Mimma Tamburello | e quella foto di Falcone - Live Sicilia

Mimma Tamburello | e quella foto di Falcone

Il ricordo.

Il ricordo
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Il tempo passa. Le persone lo seguono. E tu vedi i segni di questo movimento nel viso di che ami. Mimma Tamburello è morta. Era un grande avvocato, nel sacrosanto cordoglio comune, protagonista di mille battaglie e tutte dalla parte giusta. Per chi entrava nel suo studio era una figurina sempre più sottile, sormontata dal vascello di una gigantesca scrivania.

Avevamo una frequentazione di reciproca fiducia, come è capitato a molti cronisti perbene. Una volta, Mimma raccontava di una foto che conservava nel cuore. Un ritratto di Giovanni Falcone a Carnevale, con un costume insolito: forse da fata turchina, se la memoria non inganna. E io sognavo lo scoop di uno scatto che l’avvocato Tamburello, per amabile discrezione, non mi mostrò mai. E sorridevo, pensando al giudice di Capaci, che immaginiamo immancabilmente con una faccia listata in nero, come accade per Paolo Borsellino. E’ un effetto della morte, nota ai sopravvissuti. Mai a coloro che si mettevano in posa davanti all’obiettivo, per lasciare un frammento di quotidiano, rivolto al futuro. Io ridevo, pensando ai baffi. Al volto severo del giudice, di contrappasso al costume. Al sorriso che gli brillava sotto, dietro la corazzata del suo impegno civile. Ridevamo, con Mimma. Anche le risate se le porta il tempo.

Un tempo mafioso si era portato via Giovanni Falcone, che dell’avvocato Tamburello era stato ottimo amico. Quel giorno, il giorno di Capaci e della bestia, Giovanni e Francesca avrebbero mangiato gateau di riso, se solo fossero tornati. Il 23 maggio sarebbe rimasto una data qualunque. Non tornarono. Il gateau si freddò.

Mimma mi ha fatto conoscere Giovanni Falcone, più di centomila documentari o aneddoti. Ha fatto sentire – a me e a tanti – il dolore della perdita di un uomo. Nel viso delle persone che ami, per la perdita di una donna, tenti di consolare il lutto che è polvere, tempo di terra. Però gli sguardi sono ancora qui, dietro la scrivania.


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Commenti

    Lo sguardo degli ultimi mesi e quel sorriso accennato ogni mattina, malgrado tutto. Ti sia lieve la terra, mia carissima Mimma.

    E’ stato un
    “Monumento di Umanita’ , di Civilta’ ,di Preparazione e di Autentico Rispetto del Prossimo e della Costituzione”.
    Ogni donna e uomo delle Istituzioni dovrebbe trarre esempio.
    Un eterno riposo.

    Accanto a lei ho trascorso il periodo più esaltante della mia attività professionale. Eravamo difensori di parte civile nel processo per la Strage di Capaci. Processo che abbiamo seguito con passione ed entusiasmo in tutte le sue fasi: primo grado, appello, cassazione, giudizio di rinvio. Tanti anni, con settimane segnate da continue trasferte, pernottamenti in albergo, udienze interminabili e cariche di tensione. Ero un giovane avvocato e lei mi “coccolava”. Sapeva che ero ghiotto di cioccolattini e caramelle e la sua borsa ne era sempre piena. “Le ho portate per te”, così mi diceva.
    Un forte abbraccio, Mimma.
    Ennio Tinaglia

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