La guerra, il pentito, i killer: Cosa nostra, le richieste di pena

La guerra, il pentito, i killer: Cosa nostra, le richieste di pena

La requisitoria del pm Rocco Liguori. Sono sei gli imputati alla sbarra
PROCESSO 'DAKAR'
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CATANIA – La richiesta di pena è di 30 anni. Frutto della scelta del rito abbreviato. Alcuni dei killer di Cosa nostra – o almeno accusati dalla Procura del ruolo di sicari del clan Santapaola-Ercolano – stanno affrontando il processo frutto dell’inchiesta Dakar che ha chiuso il puzzle di due omicidi consumatisi durante la cruenta guerra di mafia del 2004. Gli omicidi di Salvatore Di Pasquale (alias Giorgio Armani) e di Michele Costanzo.

Il primo è stato ammazzato davanti a un paninaro di Trappeto nord il 29 aprile 2004, il secondo quattro giorni dopo alla zona industriale. Una scia di sangue che ha cominciato a scorrere dopo il ferimento del boss Alfio Mirabile – imparentato con Nino Santapaola – poi morto in una clinica nel 2011. Grazie a diversi collaboratori di giustizia, i due omicidi hanno già portato alle condanne (non ancora definitive) di Lorenzo Saitta (‘u scheletro) per l’omicidio Costanzo e di Dario Caruana e Salvatore Guglielmino per l’omicidio Di Pasquale. Ed è proprio Dario Caruana ad aver dato input investigativi ai carabinieri e al Ros per poter mettere a posto tutti i tasselli. 

Caruana ha deciso di collaborare con la giustizia ed ha confessato – raccontando con maniacale precisione – l’omicidio di Salvatore Di Pasquale. Dando nomi e cognomi del gruppo di fuoco. Ed è così che lo scorso anno arrivano le manette per Luigi Ferrini, 47 anni, Angelo Pappalardo, 42 anni, Pietro Privitera, 42 anni, Arnaldo Santoro, 44 anni, Maurizio Zuccaro, 62 anni, Marco Strano, 39 anni. 

Santoro e Zuccaro sono accusati dell’omicidio di Michele Costanzo. Gli altri quattro di Salvatore Di Pasquale. Il pm Rocco Liguori ha parlato ieri mattina a Bicocca diverse ore davanti al gup analizzando l’apparato probatorio raccolto grazie all’inchiesta denominata Dakar. A cui si sono aggiunte anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Squillaci, detto ‘Martiddina’. 

Dietro i due delitti una spaccatura interna a Cosa nostra: da una parte gli Ercolano, dall’altro i Santapaola. Alfio Mirabile è vittima di un agguato fallito il 24 aprile 2004. La vendetta non si fa attendere. I suoi soldati organizzano l’omicidio di ‘Giorgio Armani’ che avrebbe avuto la colpa di plaudire al ferimento del boss. Salvatore Di Pasquale è stato ucciso davanti ad un camion dei panini a San Giovanni Galermo. È rimasto ferito anche Pietro Masci, che è stato rinviato a giudizio insieme ad altre due donne per falsa testimonianza. 

Il pm ha ricostruito quella sera di sangue: Marco Strano e Privitera avrebbero avuto il ruolo di avvistare la vittima, Pappalardo avrebbe guidato l’auto con a bordo il commando armato, Ferrini, avrebbe dovuto supportare i sicari (Caruana e Guglielmino) in caso di necessità. Alcuni imputati, precisamente Marco Strano – che nel 2007 ha lasciato i Santapaola per seguire la nuova famiglia creata da Iano Lo Giudice – e Luigi Ferrini, nel 2019, dopo la pubblicazione in esclusiva dei verbali di Caruana su LiveSicilia e il Mensile S si presentano spontaneamente in Procura e ammettono i fatti. 

Maurizio Zuccaro, cognato di Enzo Santapaola figlio del defunto Salvatore, è accusato di essere il mandante dell’omicidio di Michele Costanzo. Arnaldo Santoro invece è stato il sicario. Nell’attentato è rimasto ferito Antonio Sangiorgi. La vittima era un “padroncino” della Mediterranea Distribuzione Logistica (concessionaria della Dhl) ed era molto vicino ad Alfio Mirabile. Non ci sarebbe solo vendetta dietro questo delitto, ma anche la volontà degli Ercolano di impadronirsi della gestione della Mdl, che era nelle mani di Mirabile. Le rivelazioni di Caruana hanno incastrato i due boss del gruppo santapaoliano di San Cocimo. 


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