PALERMO – Da una parte il rumore dei gesti eclatanti dei picciotti del racket, dall’altra il silenzio dei commercianti. Non ci sono denunce: per paura o perché nessuno si è fatto avanti a chiedere il pizzo dopo le intimidazioni rimaste anonime? Ipotesi, quest’ultima, poco plausibile. I segnali che arrivano dal territorio dicono tutt’altro.
Iniziativa nella notte
Il comitato Addiopizzo prova a scuotere l’ambiente. I militanti sono tornati per le strade di Sferracavallo, Partanna Mondello, Tommaso Natale e lungo il litorale di Isola delle Femmine e Capaci “per rilanciare un messaggio di vicinanza e di sostegno rivolto a chi, tra commercianti e imprenditori, è stato oggetto, nell’ultimo periodo, di intimidazioni e richieste estorsive”. Hanno tappezzato la zona di adesivi antiracket.

Il rumore del pizzo, il silenzio dei commercianti
Nei raid notturni iniziati lo scorso novembre sono state lasciate delle bottiglie di benzina davanti alle attività commerciali. A ciò vanno aggiunte le sventagliate di Kalashnikov, fucili e pistole. Tutti episodi concentrati nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. Procura della Repubblica e carabinieri stanno lavorando per identificare gli autori e ci si interroga su strategie ed equilibri di Cosa Nostra.
Dal comitato antiracket parlano di “recrudescenza che desta particolare preoccupazione e tutto ciò non può lasciare nessuno indifferente. Ancora una volta vogliamo cogliere questa occasione per rivolgerci a cittadini, commercianti e imprenditori di questo territorio affinché ci contattino, anche soltanto per condividere sensazioni, segnali e informazioni di natura intimidatoria ed estorsiva”.

Si respira tensione, ma…
“Siamo consapevoli che, con la tensione che si respira, non sia semplice collaborare – dicono – . Vogliamo però ricordare ciò che accadde poco meno di vent’anni fa, in un momento di particolare recrudescenza criminale, proprio nel mandamento di San Lorenzo, dove decine di commercianti, con il supporto di Addiopizzo, raccontarono le violenze, le intimidazioni e le estorsioni subite e indicarono anche gli autori, in uno dei più significativi percorsi di denuncia collettiva. Se allora tutto questo fu possibile, crediamo che anche oggi esistano le condizioni per fare altrettanto”.

Da qui un appello: “È il momento di unirci e buttare giù il muro della paura, proprio perché riceviamo dal territorio segnali di approcci estorsivi. La presenza dello Stato è fondamentale, ma la collaborazione dei cittadini, dei commercianti e degli imprenditori che, nei mesi scorsi, sono stati oggetto di avvicinamenti e richieste estorsive può essere, oggi più che mai, decisiva. Contattateci con fiducia: assicureremo riservatezza e supporto. Solo così, con una decisa e sentita azione collettiva, riusciremo a scrollarci di dosso fenomeni estorsivi e di violenza“.

