La "road map" |di Vecchio e Venturi

La “road map” |di Vecchio e Venturi

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la catena non si spezza mai, l'articolo riporta una sequenza di figure, con nomi sempre uguali, che entrano ed escono dal carcere e, comunque, sempre al centro di attività criminose. Prima fra tutte quella della estorsione a tappeto su tutte le imprese commerciali ed edilizie del rione; in vero in lessico di mafia si chiama "mandamento" . La macchina investigativa fa appieno il proprio dovere, li cerca, li trova e costruisce le prove per il rinvio a giudizio. Ma tutto ciò non rompe la catena della scellerata solidarietà che è asse portante del controllo del quartiere da parte della Mafia, poichè durante la carcerazione subentrano le seconde linee che seguitano a raccogliere i fondi per alimentare l'economia della cosca e, soprattutto, per sostentare le famiglie dei propri esponenti in stato di carcerazione. Questi, ultimi, già il giorno stesso che escono dal carcere scontata la pena - sovente con qualche regalo per buona condotta, perchè in carcere diventano tutti buoni ! - riprendono l'attività di riscossione del pizzo, diligentemente dando pure assistenza a quelli che li anno sostituiti e che, senza soluzione di continuità, sono stati a loro volta arrestati e condannati. Ogni tanto qualcuno compie qualche errore comportamentale di cui non fa tempo a pentirsi prima di averlo pagato con la propria vita, ma il telaio resta solido e regge anche a questi episodi che fanno parte della collaudata macchina dell'organizzazione mafiosa egemone nel mandamento. L'unica possibilità di spezzare questo abominevole circuito sarebbe data da una diversa legge per la somministrazione della pena: Prima condanna per estorsione mafiosa, detenzione mai inferiore ai 10 anni e poi, per i casi di recidiva, si butta via la chiave o si esce dopo gli ottant'anni solo per casi umanitari di demenza senile o per patologie in stato terminale. La buona condotta dovrebbe inoltre essere corroborata da prova di mezzi leciti che hanno consentito il sostentamento della propria famiglia durante il regime di carcerazione.

Non mi sembra che le polemiche sulla designazione dell’ avvocato Tardino alla guida dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale rientravano tra le tante discriminazioni di genere? Fino a pochi mesi fa il Presidente della Regione sosteneva chiaramente che, per il dopo Monti alla guida dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale, serviva una figura di alto profilo e grande e comprovata esperienza ,in continuità con l’ impegno profuso dal vecchio presidente. “La politica deve stare lontana da queste scelte che guardano il futuro del territorio. Occorre scegliere il meglio e non gente con le tessere di partito”. Da tempo il Presidente della Regione sosteneva che la normativa indicava che la nomina del presidente dell’autorità Portuale di Palermo andava effettuata d’intesa tra la Regione e il ministero dell’ infrastrutture, cosa che non è avvenuto. Ma al di là di queste “quisquilie” procedurali, c’era la questione sostanziale dei titoli posseduti. Per le norme procedurali la persona scelta deve possedere una “comprovata qualificazione nei settori dell’economia dei trasporti e portuale”. Con una sentenza riguardante la nomina proprio di un presidente di Autorità Portuale, nello specifico quello di Cagliari, il Consiglio di Stato aveva chiarito in maniera inequivocabile l’importanza di questo passaggio. La sentenza infatti precisava che “non bastano titoli teorici o accademici se non accompagnati da esperienze pratiche e concrete in materia di portualità, navigazione, concessioni demaniali e infrastrutture logistiche”. Una linea interpretativa che privilegiava il merito, la competenza tecnica e l’effettiva esperienza nel settore, mettendo in secondo piano le competenze meramente accademiche, le appartenenze politiche e i percorsi istituzionali. Il curriculum della dott.ssa Tardino, certamente ricca di competenze meramente accademiche, di appartenenze politiche e di cariche istituzionali, però, sembra, non brillava per competenze nel settore dell’economia dei trasporti e portuale, come esplicitamente richiesto dallo stesso Ministero . Inoltre sulla nomina della Tardino pendeva, come una spada di Damocle, il rischio di “inconferibilità dell’incarico”. Secondo la norma nessun candidato può essere nominato se non trascorrono almeno due anni dalla fine dell’ ultimo incarico politico o partitico ricoperto: nel caso specifico l’ avvocatessa Tadino, è stata europarlamentare della Lega nel periodo 2019-2024: appare evidente che dalla decadenza dall’ ultimo incarico politico ne è passato soltanto uno. Per molti la nuova nomina è sembrata la rivincita della vecchia politica. Che le critiche non erano campati in aria lo dimostra il fatto che l’ avvocato Tardino è stata nominata “solo” commissario straordinario, incarico politico che può essere assegnato anche se non si hanno tutti i titoli, e non presidente. P.S. Speriamo che la nuova commissaria straordinaria dell’ Autorità portuale si dimostri all’ altezza del presidente Monti e con i fatti spazzi via le polemiche sulla sua nomina. Ne saremmo tutti felice. Non ci importa se Lei sia donna, uomo o….., l’ importante che non si limiti a promettere: di “politici inconcludenti” che promettono ne abbiamo già tanti. Buon lavoro.

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