L'insostenibile pesantezza | del politicamente corretto

L’insostenibile pesantezza | del politicamente corretto

Commenti

    È proprio così! È diventato insopportabile oltre che ipocrita.

    In buona sostanza cosa ci sta dicendo? Si checco zalone te fa ride ridi, si nun te fa ride nun ce rompere i c…

    Certi suoi interventi, che afrontano argomenti serissimi con una scrittura leggera, ma gradevolissima e lodevole, sono perle di saggezza. Ricorda De Crescenzo e come lui potrebbe anche scrivere di filosofia.

    Condivido in toto il suo pensiero. Il titolo è la sintesi del pensiero dominante del nostro tempo e, in questo campo, abbiamo superato il bigottismo finto progressista degli american.i

    Dall’articolo del quotidiano Libero: “Era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come solo sanno esserlo le donne emiliane. Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna”. Avvocato, come si fa a criticare chi si siede “in cattedra, con l’indice puntato, con la bacchetta in mano ad istruire improbabili processi” quando ci si trova davanti a una caduta di stile di questa portata. Quando, scrivendo a proposito (o, meglio, a sproposito) di un’eroina della Resistenza e della prima donna ritenuta degna di ricoprire una delle più alte cariche dello Stato, ci si limita a lodarne le doti di cuoca e di oggetto di piacere. Io starò fuori come un vero pazzo, ma questo non è giornalismo. E Nilde Iotti fu persona di livello troppo alto per meritare questo genere di commenti. O forse sono meglio la Meloni, la Bernini, la Santanché o la Boschi ?

    E allora continuiamo a usare il linguaggio degli zoticoni e gli orribili gesti da cafoni per dialogare. Chi usa questi modi per esprimere il proprio pensiero è meglio che se ne stia con i propri pari cioè con quegli incivili che non hanno idea di cosa sia la civiltà.

    Credo che basterebbe una buona dose di equilibrio per evitare sia gli eccessi di un moralismo d’accatto che quelli di una volgarità straripante. Certo se il film “Totò truffa”, di cui i meno giovani ricorderanno l’episodio in cui Nino Taranto e Totò sono truccati da neri e buggerano un malcapitato sprovveduto, fosse stato girato oggi, sarebbe successo il finimondo. Ovviamente Zalone non è Totò. Evitiamo di trasformare i comici in maitres à penser, e limitiamoci a ritenere che il film su Nilde Iotti è, di fatto, brutto (come la maggior parte delle produzioni RAI) e inutile, visto che non ha saputo narrarne, soprattutto ai giovani, la vita privata e politica.

    Bellissimo articolo, Lei andava parlare e giocare con i “pazzi” io ci ho lavorato per 12 anni, dal 68 all’80.
    Ritorniamo all’artico che è ineccepibile, credo che i personaggi citati, radical schic o perfettamente corretto potrebbero ridimensionarsi nel momento in cui i giornali li ignorerebbero.
    Essi sono una gran lunga minoranza della popolazione i quali sono come le vacche di Mussolini.
    Basta un piccolo gruppetto, sempre gli stessi, che si riuniscono e molta visibiltà da parte della stampa ed ecco che diventano i perfettamente corretti.
    Per me un esempio grandioso, di numero, sono le sardine.
    Le loro piazze sono piene di gente di sinistra che si vergognano di esserlo e cercano di dimostrare di essere nuovi ma sono riciclati, tanto che cantano l’ultimo successo di S. Remo che è l’inno dei partigiani, i quali non esistono più e che si vergognano di cantare bandiera rossa.

    Le fiction Rai sono brutte, in parte anche quelle di Mediaset.

    Un nutrito drappello di intellettuali? Ma quali intellettuali???

    Negli anni 70 entrare in un manicomio … era un buttar l’occhio dall’altra parte della vita. Entrare poi all’interno di una sezione e vedere ‘quella varia umanità’ era poi un’avventura e un viaggio insieme … alienante.
    Tolo Tolo… Tolo Tolo. Sembra un ancestrale richiamo… un richiamo di un qualche piumato uccello già estinto da secoli. O un antropico talè talè di siciliana memoria. Invece è un film. E sembra essere anche un film geniale. Ma, soprattutto, è, aldilà e al di qua del risultato che uscirà fuori dalle sale cinematografiche, un psicodramma per quel mondo morto del politicamente corretto. Intanto, uno zefiro d’aria pulita, finalmente in questa scristianizzata Europa, arriva da Londra: con Johnson che vuole tutelare i cristiani perseguitati. E merita tanta ammirazione e sostegno. Invece, un prete, un vescovo, un cardinale, un papa che della Natività ne fa un mero strumento ideologico, e di bassa propaganda politica, banalizzando il momento più significativo di tutta la cristianità, meriterebbe soltanto il disprezzo. Che la Storia di certo non dimenticherà di esternare con lettere di fuoco. Il prima e il dopo sembrano due cose lontanissime tra di loro. Dei fuori tema e nulla più. Tuttavia, a pensarci un tantino su, non sarebbero altro invece che gli ingredienti cucinati dal geniale Luca Medici. Come dire? “Eppur (qualcosa)si muove”.

    Il “politicamente corretto” è un problema di disciplina del linguaggio e del pensiero. E’ un insieme di relazioni sociali che inducono all’esclusione o stigmatizzazione di certe opinioni o forme espressive, perché ritenute – a torto o ragione – irrispettose o offensive nei confronti di questa o quella categoria.
    Esempio: Per quale ragione chiunque suggerisca che l’immigrazione può avere conseguenze indesiderabili – crimine, tensioni sociali, ghettizzazioni (e non integrazione) – è automaticamente tacciato come destrorso (razzista/xenofobo) reazionario? Gli episodi di cronaca che vedono protagonisti gli immigrati, sono seguiti dal coro “non bisogna generalizzare”.
    Ma l’accusa di razzismo è essa stessa generalizzante: osservare che l’immigrazione ha conseguenze negative, infatti, non è una tesi sulla “razza” o su una certa cultura. E così, il politically correct sostituisce un discorso argomentativo con un discorso classificatorio. Se dici X, sei un fascista, un razzista, un xenofobo.
    Negli ultimi anni, questo fenomeno è diventato sempre più pervasivo: attualmente, domina “un’ideologia della globalizzazione”, con il suo portato di migrazioni e multiculturalismo. Nei periodi di stress sociale, il “segnale” che si dà nel parlare, lo schierarsi, prevale sul contenuto semantico. Il linguaggio politicamente corretto serve non già ad affrontare i problemi, ma a segnalare una posizione (“non sono razzista, sovranista, fascista, etc. etc.”). In ciò, il punto di vista del gruppo è, rispetto all’individuo, prioritario: per essere socialmente accettati assume un rilievo speciale ciò che si dice o non si dice, a prescindere del proprio pensiero.
    La sinistra elitaria, ha imposto un clima mediatico in cui il merito dei problemi viene spesso sommerso da una disciplina linguistica che ha la pretesa di demarcare ciò che si può dire da ciò che non si può dire. Una tendenza che nasconde i problemi e inevitabilmente ne ritarda o ne impedisce le soluzioni, limitandosi a perpetuare cliché socialmente accettabili.
    Il politicamente corretto è diventato un «catechismo». Con tanto di dogmi: C’è un progetto, un piano che vuole usare le parole per cambiarci, per appiattire il nostro intelletto. Se ti opponi sei di destra, sovranista e populista, sei fuori, non potrai mai governare. Non esiste più libertà d’espressione, ci troviamo difronte ad una sorte
    di “polizia del pensiero”.

    Hai nostalgia dei tuoi soviet ?

    T, a quanto pare, sei un dispari !

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