Non siamo tutti razzisti | Ma il razzismo c'è - Live Sicilia

Non siamo tutti razzisti | Ma il razzismo c’è

Gli articoli di cronaca con al centro delle vittime di colore sono ormai innumerevoli.

Semaforo russo
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L’Italia è un Paese razzista e fascista? La risposta è certamente no. L’Italia è un Paese in cui stanno aumentando i casi di violenza razzista – verbale e fisica – e di apologia del fascismo? La risposta è certamente sì. Lo scrivemmo addirittura un anno e mezzo fa ricevendo commenti a metà tra l’insulto e la derisione (“La sicurezza non c’entra. Allarmi, c’è il razzismo”). Adesso i fatti ci danno purtroppo ragione.

Poco conforta che la maggioranza degli italiani non sia razzista o fascista se a fare da sponda a sentimenti di intolleranza e di estremismo destrorso è la politica o una certa politica che, al contrario, dovrebbe svolgere una funzione “educativa” alla luce dei principi della nostra Costituzione, indipendentemente dalle appartenenze.

Poco conforta se chi dovrebbe perseguire severamente comportamenti razzisti o apologeticamente nazi-fascisti, mi riferisco alla magistratura, appare contraddittorio nelle sue pronunce o blando nel sanzionare. Recentemente a Imperia un giudice ha assolto un esponente di Forza Nuova per avere fatto il saluto romano all’interno di una manifestazione commemoravativa dei caduti della Repubblica Sociale Italiana (ormai non si contano più i “riti” fascisti e i saluti romani apertamente ostentati). Un errore, un grave errore. Poi, però, vai a consultare le sentenze della Cassazione in proposito e ti accorgi che sul punto non sono univoche. Forse occorrerebbe un intervento del supremo giudice a sezioni riunite e mettere un argine alle pericolose oscillazioni giurisprudenziali su casi uguali o analoghi.

Conforta poco che la maggioranza degli italiani non sia razzista o fascista se, senza voler operare paragoni forzati e insussistenti, lo stesso potente ministro Joseph Goebbels all’inizio della criminale avventura nazista trovò forti resistenze nel popolo tedesco nell’assecondare la martellante propaganda antisemita del regime; sappiamo come andò a finire.

A proposito di antisemitismo in queste ore stiamo assistendo a un’ondata di sana indignazione, e al contempo di solidarietà, per la decisione delle autorità di sicurezza di assegnare una scorta a Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, a causa dei continui messaggi minacciosi sui social perché ebrea. Un’esagerazione? Non mi pare se oggi apprendiamo dal vice presidente della comunità ebraica di Roma, Ruben Della Rocca, che tutti i vertici della comunità sono sotto scorta.

Allora, in tale delirante contesto in cui nel 2019 delle persone sono costrette a vivere nella paura per essere nati ebrei, stona molto la sparata di Matteo Salvini – in seguito ridimensionata a danno compiuto – di mettere sul medesimo piano le minacce rivolte alla Segre e quelle ricevute da lui al pari di tanti politici particolarmente esposti. Stona molto, dopo il verso della scimmia ritmato dagli spalti all’indirizzo di Balotelli, il tentativo di porre a paragone l’imparagonabile, cioè i drammatici problemi di un operaio a rischio licenziamento con un atto di discriminazione razziale.

Da un politico, qualunque distintivo indossi, ci aspettiamo condanne nette di ogni gesto d’odio e non furbizie linguistiche a scopo elettorale che avvelenano una nazione. Non è normale che una mamma durante una festosa partita tra piccoli calciatori insulti un avversario del figliuolo, un minorenne con il difetto di avere la pelle scura, con il terribile epiteto: “negro di m…!”. Non è il primo episodio, con ricadute devstanti sulla formazione dei giovani al pari delle fascinazioni nazistoidi.

Gli articoli di cronaca con al centro delle vittime di colore sono innumerevoli mentre sullo sfondo, manco tanto sullo sfondo, si alimenta costantemente un clima di ostilità nei confronti degli immigrati. Un fenomeno quello delle migrazioni umane che va affrontato, non c’è dubbio, evitando un’accoglienza priva di regole e con politiche europee ed extra-europee globali e condivise nel pieno rispetto dei diritti universali delle donne e degli uomini. Non certo con le false ricostruzioni, anche qui a scopo elettorale, di un’invasione di assatanati delinquenti e portatori di malattie assolutamente inesistente.


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Commenti

    Quello che cita c’è sempre stato in Italia con la differenza che adesso se ne parla in quanto strumentalizzato da una parte politica x attaccare l’avversario.

    La solita solfa del razzismo ad orologeria che scatta quando non si hanno validi argomenti per contrastare la parte avversa sul piano squisitamente politico e fattuale.
    Francamente siamo stanchi!

    Se da un lato esistono alcuni ignoranti xenofobi che generalizzano sul continente africano e lo disprezzano senza nemmeno conoscerne la geografia più elementare, dall’altro c’è una schiera di “antirazzisti wannabe di sinistra” – ovvero coloro che si definiscono puri e negano qualsiasi influenza negativa degli stereotipi sul loro pensiero. Spesso si tratta di persone convinte di essere dalla parte giusta, quella che “non vede colori”, che “è aperta a tutti” e che crede in un mondo “senza confini”; la stessa che poi utilizza termini offensivi senza nemmeno rendersene conto o utilizza il l’antirazzismo per scopi propagandistici.
    L’arroganza di questi antirazzisti wannabe radical chic è talmente esagerata, da non accorgersi di essere ipocriti in maniera isopportabile, e che il loro atteggiamento non solo è vergognosamente ingiusto, ma è anche controproducente per la battaglia che tutti i veri antirazzisti vogliono portare avanti.
    Non si può fare lotta antirazzista se si guarda all’Africa sempre e solo con occhi di pietà, pensando che i migranti sui barconi ne siano l’unica rappresentazione possibile o si pensa all’Africa solo come terra da salvare come fanno molte organizzazioni di volontariato occidentali.
    Con tutto il rispetto per chi fa parte di simili associazioni, un simile intento sembra più portato avanti allo scopo di autocelebrarsi che di aiutare le persone in difficoltà, allo scopo di dipingersi come il white saviour di turno, che va in Africa per farsi un selfie con bambini neri da postare su Facebook, manco fossero souvenir di viaggi esotici.
    Non è presentando il migrante che arriva sul barcone come un “cucciolo da salvare” che si contrastano xenofobia e pregiudizi, anzi! può scaturire l’effetto contrario.
    È arrivato il momento di sostituire la mononarrazione sui cosiddetti “profughi” con una che ne descriva la varietà e soprattutto la verità (cosa si cela dietro l’immigrazione di massa? che scopi ha?) : Il pericolo di un’unica storia, quindi di un’unica versione dei fatti, farà diventar “razzista” chi non lo è.

    Sognare una società pura è utopia.

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