La Targa Florio e le 100 edizioni |Inseguendo il mito di D’Annunzio - Live Sicilia

La Targa Florio e le 100 edizioni |Inseguendo il mito di D’Annunzio

La prima nel 1906, tra i protagonisti Bonnier e Nuvolari. Vaccarella: “Mancano i colleghi di un tempo”.

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PALERMO – “Continuate la mia opera perché l’ho creata per sfidare il tempo”. E sconfiggerlo, verrebbe da aggiungere. Era il 1906 quando Vincenzo Florio lanciò una scommessa. Chi ne raccolse l’eredità decise di accettarla e condurla per mano sino alla centesima edizione. Pronta per vedere alzare il sipario e lasciare spazio a quelle che per gli appassionati sono sinfonie scandite dal ritmo dei propulsori. La Targa Florio: storie di tempi che furono, che sono e probabilmente saranno. Intrecci di vicende di motori, passione, orgoglio e velocità. La cursa, per dirla alla maniera di un tempo. Lo start da piazza Verdi, con la splendida cornice del Teatro Massimo a ribadire ulteriormente il concetto di esibizione, ancor prima che di gara, su manto stradale. L’arrivo domenica, in piazza Duomo a Cefalù. L’attesa è di quelle che suscitano l’interesse e l’attenzione anche di chi non segue con cadenza regolare avvenimenti simili.

Nella sostanza, la vera vittoria di Vincenzo Florio consiste proprio in questo. Stupire, unire e coinvolgere. L’inventore della Targa non era altri se non un palermitano di famiglia decisamente benestante affascinato dall’automobile, l’innovativo mezzo chiamato a riscrivere il concetto di locomozione e a stravolgere le abitudini del pianeta. Siamo agli inizi del secolo scorso e l’ideatore di quest’avventura siciliana tramutata dai tanti protagonisti in leggenda decide di dare vita a quella che in seguito, insieme alla Mille Miglia, sarebbe diventata la corsa italiana più famosa al mondo. La distanza tra ieri e oggi è di 110 anni, con alcune defezioni forzate. Necessarie. Sono 61 le edizioni dal 1906 al 1977. Si correva una volta all’anno ma durante le due guerre mondiali e nel biennio 1946-47, quando l’Italia cercava di ripartire dalle macerie del nazi-fascismo, le vetture sono rimaste ferme.

Alla fine degli anni ’70 la competizione andò incontro a una seconda giovinezza: a partire dal 1978, infatti, la gara venne tramutata in rally. Nei due trienni 1912-14 e 1948-50 la competizione venne abbinata al Giro di Sicilia, per un totale di sei edizioni tutte con itinerari superiori al migliaio di chilometri, coinvolgendo le strade dell’intera Isola. Ad assistere alla partenza del centenario un parterre d’eccezione, al cui interno figurano il presidente del gruppo Fiat-Chrysler John Elkann e il numero uno della Fia (la Federazione Internazionale dell’Automobile) Jean Todt. Quella del centenario è un’edizione che si articola in quattro categorie: Targa Florio Rally, prova valida come terzo appuntamento del campionato italiano di categoria. Targa Florio Historic Rally, con il passaggio delle vetture storiche nei luoghi del mito: le tribune di Floriopoli. Targa Florio Classic, per le vetture di regolarità. E Targa Florio Historic Speed, con le auto di un tempo guidate dai protagonisti dell’epoca.

Un evento nell’evento targato Giancarlo Minardi, vera e propria istituzione dell’automobilismo italiano. Tra gli ex driver convolti spiccano Merzario, Marko, Facetti e Vaccarella, quest’ultimo insieme a Gendebien e Maglioli recordman di successi con tre affermazioni: “L’edizione del centenario è un riconoscimento all’opera di Florio – afferma Vaccarella –, secondo cui la corsa non doveva mai fermarsi. E in effetti, siamo ancora qui. A vivere e raccontare un mito che si è modificato con il trascorrere del tempo. Ripenso agli anni ’60 e ’70, soprattutto, quando la Targa era l’evento per antonomasia. Sarebbe stato bello se a questa festa avessero preso parte tutti i colleghi. Ma il nostro è sempre stato uno sport pericoloso e purtroppo parecchi non sono più tra noi”. Il ricordo commosso di epoche andate si fonde alla lucidità e alla consapevolezza di prendere parte a un appuntamento storico.

L’orgoglio di rappresentare i tanti che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo per aggiudicarsi una gara. Sino a quando quel cuore non è stato azzerato, come il più insignificante dei contagiri. Viene da pensare a Jo Bonnier, padrone della Targa in due circostanze e scomparso a Le Mans nel 1972 durante quella 24 Ore da sempre affascinante e dannata. Ma quella dei Florio è anche la gara di Tazio Nuvolari. E di quell’incrocio con D’Annunzio che alla vigilia della corsa del 1932 gli regalò una piccola tartaruga (“All’uomo più veloce, l’animale più lento”, affermò il poeta) chiedendogli in cambio la vittoria. Promessa fatta e mantenuta, bissando il successo dell’anno prima. In ogni caso, tutti al traguardo dopo Alessandro Cagno: fu lui il primo vincitore assoluto, su Itala. Ora è il momento di andare a caccia del novantanovesimo erede. Di entrare in macchina, inserire la chiave, accendere il motore e controllare gli specchietti. Prima di partire.


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