Quanto costa incazzarsi? - Live Sicilia

Quanto costa incazzarsi?

Ancora sulle forchette rotte
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(R.P.) Chi può incazzarsi a Palermo, con il permesso degli altri? Chi può incazzarsi in genere? Il lettore perdonerà. Ma il termine è – diciamo – altamente espressivo. Adirarsi non sarebbe lo stesso. C’è una vulgata secondo cui il vero rivoluzionario palermitano, per riconoscersi tale e ottenere l’approvazione degli altri rivoluzionari al par suo, debba essere “sfardato”, amante della taverna e con una lucida propensione all’alcolismo.  Robespierre nella declinazione intramuraria funziona meglio se si atteggia a proletario, conto in banca di papà che paga la ghigliottina metaforica e rutto libero.  La critica alle forchette rotte (che pur abbiamo sferzato) si è basata sull’obiezione fondamentale: hanno perso credibilità perché si sono incontrati a Villa Filippina. Ora, Villa Filippina è gestita dal gruppo che pubblica Livesicilia. Ma possiamo scriverlo sommessamente e in piena libertà che rappresenta un monumento svegliato dal suo sonno, riaperto e messo a disposizione della città? Perché non va Villa Filippina come luogo di ritrovo politico? Non è forse il piccolo simbolo di un miglioramento? Perché la rivoluzione si conteggia con le stimmate del proletariato urbano, nemmeno tanto credibile, di uno spontaneismo, che credibile non è affatto, e non le è consentito di ritagliarsi uno spazio in un contesto borghese? Chi salverà Palermo, ammesso che sia possibile? Sarà la borghesia ricca e (si spera) illuminata, che investe e progetta, o gli scamiciati della birra un euro a lattina?
E poi, la critica va bene. Ma il morso feroce, livido di rancore e un’altra storia. I rinnovatori si guardano in cagnesco e pensano a combattere la guerra dei poveri, invece di rimboccarsi le maniche. E noi siamo qui. Incazzati. E fregati.


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Commenti

    Ci piacerebbe sapere come ha fatto la società ad avere in gestione villa filippina senza bando o avviso pubblico visto che secondo il regolamento comunale per strutture del genere è necessario. Nell’incertezza è meglio organizzare raduni di questo tipo altrove.

    Mi scusi dott. Puglisi, è possibile sapere se il vostro gruppo ha concesso villa filippina gratuitamente oppure ha percepito un compenso: e in questo caso, quanto?
    Grazie

    la guerra dei cretini.

    La villa, come ampiamente scritto, è stata concessa gratuitamente. Così come gratuitamente è stata concessa per analoghe iniziative (Nadia Spallitta, presentazione di libri, Vladimir Luxuria ospite del gay pride, etc).

    Carissimo, dovrebbe cambiare il nickname in “disinformato”. Villa Filippina è infatti un luogo privato, gestito dalla congregazione dei padri filippini e presa in affitto dalla nostra società con regolare contratto sottoscritto dal notaio per i prossimi 25 anni. Non c’entra niente il Comune, non c’era bisogno di alcun bando pubblico. Probabilmente ci scambia per qualche altro gruppo che gestisce spazi comunali. Saluti

    Premesso che non capisco perchè usare pseudonimi per esprimere le proprie idee, ripeto quanto ho già scritto altrove: ogni anno c’è un gruppo che si raduna su un prato, in mezzo al fango mangiando panini e bibite. Mi dispiace, ma tra gli scalmanati di Pontida ed i giovani accaldati di villa filippina scelgo e sceglierò sempre questi.

    Grazie. Vorrei sapere inolte se è stato casuale l’intervista fatta al deputato regione e consigliere comunale del Pd Davide Faraone (ma non è doppio incarico? Ma glielo avete chiesto?) proprio mentre veniva veicolato il fantomatico movimento delle forchette rotte. Perche’ avete retto il gioco fino all’ultimo facendo finta di non sapere che dietro al movimento, tra gli altri, c’è anche Faraone? Eppure in genere siete molto attenti come con Lombardo e l’inchiesta sulel Universita’; a proposito perche’ di colpo non scrivete piu’ di università?
    Grazie

    Forchette rotte e tavola cunzata (Livesicilia 7 giugno)
    (RP) Ma perché un movimento che si considera nuovo e di rottura, tanto da modularci su un titolo, deve imbarcare soggetti di lungo corso, a prescindere dall’età? Non è un giudizio su nessuno degli indicati dagli stessi autori della protesta: quei politici, che restano comunque espressione, nel loro specifico, con i loro torti e con le loro ragioni, di una municipalità degradata. Solo non capiamo che interesse abbia un pensiero di critica radicale – che si definisce civile e proveniente “dal basso” – alla mescolanza con la cucina dei partiti responsabili, ognuno col suo peso grande o piccolo, dello sfascio di Palermo. O per azione diretta o per incapacità e omissione.
    Che senso ha inviare messaggi polemici di rivolta sociale non violenta e poi accettare che sul carro salgano personaggi pubblici “vecchi”? Dove sarebbe la trovata originale? Forse l’interesse è dei secondi: la sperimentata e consumata abitudine di prendere al volo ogni occasione possibile, per futuribili campagne elettorale. Come si dice? Forchette rotte e tavola “cunzata”.

    forchette rotte tavola apparecchiata gli invitati non hanno dato notizie!

    Finchè non cambiano i cittadini le città non cambiano. A leggere i commenti Palermo non cambierà. Non sono certamente rancore, livore, diffidenza, la premessa per un patto comune di solidarietà. Palermo non la cambierà un “borghese illuminato”, nè un finto “spardato” figlio a sua volta di un borghese illuminato che gioca a fare l’indignato. Palermo la cambieremo insieme: belli e brutti, del centro e delle periferie. Senza arroganza e senza presunzione e ricordandoci sempre che quelli delle periferie, che stanno realisticamente molto ma molto peggio di chi si aggira nelle piazzette del centro alla sera come anche al giorno, sono incommenusrabilmente di numero maggiore, di ragioni reali maggiori per essere stanchi e incazzati e stanno zitti, e non alzano indici, e hanno la pancia vuota. Ecco. Forse sarebbe il caso di scrivergli una mail…a tutti questi compagni nostri di città e destino. Perchè senza di loro potete, possiamo, cantare, parlare, accusare, preparare, sperare..ma invano. Palermo la cambierà chi quella gente affascinerà, chi parla e ha parlato con loro sempre, chi ci vive e non li giudica. Con la solidarietà e l’abbraccio, non con l’interesse dei santi che salvano salvano ma vogliono solo conservare se stessi. Di fronte a ciò: forchette rotte? ininfluenti. come anche tutti gli altri. Numeri, ragazzi, numeri.

    Premetto che a Villa Filippina ci sono andato per vedere e sentire.
    Intanto credo che sia un posto molto bello e trovo meritorio averlo rianimato con iniziative anche di questo tipo. Tutto il resto, le polemiche intendo, sono aria fritta. Le solite polemiche distruttive di cui siamo maestri e che, purtroppo, esauriscono le nostre energie.
    L’unica cosa che avrei cambiato dell’evento è l’orario (troppo caldo alle 16,00 di un sabato estivo).
    Quanto alle forchette rotte: benissimo lamentarsi e indignarsi, daccordo denunciare e attenzione agli squali in cerca di voto che poi si dimenticheranno.
    Fatto questo, forse c’è bisogno di aggregare e di elaborare qualche proposta.
    C’era troppa poca gente e il solo lamento (per carità condivisibile, tutti noi miseri terreni abbiamo pesanti motivi per farlo) verso i soliti bersagli utili per tutte le occasioni, stile annozero, rischia la sterilità.

    Non si cambia nulla von le macchiette, con le trovate stile berlusconiano come queste pietose forchette rotte, con la pubblicità. Si illude, questo si, ma non si promuove alcun cambiamento positivo, anzi spesso si peggiorano le condizioni per via dell’omologazione dei cervelli. Il socialismo ha fallitto, il capitalismo ha fallito, il buonismo è morto. Incazzati, svegliatevi. Fatevi un bagno di egosimo, rendetevi conto di quello che siete diventati e armatevi con la cultura per combattere il degrado morale. L’individualismo spinto è la chiave delle virtu’, la vittoria del bene comune passa dalla necessaria voluttà dell’io. Solo chi ha rispetto di sè, protegge e opera per il bene dell’amato figlio e quindi dell’altro.
    La rivoluzione è dentro ognuno di noi, basta tirarla fuori.

    Io sono stato a Villa Filippina perchè da cittadino che ritiene doveroso tenersi informato, volevo capire di cosa si tratta. Ebbene, ad oggi, non è dato sapere da chi e com’è nato questo movimento, quali sono le finalità che si prefigge di raggiungere e le modalità da adoperare (buste con forchette???). C’è stato un elenco di lamentele degli interventisti di turno, ma la “lista della spesa” delle “cose che non vanno” in città lo conoscevamo già.
    Polemiche e dietrologie inutili come antipasto di un appuntamento vuoto di proposte costruttive, sinceramente deludente.
    Quanto alla possibilità di cambiare questa città, bisognerebbe prima mettere in atto una “rivoluzione culturale” per non condannare alla sterilità le iniziative dei tanti movimenti cittadini, che in questo momento sono molteplici e ridondanti, col solo effetto di creare un posto di lavoro per i promotori che si “impiegano” a tempo pieno nelle varie proteste.

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