già partito lancia in resta. Ma ha un Cateno De Luca in forma di ‘convitato di pietra’, da decifrare.

Lo immaginiamo, esausto, a fine giornata, mentre – ed è già tardi – scocca la telefonata conclusiva del tortuoso saliscendi quotidiano. Bisogna stare attentissimi a non confondersi, per umanissima stanchezza. Metti che sei convinto di parlare con Renato Schifani, invece sei al cellulare con Giorgio Mulè…

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Il premio di una simile fatica d’Ercole? La soddisfazione del dirigente che compatta ciò che era diviso, se ci riesce. C’è chi lo riconosce. Domani o dopodomani un biglietto per Palazzo d’Orleans? Comincia a pensarlo qualche interno ardimentoso e noi, debitamente, registriamo.

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