Il capomafia è tornato | Summit Caporrimo-Lo Piccolo - Live Sicilia

Il capomafia è tornato | Summit Caporrimo-Lo Piccolo

I due boss si sono scambiati il testimone in un incontro segreto

DAL MENSILE "S"
di
3 Commenti Condividi

PALERMO – Si sono incontrati per il passaggio del testimone. Un faccia a faccia fra Giulio Caporrimo e Calogero Lo Piccolo organizzato nel maggio di due anni fa. È il periodo in cui i boss di San Lorenzo erano entrambi liberi.

Ora che Lo Piccolo si trova detenuto al 41 bis, mentre Caporrimo se ne va in giro per fine pena è ai quei giorni del 2017 che si deve guardare per trovare la chiave dei segreti della mafia di oggi e di domani a cui il nuovo numero del mensile S in edicola dedica un’inchiesta

Caporrimo nel maggio scorso ha finito di scontare il residuo di pena che nel settembre del 2017 lo aveva riportato in cella. La sua scarcerazione è arrivata prima del previsto. Fra il nuovo arresto e la successiva, e definitiva, scarcerazione sono trascorsi dei mesi decisivi per gli assetti futuri di Cosa Nostra.

Fedelissimo dei Lo Piccolo, Caporrimo ha stretto alleanze importanti in carcere. Nel febbraio 2011 fu lui ad organizzare un vertice a Villa Pensabene, ristorante-maneggio allo Zen. Pochi mesi dopo sarebbero scattate le manette per trentasei persone al vertice dei mandamenti di Tommaso Natale-Resuttana, Brancaccio e Boccadifalco Passo di Rigano.

È stato l’arresto di Caporrimo a convincere, secondo gli investigatori, Calogero Lo Piccolo a rientrare in città. Ad accelerare il suo ritorno in campo nella stagione preparatoria che ha preceduto la convocazione, nel maggio dell’anno scorso, della nuova Commissione provinciale di Cosa Nostra, azzoppata dalla Procura di Palermo e  dai carabinieri.

Nei sette mesi, da febbraio a settembre 2017, in cui ha avuto libertà di movimento, ma con la certezza che il ricalcolo della pena sarebbe arrivato presto, Caporrimo è stato molto attivo.

Calogero Lo Piccolo è stato scarcerato il 9 giugno 2016. Si è stabilito a vivere ad Alghero, in Sardegna, fino al 6 aprile 2018, data in cui è rientrato a Palermo. Prima aveva il divieto di avvicinamento in Sicilia. Poco prima della scarcerazione i carabinieri, il 1 maggio 2016, hanno monitorato la presenza nel capoluogo siciliano di Cristina Lo Cicero, la donna che Calogero Lo Piccolo ha sposato durante la detenzione nel carcere di Sassari. L’auto intestata a Lo Cicero, una Lancia Y, viene fotografata all’ingresso del cortile della casa di Francesco Paolo Liga, figlio di Tatuneddu (il boss ergastolano che bruciava le vittime nel forno della sua villa in fondo De Castro), che allora era considerato il reggente del mandamento di San Lorenzo. Sarebbe stato da lì a poco arrestato e poi condannato.

Quella visita è stata preceduta, il 27 aprile, dal colloquio carcerario della moglie con Lo Piccolo. Cosa si sono detti la donna e Liga? Nel mese di maggio 2017 a Calogero Lo Piccolo è stato concesso un permesso per recarsi a Palermo in occasione della nascita del figlio. I carabinieri non potevano farsi sfuggire l’occasione investigativa. Non è stato facile monitorare l’incontro. I protagonisti hanno fatto di tutto per tenersi al riparo da occhi indiscreti. I carabinieri sono stati bravi ad eludere i loro accorgimenti.

Il 24 maggio 2017 Giulio Caporrimo e Calogero Lo Piccolo hanno avuto l’opportunità di parlarsi. Caporrimo è partito dalla lavanderia Oscar, l’attività di famiglia. Lo Piccolo si è messo dalla casa del suocero. Alle 17:13 i carabinieri hanno fotografato Caporrimo in bici che incrocia Lo Piccolo lungo la stradina che porta alla riserva di Capo Gallo. Hanno parlato fuori dalle inquadratire fino alle 18:02

Di cosa hanno discusso? Due mesi prima è stata intercettata una conversazione fra Francesco Caporrimo, figlio di Giulio, e Amedeo Romeo, organico alla famiglia di Tommaso Natale. Romeo è da sempre un fedelissimo di Caporrimo. C’erano entrambi il 7 giugno 2011, all’incontro organizzato in un ristorante con Giuseppe Di Giacomo, boss di Palermo Centro poi morto ammazzato, i boss di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio, Tommaso Di Giovanni e Nicola Milano, e il bagherese Antonino Zarcone. Nei mesi successivi a quello scatto Romeo è stato scambiato per Cesare Lupo, esponente del mandamento di Brancaccio. I due si somigliano parecchio.

Romeo, intercettato mentre parlava con Francesco Caporrimo, si mostrava ottimista. Gli equilibri stavano per volgere a loro favore: “… forse non hai capito che ora abbiamo il vento in poppa… ora forse non lo hai capito” . Caporrimo jr faceva riferimento a qualcuno in procinto di “scendere”. Chi se non Calogero Lo Piccolo era l’uomo che stava per tornare a Palermo? Il mensile S dedica un ampio servizio all’incontro fra i boss.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

3 Commenti Condividi

Commenti

    Faccio un appello a tutti i commercianti e gli imprenditori Palermitani che ancora pagano il pizzo denunciate i mafiosi che vi fanno le estorsioni e fatelo con le denunce di massa cioè con le denunce collettive in ogni quartiere di Palermo,e andate tutti prima da addiopizzo per constatare che siete già in tanti a rivolgervi da addiopizzo e poi fate tutti le denunce di massa cioè le denunce collettive contro i mafiosi in ogni quartiere di Palermo ossia il mio auspicio è che in ogni quartiere di Palermo ci siano tanti commercianti e imprenditori che facciano le denunce di massa cioè le denunce collettive contro gli uomini del disonore(io li chiamo così perchè sono gentaglia e delinquentacci che hanno un senso distorto dell’onore) appartenenti a cosa nostra Palermo

    Per i reati di mafia o commessi da mafiosi non deve esistere alcun diritto civile, nessuna possibilitá di sconti di pena con giudizi abbreviati e menáte del genere.
    La pena é 20anni? É 30anni? Bene, si devono scontare TUTTI dentro la casa di reclusione.
    Queste metástasi vanno curate e rimosse da un paese civile, con metodi durissimi.
    A tornare indietro c’é sempre tempo, ma ora abbiamo una giustizia molle, con troppi pareri, orientamenti, discrezionalitá e garanzie per i cattivi.

    Ministro dell’interno SALVINI, quando inizieremo a vederti a fare bombardamenti mediatici contro le mafie?o perdi solo tempo contro i cattivoni che arrivano ogni tanto?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *