PALERMO – Umorali, un po’ primedonne, tendenti a una certa instabilità, alle prese entrambi con un disastro da cui non sarà facile tirarsi fuori. Rosario Crocetta e Maurizio Zamparini, così uguali e così diversi, sono stati i protagonisti mediatici, loro malgrado delle cronache di ieri. Il vulcanico patron del Palermo ha fatto ancora parlare di sé l’Italia pallonara per l’ennesimo, il nono se non abbiamo perso il conto, cambio stagionale sulla panchina del Palermo. Il vulcanico presidente della Regione è stato protagonista della giornata politica per la sua contromossa alla sicula Leopolda, che lo ha visto convocare gli assessori renziani per tastarne la lealtà e la volontà di arrivare a fine legislatura, in un quadretto che poteva anche preludere all’ennesima crisi di governo, magari per sfondare quota cinquanta assessori in una legislatura, e che invece è terminato a tarallucci e vino con un armistizio siglato in serata a Palazzo d’Orleans.
Tra cambi continui, mercato infelice, perenne e capricciosa instabilità, ego poderoso e difetto di progettualità, i due fantasisti di Palazzo d’Orleans e Viale del Fante sembrano vivere storie parallele in queste ore. Ed entrambi, ovviamente, attribuiscono ad altri le responsabilità del disastro auspicando l’uscita dal tunnel. Ma il finale di campionato si avvicina, e con esso i suoi verdetti. Per il Palermo di Zamparini mancano poche giornate, per la giunta di Crocetta un anno e mezzo di legislatura. Le premesse per schivare la retrocessione (del Palermo e – eventualità ben più tragica con tutto il rispetto per i tifosi – della Sicilia) non sono certo le migliori. Le somme, in politica come nel pallone, si tireranno solo alla fine. Ma se il calcio è alla fine pur sempre un gioco, il destino della Regione è certo affare più serio. E l’eventuale capitombolo non prevede il paracadute della Lega calcio.

