La colpa di chiamarsi Bontade - Live Sicilia

La colpa di chiamarsi Bontade

Il lavoro e i rampolli di mafia
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La colpa è nel cognome. Non importa chi c’è dietro e che cosa abbia fatto. Non si attende nemmeno una sentenza.  La condanna si emana a furor di strillo mediatico. E la politica famelica se la prende con i più deboli, a ragion veduta. Quel nome può rappresentare un elemento di fragilità. Azzanniamolo. Organizziamo una bella campagna a costo zero.

Chiamarsi Bontade e portare un marchio indelebile. Alla faccia delle panzane su reinserimento e redenzione. Le figlie del boss sono, fino a prova contraria, soggetti deboli e meritevoli di tutela.  Perfino esprimere un normalissimo affetto filiale può diventare un peccato che non si perdona sotto il velo dell’ipocrisia. E che ne sanno i politici dei percorsi umani di due donne, del calvario e del cammino al cospetto di una parentela tanto ingombrante?

Chi scrive prova tenerezza per queste due figlie di mafia. Il tribunale speciale dell’inquisizione ha stabilito con parole untuose e ipocrite la loro condanna al pubblico rogo. Le ha strappate dall’ombra in cui cercavano riparo, per un gruzzolo di visibilità. La prima è finita nel tritacarne di una inchiesta sui beni confiscati, condannata senza appello. C’è reato? E chi lo sa? Non basterebbe attendere l’esito degli accertamenti per esprimere un giudizio motivato, casomai di fermissima colpevolezza, per procedere con lo sdegno radoppiato e coronato da una legittima indignazione? Mai. Il sangue si beve finché è caldo.
La seconda viene crocifissa per una eventuale spintarella che le avrebbe consentito di ottenere un contratto già scaduto.

Suvvia, onorevoli Catoni, e non lo sapete? Il lavoro sminuzzato in sigle e consorterie è in eterno una riserva di caccia siciliana della politica. La vostra riserva.  Tutti raccomandati e “spinti” da voi sono. Da voi che vi atteggiate a sante dame di carità. Zitti dovreste stare e parlate a vanvera e lasciate che divampi il vostro moralismo, la vostra intransigenza malata di interessi.

Roberta Bontade ha detto: “Quando mio padre e mia madre furono uccisi avevo undici anni. Ho trascorso la mia vita nel segno della legalità e del rispetto degli altri. Mi sono impegnata nel volontariato, negli studi, nella crescita dei miei bambini. Sono una persona, non solo la figlia di un mafioso. Pretendo che mi si giudichi per quello che sono, non per come mi chiamo”. Sarà Vero? Nel dubbio converrebbe il silenzio. Certo – si dice – lei dovrebbe rinnegare in piazza suo padre. E’ legge assoluta in termini di coerenza, di quella coerenza che è appuntata sul mantello bianco dei farisei.
Ma quanti di noi, già con le pietre in mano, saprebbero tirare fuori vita, amore e speranza da un passato di sangue e sbagli. Non è questa già una rottura, non è un terreno fertile? La figlia del boss non è una persona?


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Commenti

    Questo pezzo di Roberto Puglisi ha una temperatura di civiltà che, se si trattasse di sanità, farebbe dire: ma dove siamo, in Svizzera? Puglisi descrive lo stato delle cose e contemporanemente, forse anche inconsapevolmente, eleva un inno alla ragione e pronunzia una sentenza di condanna della visceralità. Mi ricorda un altro pezzo, lontano nel tempo, quando Attilio Bolzoni aggredì da La Repubblica il pm Boccassini che aveva invitato la figlia di Salvatore Riina a rinnegare il padre. Bolzoni ammonì quel magistrato: non si permetta. E le spiego il perché. Oggi Puglisi ha spiegato razionalmente (quindi per condividere occorre la ragione) il perché essere figli di un boss non è una colpa da espiare, se si è incolpevoli. E’ una semina in un terreno roccioso, ma qualche filo d’erba testardo prima o poi spunta.

    Condivido ogni parola.

    Anche le figlie di mafiosi, se tra l’altro hanno avuto il coraggio di condannare la Mafia e quindi i loro padri,sono creature di Dio ed hanno quindi il diritto della dignità della Vita.Vanno condannati definitivamente costrigendoli a non occuparsi più di cosa pubblica, semmai, i Dirigenti Politici e Burocratici che sono stati al vertice gestionale di questa Terra e sono entrati in commistione con la Piovra dissipando i bilanci della Regione e infischiandosene del disatro etico-morale che foraggiavano.Senza tergiversazioni ,diciamocelo, direbbe qualcuno ,questa è la Rivoluzione Culturale degli onesti e di chi ha vera dignità.Così anche Battiato con orgoglio potrebbe raccontare qualcosa di più bello della sua amata Terra al Mondo.

    se vogliamo fare un’informazione corretta però c’è da dire che l’on. faraone ha parlato non tanto del “chi” è stato assunto, ma di quel “come” clientelare che è la vera piaga del nostro paese e la solida base su cui poggiano tutte le mafie.

    da quanti hanni è che regna LOMBARDO??????????a che numero di governo siamo??????? quanti uomini ha piazzato come pedine salvaposti, nelle partecipate ed in ogni poltrona??????? vi chiedo di riflettere sull’opportunità, MAI PRESA AL VOLO, che avrebbero avuto per “risanare” le cose…
    Ed invece, molto di piu’…accordi sootobanco con il centro destra e assunzioni CO.CO.PRO ad iosa. Eh sì..quelle non sono soggette a pubblicazione..”esent media”! contratti a progetto, recentissimi, e/o assunzioni attraverso il socio privato per: testimone di nozze di paolo bontate, per la cognata di scoma, per il figlio del capo del cerimoniale di lombardo, per il figlio del presidente della provincia di ag, per il presidente del movimento giovanile MPA, per “calderone nicola” (non chiedete in giro non lo hanno mai visto), ecc…perchè?????????
    sor faraone, sor faraone…ma cosa la combina….

    L’on. Faraone farebbe meglio ad occuparsi degli amici del suo amico Crisafulli ( Arnone docet).Perchè l’on. Faraone e l’on. Cracolici non si occupano delle assunzioni, altrettanto clientelari fatte presso la Sogeir Ato n.1 di Sciacca dal cugino e grande elettore del suo collega di partito on.le Marinello? ( Si doveva e deve avere la tessera del PD o essere amico o amico dell’amico).E’ facile per questi signori sparare sulla Croce Rossa, ignorando il lerciume che ci circonda. E’ facile additare la figlia di Bontade, che come peccato originale ha quello di chiamarsi appunto Bontade. Evidentemente hanno una preparzaione classica che li vede sostenere la tesi, cara ai classici greci, che le colpe dei padri ricadono sui figli innocenti!

    Condivido parola per parola l’analisi del dottor Puglisi. L’onorevole Faraone che vuole fare? Mandare al confino tutti i figli di mafiosi della nostra Sicilia? Non si rende conto che ha strumentalizzato una donna per attaccare Romano and Co? Si vergogni e pensi all’appoggio del suo partito al catanese con i baffi, quello sì improponibile e vergognoso!
    Eritreo Cazzulati, elettore di sinistra molto deluso

    Dal letame nascono spesso fiori, se siano indigesti o commestibili si sa con il tempo, ci sono xrò cognomi e cognomi questo è un dato di fatto, e nessuno può sindacare su quel che potrebbe scturire dai cognomi integerrimi da quelli che per vicissitudini o solo x tradizione lo sono meno. Conta il singolo che va accettato o criticato singolarmente.

    Condivido tutto quanto scritto dal Dott. Puglisi,le colpe dei genitori non devono mai ricadere sui figli, ma i figli
    hanno l’onere ed il dovere di dimostrare di aver invertito la rotta e farsi raccomandare in questo modo non
    depone bene. Ritengo che non basti condannare e/o rinnegare la mafia a parole e poi operare come se nulla fosse, altrimenti dovremmo tutti fare penitenza ed assolvere il senatore Cuffaro che tali dichiarazioni ha anch’egli fatto pubblicamente, ovviamente senza convincere nessuno.

    infatti come risulta dal quotidiano La Repubblica la sig.ra Roberta Bontate ha non solo rinnegato la mafia in un’incontro con procuratore Grasso, ma ha anche dato in beneficenza somme di denaro sbloccate dalla procura (e che lei poteva utilizzare come meglio credeva) solo perché c’era il dubbio che tali somme fossero proventi da traffico di droga. !!!!! Poi non capisco il paragone con Cuffaro. Cuffaro è stato condannato per reati collegati alla mafia. La sig.ra mi sembra non sia stata neanche indagata. Ma leggevo altrove che anche la famiglia della moglie dell’On Faraone ha un bene confiscato. È vero???? Alziamo tutti la voce!!! Vogliamo spiegazioni dallo stesso sull’argomento…

    sinedignitate rimprovera a Roberta la “spintarella”. Condivido. Però mi sorge
    uno scrupolo: e le “pedate propellenti” ricevute dalle migliaia di figli di persone “molto per bene” che occupano posti di rilevante responsabilità, non le contiamo?

    Occupano posti di responsabilità ben retribuiti magari mostrandosi del tutto incompetenti, ecco:contiamoli.

    Ad un mafioso mascherato da persona per bene, dalla riconosciuta sensibilità raffinata, per la quale viene circondato – dagli ignari – di ossequioso rispetto, che effetto fa leggere di una bambina di 11 anni, che rimane orfana dei genitori uccisi da una mano assassina? Quando accarezza le guance della “sua” bambina, non sente nausea di sé stesso? Le ricchezze che ha accumulato malvagiamente per far nuotare negli agi (e nei vizi) i propri familiari, non gli fanno ribrezzo? E se la bella eredità che lascerà ai suoi figli, sarà circondata dalle spine della vergogna, da quell’aldilà al quale mostrava di credere, non sarà tormentato per un tempo magari breve, ma forse eterno? Memento, amici mafiosi ammantati di porpora.
    Cambiate vita mentre siete in tempo.

    @ sicilianomiomalgrado
    Attenzione però non è Roberta Bontate che ha avuto la spintarella. On Faraone ha fatto un accostamento (probabilmente non voluto) di nomi che può fare confondere. La sig.ra Roberta dal giornale risulti interessarsi ad oggi solo dalla crescita dei figli. Poi sembra dalle agenzie di ieri sera che la persona indicata dall’On Faraone come impiegata di una società partecipata che non si tratta di sig.ra Roberta non era neanche impiegata in quella società. Invece anche io vorrei sapere se la notizia sull’on. Faraone (quella che abbia beni confiscati) sia vera!!!!

    Se in futuro si applicasse ai figli di qualche professionista dell’antimafia o di qualche sedicente rinnovatore colpito sulla via di Damasco, lo stesso criterio
    di dare la colpa anche ai figli delle malefatte dei padri, ci sarebbe da ridere.
    L’antimafia ed il rinnovamento non si fanno con le belle parole e invece agendo nel senso di “levati tu che mi ci metto io”, ma nella vita e nel lavoro di tutti i giorni, senza distribuire pizzini e consigli che … non si possono rifiutare, senza nominare persone incompetenti solo perchè compiacenti e disponibili per ogni porcata, senza vendere e sporcare il nome che si porta e la professione che si svolge solo per una poltrona.

    ormai da giorni non si fa che parlare della famiglia bontade, se i figli devono pagare le colpe dei genitori e quant’ altro. ogni episodio deve essere visto dal punto di vista umano, dal punto di vista affettivo (entrambi sono puramente soggettivi) ma anche dal punto di vista legale ( che dovrebbe essere oggettivo). se la figlia di bontade si è dissociata dalla sua famiglia di origine, e vive una vita retta, seguendo le regole, deve avere tutto il nostro rispetto e la nostra solidarietà!
    io però suggerisco di vedere la cosa da un altro punto di vista. se la signora bontade avesse fatto un concorso nelle forze dell’ ordine, secondo voi l’ avrebbero accettata??????? no, certo che no. perchè per accedervi serve, per legge, che lei o i suoi congiunti non siano affiliati o condannati alla malavita, o abbiano commesso altri reati. ….e poco importa sei lei si è dissociata, sia colta, sia una persona onesta e altro. su questo nessuno può sindacare, è la legge! adesso vi chiedo, come non potrebbe fare la poliziotta, il carabiniere o vigile urbano, non credo che sia altrettanto opportuno che abbia a che fare con associazioni che abbiano a che fare con beni sequestrati alla mafia, che poi giusto giusto uno dei quali apparteneva alla sua famiglia.
    tutto qui!!!!

    Dura lex sed lex….
    non pregiudizi ma la LEGGE impone che qualsiasi attività imprenditoriale (comprese quelle non a fine di lucro)debba sottostare a dei precisi adempimenti pena, in extrema ratio, la sopravvivenza stessa dell’iniziativa…ha idea di quante persone ONESTE, il cui unico sogno è trovare un lavoro, hanno avuto la vita rovinata per il certificato antimafia di qualcun altro?
    Giudicate voi cosa è peggio……..

    Faraone cosa è questa storia? E’ vero oppure no che alla associazione di sua moglie è stato affidato un bene confiscato dalla mafia? Dia una risposta si o no, ci metta al corrente dell’attività, delle esperienze portate avanti, di quanto sono bravi quelli di questa associazione ecc

    Egregio sig. Puglisi ritiene opportuno pubblicare il video dell’immobile confiscato (l’oggetto del delitto)che ha creato tutto il clamore? Ho trovato il link su un blog di Palermo e dalle immagini ho capito che è quel immobile visto che io abitavo di fronte e si vede in lontananza la mia casa. Diciamo che le condizioni erano per davvero pietose e sicuramente nessuno lo avrebbe mai chiesto in utilizzo.
    http://www.youtube.com/watch?v=1CfZRIzMAEs

    Condivido in toto il pensiero di Roberto Puglisi ed ammetto che di proposito non ho voluto leggere i commenti.
    Sono d’accordo anche con quanto ha dichiarato Roberta Bontade. E, basta con tutti questi censori dell’ultima ora. Cosa volete predisporre un recinto ove rinchiudere tutti i figli di mafiosi? Perché non chiedete anche x loro l’applicazione del 41/bis? O volete che per fare parte di questa società, ove catoniani ne dettano regole: i figli dei mafiosi devono prostrarsi come se avessero colpe da espiare che non sono le loro?
    Per esperienza diretta ho frequentato numerosi figli di mafiosi e semmai ce ne fosse ancora bisogno, dico che sono uomini e donne con pari dignità dei figli dei cosiddetti padri integerrimi, salvo poi scoprire essere autori di nefandezze di ogni tipo. E quanti condannano i figli di quest’ultimi? Nessuno! Ed è giusto che sia così, perché le colpe dei genitori non devono ricadere sui figli. E poi, scusate nessuno ricorda come è diventata orfana Roberta? E nessuno, né allora né ora ha qualcosa da dire a quei schifosi mafiosi che hanno ammazzato anche una donna, ovvero la mamma di Roberta, oltre che suo padre?
    Dove sta lo scandalo di Roberta Bontade, quello di lavorare per pubblico Ente? Ma, suvvia cosa pretendete un’abiura pubblica? Io, dico a Roberta Bontade, li lascia parlare, lei non deve nella maniera assoluta dare contezza a nessuno. Il suo affetto verso i suoi genitori è intimo e personale e gli altri provino almeno a rispettarla.
    Cordialmente la saluto

    ma guardi che Roberta Bontate non lavora in nessun ente pubblico. On. Faraone parlava di una sua sorella che poi si è scoperto non fosse neanche assunta da quell’ente. Bella figura di m…. onorevole… Anzi devo dire che solo o almeno per prima LIVESICILIA ha dato la notizia dell’accusa di Faraone ma ha anche cercato conferme o smentite che ha subito pubblicato. ONORE AL VERO GIORNALISMO anche se questo magari non fa sensazionalismi.

    Roberto Puglisi, non solo le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, ma anche le schiocchezze che scrivono i figli non devono essere addebitate ai padri. Me la prendo quindi solamente con te che, in una città come questa, ti permetti di scrivere un articolo così fuorviante, forse per ingenuità, malinteso buonismo oppure per pura vanità giornalistica. Il mestiere del giornalista comporterebbe ben altro rigore logico ed etico, ma ormai ci siamo rassegnati…
    Primo: la legge vuole che i beni confiscati a Cosa Nostra non vadano ai familiari di appartenenti a tale associazione criminale di assassini. Per un elementare motivo di opportunità e per il valore simbolico che questi beni hanno in un territorio “controllato” dalle organizzazioni criminali. Avere assegnati questi beni non rappresenta alcun diritto, ma solo un’opportunità di riutilizzo sociale degli stessi. La fedina penale pulita degli assegnatari è quindi condizione necessaria, ma non sufficiente all’assegnazione.
    Secondo. Il fine dell’appartenenza a Cosa Nostra, soprattutto dei boss, è l’accumulazione di potere e ricchezza. Mi lascia del tutto indifferente e non mi impietosisce minimamente una supposta “dissociazione morale” dall’operato del padre che non sia anche accompagnata dalla “rinuncia all’eredità materiale” ricevuta dallo stesso: solo i polli abboccano a questo genere di intimistiche conversioni.
    Terzo. Uno studio del 2003 della Fondazione BNC e CENSIS ha affermato: “La mancata crescita del valore aggiunto delle imprese meridionali causata dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata è valutabile in 7,5 miliardi di euro all’anno. (…) Tale volume di ricchezza non prodotta rapportata al valore del PIL del Mezzogiorno ne rappresenta il 2,5%. E questo tasso di zavorramento mafioso annuo, applicato allo sviluppo economico degli ultimi vent’anni, produce degli effetti considerevoli, poiché, se non avesse avuto modo di incidere negativamente sull’andamento della produzione, dall’81 ad oggi, il PIL pro-capite del Mezzogiorno avrebbe raggiunto quello del Nord”.
    Se, come sarebbe giusto, alle misure penali di confisca una regione come quella Siciliana rivendicasse il risarcimento del danno economico subito rivalendosi sui patrimoni, sia di fonte illegale che legale, di coloro che questo danno hanno concorso a causare, la signora Roberta Bontate vivrebbe, nel generale rispetto, di un onesto lavoro, suo o di suo marito, avendo dovuto rinunciare all’eredità paterna di valore comunque, sicuramente inferiore al danno causato all’intera società siciliana.
    Quarto. Non è una colpa personale chiamarsi Bontate, ma per ripulire il nome le sole parole non bastano. Possono bastare agli sprovveduti, ma non a chi tra Caino e Abele e tra i rispettivi parenti, continua a saper fare le dovute distinzioni.

    Di Donna, io invece non me la prendo con lei, non ce n’è bisogno. Però, nella questione presente, sui “fatti personali” ci andrei cauto. Saluti

    A me sembra che il Sig. Di Dona non tiene in considerazione alcune basilari elementi della vicenda:
    uno. la sig.ra Bontate non partecipa più alle attività dell’Associazione incriminata dal 2004 credo nascita primo figlio (fonte Repubblica).
    due. le condizioni dell’immobile in questione erano pietose e l’immobile non poteva essere riutilizzato.
    tre. Ogni tanto legga la descrizione delle sue caratteristiche riportate su altri siti: “dopo la teoria, ha cominciato a promuovere, in società con altri siciliani di buona volontà, emblematiche iniziative extraprofessionali nei settori dei beni culturali, dell’agricoltura di qualità, della finanza etica ecc., senza curarsi che il maggiore affronto, per una certa mentalità arcaica locale, è dimostrare con i fatti che un cambiamento, volendo, è possibile”.
    quattro. dimostri come dice la sua scheda che un cambiamento, volendo, è possibile.

    Dimenticavo il quinto punto
    quinto. Mi faccia un esempio di giornalista con rigore logico ed etico che ha trattato la questa vicenda.

    Bolo, la signora Bontate così come suo marito non avrebbero potuto far parte in assoluto di associazioni assegnatarie di beni confiscati per via delle rispettive parentele. Avrebbero potuto far parte -ed è significativo che invece non ne facciano parte- di altre associazioni di volontariato, umanitarie, ecc. che non hanno richiesto l’assegnazione di detti beni. E’ chiaro questo punto? E’ necessario che lo ripeta?
    Molti beni confiscati versano in situazioni di grave abbandono: si dovrebbe verificare perchè gli ammministratori giudiziari consentano questo degrado che ne impedisce spesso l’immediato riutilizzo e che, guarda caso, coincide con l’interesse di coloro cui il bene è stato sequestrato a che non vengano riassegnati.
    Il cambiamento di mentalità sarà possibile imparando a vivere secondo i principi e le regole di chi ha pagato con la vita l’amore per la giustizia e per la propria dignità civile.
    “Il fatto quotidiano” è un bell’esempio di giornalismo autorevole e indipendente.

    beh, allo sig. Donato basta essere chiari della propria appartenenza “culturale” e non c’è motivo di continuare la discussione. Quando ci si pone sul piedistallo dell’unico detentore della verità è superfluo sprecare del tempo.
    Il punto di vista di una vittima della mafia (che dalla tragica morte dei familiari hanno avuto doverosamente la possibilità di una rendita vitalizia molto proficua e nel caso di un minimo di intelligenza professionistica “antimafia” anche delle belle carriere politiche) è sempre la più importante, ma non è l’unico. È il più importante per il semplice motivo che la sofferenza che loro hanno avuto non è paragonabile.
    Non sovvertiamo la realtà di questo caso: la sig.ra Bontate non è andata dai giornali per candidarsi per qualche comoda poltrona di deputato o senatore ma per rivendicare il suo diritto di ritornare nell’anonimato da persona onesta che sembra essere. La stessa mi è sembrato di capire (anche se non ho l’articolo sotto mano) rinnega la mafia e la mafiosità di suo padre e infatti vorrebbe conservare di lui solo il ricordo di una persona che amava sua moglie e la sua famiglia. Personalmente non lo trovo scandaloso. Ma forse è ancora presto “per una certa mentalità arcaica locale, dimostrare con i fatti che un cambiamento, volendo, è possibile”.
    Comunque io accetto il suo punto di vista anche se a mio modo di vedere credo sia il frutto di una conoscenza parziale e di parte della problematica.

    Dagli ultimi commenti di sig. Didonna e leggendo l’articolo della sig.ra Alfano mi sembra di capire che tutti i progetti volti all’educazione alla legalità che molto bene la sig. ra Borsellino ha fatto ed altri oggi continuano a farlo hanno sbagliato metodo o non hanno senso esistere. Questi progetti vengono proposti per la maggiore parte in zone difficili di Palermo e servono per cercare di cambiare una certa mentalità “mafiosa”. Se l’orientamento è quello di Didonna e Alfano il senso di questi progetti è questo: cari ragazzi diffidate della mafia, ripudiatela però ricordatevi che siete e sempre sarete meno cittadini di altri che non hanno avuto la sfortuna di nascere e crescere in zone ad alto tasso di mafiosità. Forse le comodità dei nostri uffici e le nostre case ci fanno stare lontani dalla vita reale. saluti

    Bolo e Mariella, vediamo se riesco a farmi comprendere meglio. Essere figli di una vittima di mafia oppure figli di un boss della mafia rappresentano entrambe tragedie personali comuni in una città come Palermo. Cosa può rendere del tutto simili perà tali esperienze? L’assenza assoluta di compromissioni con il male commesso. Il rifiuto della cultura mafiosa, fosse anche del proprio genitore, comporta necessariamente il rifiuto di ogni vantaggio patrimoniale derivante da tale cultura di morte. Solo a queste condizioni la tragedia di una Sonia Alfano o di un Manfredi Borsellino sarà uguale a quella di una Roberta Bontate con tutta la solidarietà umana e civile che da questa comunanza deriverà.

    Ho inviato un comunicato, a Live Sicilia, che spero venga pubblicato, che reca un resoconto dettagliato , supportato documentalmente, dei fatti relativi alla gestione dei beni confiscati alla mafia , a Palermo, ed al coinvolgimento di parenti o soggetti riconducibili – a dire della Prefettura- a boss e cosche mafiose.
    Invero la consegna dei beni confiscati ad associazioni al cui interno si trovino soggetti vicini o anche sospetti di essere vicini a cosche e boss mafiosi , appare in violazione della legge Rognoni -La Torre e ne riduce l’efficacia e la portata , tant’è che la Prefettura invita il Comune a risolvere ogni rapporto con queste associazioni per il rischio di infiltrazioni mafiose, indicando , la Prefettura , tra gli altri, nella Sig,ra Bontate , soggetto al quale l’immobile confiscato non può essere concesso.
    Da questo punto di vista non comprendo l’articolo di Roberto Puglisi
    Invero l’azione di contrasto del sistema mafioso passa attraverso l’indebolimento del suo potere economico per cui le confische devono essere effettive e nel contrasto tra l’interesse del singolo (o singola associazione) e quello della collettività all’effettività della misura, la legge fa prevalere l’interesse della collettività, offesa gravemente dalla mafia e ristorata attraverso la riconsegna per usi sociali dei beni frutto di attività illecite .

    In altre parole la Prefettura ha avviato un’indagine sulla Sig.ra Bontate al fine di esprimere un parere ex legge Rognoni La Torre, ed evidentemente le risultanze ( che nascono da accertamenti i cui esiti sono riservati) sono stati negative
    Per la Prefettura (non per i servizi televisivi che si limitano a raccontare i fatti) la sig.ra Bontate, il marito Stefano Marcenò ed altro associati, sono a rischio di infiltrazioni mafiosa e quindi il Comune non deve intrattenere rapporti con gli stessi .
    Non si tratta di esprimere un giudizio morale ma di applicare una legge, costruita per la tutela della collettività, e per la quale Pio La Torre, è stato barbaramente ucciso dalla mafia

    Sig.ra Spallitta, l’articolo del sig. Puglisi ha ragione di esistere in quanto nel nome di uno scoop una Sig.ra che dal 2004 non c’entra nulla con quell’associazione è stata sbattuta in prima serata con 8.000.000 di spettatori solo perché con il suo nome si riusciva ad alzare lo share. Bastava chiedere agli diretti interessati e non saremmo qui a discutere. Nulla da dire su REALI e documentati rischi di infiltrazione mafiosa che vanno denunciati in primis alle forze dell’ordine. Non fatte campagne elettorale sull’onore delle persone…

    @Francesca
    Perché non ci fai i nomi di coloro i quali sono in quota udc? Basta andare domani in via autonomia siciliana per scoprirlo la servizi dista solo pochi kilometri

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