Inchiesta Arata, Pierobon dai pm |"Spero di aver chiarito tutto"

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L'assessore regionale sentito per due ore come persona informata sui fatti nell'inchiesta sugli affari di Arata e Nicastri

PALERMO – Alberto Pierobon è un teste chiave. Per questo i pubblici ministeri di Palermo lo hanno convocato oggi pomeriggio al Palazzo di giustizia nella veste di persona informata sui fatti.

L’inchiesta è quella sugli affari di Vito Nicastri e Paolo Arata nel settore delle energie alternative. L’assessore regionale all’Energia aveva intuito qualcosa o peggio, come è emerso dall’audizione di alcuni suoi colleghi, avrebbe fatto pressioni affinché i due ottenessero il via libera ai loro impianti? Via libera che alla fine, però, non arrivò.

Paolo Arata, prof universitario ed ex consigliere della Lega per i temi energetici, si è dato un gran da fare per ottenere il via libera alla realizzazione di due impianti di biometano, in società con Vito Nicastri, il “re del vento” in affari con la mafia. Nicastri ha patteggiato una condanna a due anni e dieci mesi di carcere, mentre Arata è ancora sotto processo insieme ai funzionari regionali che avrebbero intascato le mazzette.

Le autorizzazioni per gli impianti sono state bloccate all’assessorato al Territorio. Ed è proprio l’assessore al Territorio e ambiente, Toto Cordaro che il 28 novembre scorso, sentito pire lui come testimone, spiegò al procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e al sostituto Gianluca De Leo, che Arata gli disse che in quel periodo erano pendenti due progetti per costruzione di impianti di biometano, progetti avanzati da una società riconducibile proprio ad Arata. Mi chiese espressamente di ottenere un provvedimento di non assoggettabilità alla Via da parte della Commissione specialistica”.

La Valutazione di impatto ambientale era necessaria e Arata, ha raccontato Cordaro, “in sostanza mi chiese di intervenire nelle attività della commissione orientando in qualche modo la decisione”. Voleva aggirare l’ostacolo.

Dopo Arata qualcun altro iniziò ad attivarsi. Era un collega di giunta di Cordaro: “L’assessore all’energia Alberto Pierobon, a iniziare dall’autunno del 2018, iniziò a invitarmi e più volte a sollecitare gli uffici competenti ed evadere la pratica di Arata. L’impressione che ebbi è che Pierobon desse per scontato che la commissione si esprimesse nei termini evoluti da Arata”. Una volta “Pierobon, insieme a Paolo Arata, mi venne a trovare all’inizio di una seduta parlamentare chiedendomi ancora una volta della pratica pendente e sollecitandomene ancora una volta la definizione”.

L’esito non cambiò, sia l’impianto di Francofonte che quello di Gallitello dovevano ottenere la valutazione di impatto ambientale. Di sicuro Pierobon è stato in contatto con Arata e si è informato sullo stato delle sue pratiche. Nulla di strano, ha sempre detto Pierobon. Era normale che un assessore spingesse affinché gli uffici evadessero le pratiche. “Non ho mai orientato nessuno”, ha però precisato Pierobon. E resta da verificare il passaggio che riguarda l’avvocato del suo staff che l’assessore avrebbe messo a disposizione di Arata per un parere legale.

“Spero di avere definitivamente chiarito ogni aspetto che mi riguarda. Onestà, coerenza, determinazione e trasparenza: ho un progetto da portare avanti e farò di tutto per portarlo fino in fondo”. Poche parole quelle dell’assessore regionale all’Energia, Alberto Pierobon, sentito per circa due ore dai magistrati di Palermo che indagano sugli affari di Paolo Arata e Vito Nicastri. L’assessore in qualità di persona informata sui fatti ha risposto a tutte le domande del procuratore aggiunto Paolo Guido e del sostituto Gianluca De Leo. L’audizione è durata due ore.

I pubblici ministeri starebbero valutando la possibilità di depositare, nel procedimento nei confronti di Arata senior – Nicastri ha patteggiato – i verbali di sommarie informazioni oltreché di Pierobon, anche dei colleghi di giunta Toto Cordaro, Mimmo Turano e del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè.

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