CATANIA – Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, pochi minuti fa, il geologo Giovanni Barbagallo e l’ingegnere Mariano Incarbone, chiamati a testimoniare dalle difese nel processo a carico dell’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo. “Sono imputati di reati connessi- hanno spiegato i legali del fondatore del MPA- non rispondere è loro diritto”.
Resta invariata la strategia difensiva, tutta tesa a dimostrare la natura esclusivamente politica dei rapporti ricostruiti dal maggiore dei Ros Lucio Arcidiacono agli atti dell’indagine coordinata dalla Dda etnea. In udienza, dinanzi al giudice Marina Rizza, erano presenti i sostituti procuratori Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito e Antonino Fanara.
Incarbone e Barbagallo sono due testimoni di peso, entrambi condannati per concorso esterno in associazione mafiosa in rito abbreviato nel processo “Iblis” lo scorso 22 settembre. A Giovanni Barbagallo è stata inflitta una condanna a 9 anni e 4 mesi. Secondo l’accusa, era l’elemento di collegamento tra i fratelli Raffaele e Angelo Lombardo e i vertici della famiglia Santapaola- Ercolano. Il geologo si è presentato in udienza in compagnia dei familiari, visibilmente provato per le precarie condizioni di salute.
Mariano Incarbone, invece, è un imprenditore ennese socio di maggioranza di Icob Italia Costruzioni e Coesi costruzioni generali, le due aziende che si sono aggiudicate nel 2006 l’appalto da 21 milioni di euro per la costruzione del parcheggio Sanzio. Ma Incarbone, cugino del boss Filippo La Rocca vice- rappresentante di Cosa Nostra ennese, è stato anche uno dei finanziatori del Movimento per L’Autonomia nel 2008. “C’era un movimento che voleva occuparsi della Sicilia- ha spiegato a LiveSiciliaCatania l’ingegnere di San Cono- Non sono stato l’unico a finanziarlo, ma alla fine mi ha deluso”.
Incarbone, che si è anche avvalso della facoltà di non rispondere nell’udienza del processo “Iblis” del 22 settembre scorso, aspetta ora l’esito del processo d’appello. “Su di me tutte balle- ha detto- mi ha trascinato in questa storia Francesco Agnello di Palermo”. Raffaele Lombardo, al termine dell’udienza, ha incontrato in cronisti: “I finanziamenti di Incarbone? Tutto alla luce del sole, certificato dai bilanci del Movimento che sono pubblici. Si trattava- ha concluso- di rapporti politici, non di altra natura”.
La prossima udienza, tra due settimane, vedrà la deposizione di nuovi teste. Si tratta di Vincenzo Basilotta (VIDEO), imprenditore del movimento terra condannato in primo grado nel processo “Dionisio” per concorso esterno in associazione mafiosa, e del neo-pentito di Cosa Nostra catanese, Giuseppe Mirabile. “A entrambi- ha detto il legale di Lombardo, Alessandro Benedetti- chiederemo di smentire le ipotesi dell’accusa in merito alla destinazione del ‘pizzo’ per la costruzione del centro commerciale in contrada Pigno”. Il riferimento è a una presunta dazione di denaro, da parte di Cosa Nostra etnea, a beneficio della campagna elettorale di Raffaele Lombardo per le elezioni regionali del 2008. Le due deposizioni chiuderanno la fase istruttoria del processo in rito abbreviato. La parola, a quel punto, passerà alla pubblica accusa rappresentata dai Pm Antonino Fanara e Agata Santonocito.
Francesco Agnello ha fatto sapere di aver dato mandato all’avv. Caleca di Palermo di querelare Mariano Incarbona “perchè – spiega – le dichiarazioni rese dallo stesso sul mio conto alla stampa a margine del processo Lombardo a Catania sono false”.

