Il catanese Turi Rapisarda |in mostra a Palermo

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Foto-simbolo dei nuovi (e vecchi) emigranti, documenti-metafora che raffigurano le tragedie di un mondo che si vorrebbe globalizzato e che invece produce sempre più solitudine ed alienazione

corpi speciali
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CATANIA – Fotografo dai mille talenti, Turi Rapisarda scardina i luoghi comuni dell’idea di ritratto. E parla di “ultimi” in un “mondo scomodo”. Sono loro – forse noi stessi – quei “corpi speciali” costretti come evidenzia la cronaca di ogni giorno a snaturarsi, ad uscire dal proprio habitat per “impiantarsi” in nuove realtà. Foto-simbolo dei nuovi (e vecchi) emigranti, documenti-metafora che raffigurano le tragedie di un mondo che si vorrebbe globalizzato e che invece produce sempre più solitudine ed alienazione.

E così, la serie “Piante” racconta chi lascia la propria realtà per “provarci” altrove, chi perde le proprie radici e viene trapiantato in un vaso “altro”; e la serie “Autoabbracci” invece sottolinea la carenza di affetti dell’uomo moderno che può avere 1000 “amici” su Facebook e 500 followers su Twitter ma si scopre costretto ad abbracciarsi da solo. Inaugurazione, giovedì 14 novembre 2013 alle ore 19. La mostra è visitabile fino al 15 dicembre da giovedì a sabato (dalle 16 alle 20). Ingresso gratuito.

Turi Rapisarda, catanese di nascita, torinese d’adozione, è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Torino sezione Scenografia; sin dalla metà degli anni ’70 ha preso parte a numerose esposizioni in Italia e all’estero, scegliendo spesso luoghi non istituzionali, sfidando i luoghi comuni borghesi, e le scelte facili e consumistiche. Artista di nicchia, Rapisarda è stimato dalla critica nazionale più severa (Francesca Alfano Miglietti ne è un esempio). La mostra nasce da un’idea di Davide Bramante. Le fotografie sono realizzate in bianco/nero e stampate su carta cotone da negativo (dimensioni variabili).

“Turi sa che l’arte e la realtà si influenzano a vicenda, le sue opere scelgono la frammentarietà, l’introspezione e la soggettività, in un atlante di orizzonti sentimentali che rappresentano piccole realtà, microcosmi personali nutriti di emozione, di intimità, della fragilità del sentire” (Francesca Alfano Miglietti, critico d’arte, scrittrice e saggista)

 

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