Dimissioni del sindaco, come si ventilava l’altra sera a Sala delle Lapidi? Una fuga dopo il tracollo della Gesip? Dalle colonne di “Repubblica”, Diego Cammarata, invece, rilancia la sua sfida. Oggi l’incontro romano sul piano salva-Gesip. Cammarata dice: “Resterò al mio posto fino a quando non risolverò la vertenza”. E se da Roma non arrivassero le risorse? “E’ un’ipotesi che nemmeno prendo in considerazione – ribatte Cammarata – perché sarebbe contro la ragione e il buonsenso. Non si tratta di un regalo, ma di un piano che prevede sacrifici enormi per il Comune. (…) Un contributo statale che dovrebbe azzerarsi, progressivamente, in cinque anni: il Comune di anno in anno risparmierà, bloccando il turn over anche nelle ex municipalizzate e fermando le progressioni in carriera. E’ previsto pure l’incentivo all’esodo volontario dietro pagamento di un bonus. Sacrifici pesanti, ma inevitabili per sanare i danni commessi dalle precedenti amministrazioni”.
Il destino? “Non me ne andrò fino a quando non risolvo tutto. A volte sento un po’ di amarezza. Forse, se avessi amministrato in modo più allegro avrei potuto contare su un aiuto straordinario, come accaduto per esempio al Comune di Roma (…). Chi pensa di spingermi alle dimissioni con atteggiamenti di ostruzionismo, rimarrà deluso”.
