Neanche una donna sindaca nel Catanese: uno zero che fa paura - Live Sicilia

Neanche una donna sindaca nel Catanese: uno zero che fa paura

A quanto pare, quella etnea è l'unica provincia siciliana a non aver esponenti femminili ai vertici comunali.
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CATANIA – Zero. Niente. Nessuno. Anzi, nessuna. Sì perché la questione ha a che vedere con le donne (ma non solo). Il numero dei sindaci al femminile in provincia di Catania è fermo al palo. Zero, appunto. L’unica delle nove province siciliane a essere in zona retrocessione. Non che dalle altre parti la situazione sia un granché migliore, dove i numeri restano al lumicino. Ma il dato catanese fa pur sempre la sua figura (brutta). Non fosse altro che tra Agata ed Etna, la città si è sempre sentita in qualche modo sensibile alla regalità femminile. 

Una Catania che si è spesso auto-rappresenta in avanti, aperta al futuro e tollerante verso tutti. Poi però sono sempre le stesse logiche a farla da padrona. Nella politica, nel lavoro, come nel senso civico (da sempre ai minimi). Ecco la drammatica verità. E dire che fra le sindache etnee ci sono state donne del calibro di Marinella Fiume, tanto caparbia nella battaglia antimafia da veder la propria auto andare letteralmente in fumo. Nella biografia dell’ex prima cittadina di Fiumefreddo c’è anche il profondo contributo, sia letterario che politico, a favore dell’empowerment femminile. Cosa resta di quella lezione? Tanta sofferenza.

Quello zero però pesa. Tant’è che in alcuni casi, gli attori in campo, cioè i sindaci, devono fare una ricognizione tra elenchi e chat prima di capire se da quel dato è possibile schiodare. Non prima di una prossima tornata elettorale, almeno. 

Nel Catanese, a primavera, le piazze al voto saranno parecchie. Ma quasi tutte sotto i ventimila abitanti: il che rende la competizione complessivamente più blindata come effetto del sistema maggioritario. Ma c’è da aspettare tuttavia la consegna delle candidature, perché è lì che si vedrà se gli apparati saranno interessati a imprimere un cambio di passo e scommettere sulla novità.

Si è arrivati allo zero un passo alla volta, senza che nessuno ci perdesse il sonno. Come abbiamo ricordato in altre sedi, la novità del M5s aveva portato una ventata anche sul versante di genere dalle amministrazioni periferiche al Parlamento. Le ultime consultazioni elettorali hanno fatto registrare invece sia un calo del movimento, che l’azzeramento del numero delle elette nei territori.   

Il punto è capire se, al di là dei mantra, interessa davvero che ci sia una maggior presenza femminile nei ruoli chiave. Perché qualche dubbio comincia a sorgere, stando alla situazione attuale. Nella recente corsa per il Quirinale, l’espediente del primo presidente della Repubblica donna, aveva lasciato illudere qualcuno che si potesse portare a casa il risultato. In ultimo sono entrare altre logiche e si è puntato sulla riconferma di Sergio Mattarella.

Nei territori, e lo abbiamo registrato più di una volta, l’assenza di donne è legata a un fattore tanto impalpabile quanto potente: sono spesso le medesime élite a tenere le redini del gioco. Élite locali che evidentemente non hanno intenzione di cedere il comando e rigenerare se stesse.  

Insomma, quello zero indica la conservazione. Esistessero i partiti, e qualora fossero capaci di imporre alle sezioni un indirizzo preciso, forse quel ricambio ci sarebbe (e non solo in direzione delle donne). Fino a quando però le sorti dei Municipi saranno nella disponibilità dei ras dei campanili, è difficile pensare a una palingenesi complessiva della classe dirigente. Il problema, in effetti, è vasto. Serve però una buona dose di lucidità affinché tutto ciò sia percepito, intanto, come tale. Un problema, cioè: non un fastidio. 


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Commenti

    Tranquilli, che per le brutte figure di genere, in campo amministrativo bastano e avanzano certe assessore e consigliere. La parità di malacumpassa è quindi rispettata.

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