Ma è Luca o Saro l’uomo solo al comando? Ma è Orlando o Crocetta a governare Palermo? Forse soffia in in giro un’aura malefica, il virus di una manifesta incapacità. La Sicilia è quella che pare: un pianto, un territorio sottomesso agli estri di un presidente politicamente impresentabile. E la sua capitale, la sua gemma mummificata, in sedicesimi, ritrae il manifesto del perfetto sfascio.
Di Saro si sa che porta un vestito istituzionale superiore almeno di quattro taglie alla sua figura; però da Luca ci saremmo aspettati qualcosa di più, perché mastica politica ad alti livelli, perché non è mai banale come la sua scomoda pietra di paragone, perché – sebbene talvolta ceda alla fotocopia degli slogan – le sue riflessioni ancora acchiappano. Purtroppo, troppe promesse mostrano la corda logora della retorica. E’ dunque naturale che l’imprudente domanda sorga spontanea: quale legame accomuna, nella reciproca inefficienza, l’inquilino di Palazzo d’Orleans e il suo acerrimo critico di Palazzo delle Aquile?
Nessuno crede più nei proclami orlandiani, se non gli aficionados, i convenuti alla greppia amministrativa, i nostalgici di un tempo glorioso che fu e che forse non è mai stato. Minuto e terribile si presenta l’elenco della sfiducia. Nessuno più guarda un vigile urbano con simpatia. Se ci sono, non sono mai dove servono. Quando elevano una multa, non conoscono l’accortezza dell’indulgenza. E poi si scopre che c’è un’inchiesta che coinvolge i tutori della legge per assenteismo: appena un’indagine – nata da una segnalazione della stessa polizia municipale che la conduce – che non esprime una irrevocabile sentenza, che non sfiora gli agenti onesti, impegnati in un lavoro non facile, ma che crea ulteriori pregiudizi. Nessuno più sopporta il tanfo della munnizza. Nessuno riesce a sottrarsi alle spire del traffico. Nessuno, qui, riesce a vivere come se vivesse un contesto normale. Tutti, invece, sono tormentati da sciami di zanzare che – ferocissime – vorticano e pungono tra i rifiuti, sulla palude coperta dal belletto. Quasi una piaga biblica inviata da un dio corrucciato.
Palermo si presenta non governata e non governabile, una carta da sfogliare, senza che arrivi mai un piatto concreto a tavola. Il sindaco illustra il libro delle magnificenze che verranno, agghinda il deserto con sparute piantine, evoca una città redenta che non esiste, perché questa amministrazione, semplicemente, non è in grado di farla funzionare.
Ecco perché viene il dubbio che – per un oscuro maleficio – Luca abbia preso in prestito i panni di Saro e che tutto si risolva nell’enfasi declamatoria più o meno intonata. C’è un virus che si aggira ovunque, un punto morto in cui Orlandismo e Crocettismo combaciano. Si attende, con pazienza, la smentita dei fatti.

